martedì 12 maggio 2009

Fantasilandia

C'era un telefilm, trasmesso negli anni ottanta, che verteva su una strana isola in grado di esaudire qualsiasi desiderio. Ogni singolo episodio un gruppo di turisti si recava in questo sperduto luogo di villeggiatura a bordo di un piccolo aeroplano. Una volta sbarcati venivano accolti dal misterioso e distinto Mr Roarke che sfruttando le misteriose caratteristiche dell'isola era in grado di concedere ai suoi ospiti, per il tempo di un episodio, la possibilità di realizzare ogni loro segreta fantasia: potevano diventare quello che avevano sempre desiderato, vivere in qualunque periodo storico ed in qualsiasi luogo, fosse esso realmente esistente o meno.

I villeggianti trascorrevano un breve periodo cullandosi felici all'interno di un esistenza irreale ritagliata su misura. Terminata la vacanza però, la realtà, implacabile tornava a fare capolino, dissolvendo ogni fantasia costringendo i turisti a tornare al mondo reale, portandosi dietro, se erano stati fortunati, qualche importante lezione di vita.

La situazione dell'economia mondiale sembra ricordare perfettamente un episodio di Fantasilandia.

Obama, Berlusconi, Tremonti, Geithner, tanto per fare qualche nome, sono concordi nell'affermare che il peggio sia passato e la ripresa economica sia dietro l'angolo. Il comitato monetario della banca centrale inglese ha recentemente dichiarato di aspettarsi una ripresa a V dell'economia, cioè una risalita che sia altrettanto rapida di quanto sia stato il tracollo e ieri ci si è messo pure il capo della BCE a spargere ottimismo ai quattro venti:

Ci stiamo avvicinando, per quanto riguarda la crescita, ad un punto di svolta. - ha detto Trichet ,a margine della riunione dei banchieri centrali del G10 presso la sede della banca dei regolamenti internazionali - In ogni caso stiamo osservando una frenata della caduta del Pil, ed in alcuni casi si vede già una ripresa".

Le motivazioni a supporto di questa presa di posizione sono molteplici primo tra tutti il rialzo delle borse, in particolar modo di quella americana che ha registrato un +40% rispetto ai minimi toccati a Marzo. Un altro fattore che sta facendo sperare sia politici che gli economisti è il recente aumento degli ordinativi dell'industria. Uno per tutti in Europa il dato tedesco:

Nel mese di marzo, gli ordinativi dell'industria manifatturiera tedesca sono saliti del 3,3% su base mensile destagionalizzata. Il dato e' sopra il consensus degli economisti (+0,5%). Si tratta anche del primo segno positivo dallo scorso agosto 2008 (+2,6%). Positivi sia gli ordini dal canale domestico (+1,1%) e sia quelli dal canale estero (+5,6%). Lo comunica l'ufficio statistico federale.

L'effetto di questo aumento si starebbe facendo sentire anche in Italia, almeno secondo Scajola. Il ministro attività produttive ha affermato che i dati sull'export italiano indicherebbero un aumento degli ordini dall'estero del 3,5% per il mese di Marzo. Diceva il 27 Aprile Scajola:

I provvedimenti del governo sono stati utili. E' il commento del ministro delle Attività' produttive Claudio Scajola a Torino per l'assemblea dell'Api (Associazione piccole industrie locali). ''Gia' i dati di marzo e poi i dati di aprile - ha detto Scajola - stanno facendo notare in maniera chiara che c'e' un'inversione di tendenza. I dati complessivi sul trimestre sono ancora negativi - ha aggiunto - ma quelli sull'auto in modo particolare a marzo e quelli complessivi sull'export e sul comparto industriale danno un segnale di lieve ripresa che fa pensare che i provvedimenti del governo siano stati utili e che la congiuntura negativa internazionale stia volgendo alla fine. E cosi' ci auguriamo''.
I dati economici rilasciati ieri invece, rivelano una realtà meno rosea:

Anche l'Istat definisce un "calo eccessivamente elevato" quello registrato dalla produzione industriale, che a marzo è arretrata rispetto al mese precedente del 4,6% e nel primo trimestre 2009 ha perso il 9,8% rispetto al trimestre precedente. Robusto anche il calo tendenziale: rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, rileva infatti l'Istat, la produzione è calata del 23,8% (si tratta di un dato corretto, dato che ci sono stati 22 giorni lavorativi contro i 20 di marzo 2008; -18,2% è invece il dato grezzo).

Come già per il dato di febbraio, il dato tendenziale corretto è ancora il più basso mai toccato nelle serie storiche dell'Istat (dal 1990, con il primo dato annuo a gennaio 1991).

E il prossimo mese, secondo le previsioni di Confindustria, non andrà meglio: il Centro Studi per aprile stima una flessione del 23,1%, in linea con il trend di marzo 2008 (-23,8%). Su base mensile, in aprile, Confindustria calcola un rimbalzo della produzione industriale dell'1,5% su marzo. I dati grezzi indicano una variazione ad aprile del 23,2% su base annua.

Sebbene gli ultimi dati sull'economia reale non segnalino nulla di positivo la speranza di aver finalmente oltrepassato la fase di maggiore sofferenza non si è spenta. Una serie di indicatori economici ha mostrato un miglioramento nelle ultime settimane e ha fatto evocare una ripresa che potrebbe partire dagli Stati Uniti, l'epicentro di questa crisi.

Gli ultimi dati del dipartimento del lavoro statunitense hanno rivelato una perdita di posti di lavoro nel mese di Aprile, pari alle 539000 unità, contro un calo di 663000 del mese di Marzo. Un diagramma contenuto nel rapporto dell'ADP di Aprile, che riporta il dato della disoccupazione USA depurato dal settore agricolo (e di altri settori minori come quello delle organizzazioni no profit e dei generici dipendenti governativi) mostra graficamente ed in maniera più chiara questa inversione di tendenza:


Una perdita di 491000 posti di lavoro ad Aprile contro 741000 del mese precedente secondo i dati dell'ADP, o se si preferisce usare quelli complessivi del BLS di 539000 contro 663000, rappresenta un segnale positivo che è stato accolto con un certo ottimismo. Sebbene la disoccupazione abbia continuato ad aumentare arrivando a toccare l'8,9% ad Aprile, contro l'8,5% di Marzo, il tasso di questo peggioramento mostra un evidente rallentamento, le cui cause vengono individuate da molti in un miglioramento generale dell'economia.

Altri dati vanno nella stessa direzione. Ad esempio quello sui nuovi ordinativi di beni durevoli, calati negli USA dello 0,8% a Marzo, una contrazione inferiore alle aspettative del mercato, secondo le statistiche del dipartimento al Commercio. Anche l'indice di fiducia dei consumatori americani corrobora le dichiarazioni ottimiste di politici e banchieri centrali. Secondo il Conference Board degli Stati Uniti, l'indice è salito ad Aprile a 39,2 punti, 12,3 punti in più rispetto ai 26,9 toccati a Marzo. Gli analisti si aspettavano che si assestasse a 29 punti.

E l'elenco di dati che rivelano un miglioramento generale potrebbe continuare ancora a lungo.

Ciò detto, l'euforia che trapela dalle dichiarazioni dall'establishment economico e politico mondiale mi sembra eccessiva oltre che prematura.

Per quel che riguarda il rialzo dei listini, a partire da quelli USA, nulla mi toglie dalla testa che ci troviamo di fronte ad un classico "sucker rally". Un rialzo temporaneo all'interno di un andamento generale al ribasso, rialzo che di solito attira una frotta di investitori, richiamati dalla prospettiva di facili guadagni i quali generalmente finiscono con l'incassare pesanti perdite non appena il rally si esaurisce.

Le voci che parlano di "sucker rally" sono poche, ma risaltano con forza tra il coro di analisti che grida: "comprate il peggio è passato!" (la CNBC USA è il perfetto esempio di questo atteggiamento). Due che considero tra le più autorevoli sono quella di David Rosenberg e di Ambrose Evans-Pritchard.

Anche Tyler Durden, pseudonimo del gruppo di individui che gestisce il blog zerohedge, ha più volte messo in guardia sulla situazione dei mercati. Qualche giorno fa ha descritto, su seekingalpha, un anomalia che riguarda la borsa Newyorkese. Tyler ha riportato due grafici sul volume del NYSE (New York Stock Exchange) e li ha confrontati: il primo riguarda quel periodo del 2003 che vide l'inizio della scorsa ripresa economica, il secondo il recente rally:




La linea nera, che indica gli alti ed i bassi dell'indice, ha nel primo grafico un andamento fortemente fluttuante, segno di una vivace attività di acquisti e di vendite. Nel secondo grafico invece, siamo di fronte ad una linea che dal 9 Marzo in avanti è pressoché piatta.

Una delle spiegazioni più popolari (anche se non certo mainstream) che si tende a fornire per questo strano andamento è molto semplice: il mercato sarebbe "manipolato".

Pochi grandi soggetti starebbero sostenendo in maniera coordinata il mercato facendo salire le borse. L'impulso lo avrebbero dato i risultati positivi (almeno sulla carta) del comparto finanziario e delle grandi banche, sull'onda della modifica delle regole di "mark to market" e grazie ai vari "aggiustamenti" dei bilanci. Il rialzo delle borse avrebbe scatenato un gigantesco "short squeeze" distruggendo tutti quelli che ancora avevano delle posizioni al ribasso, obbligandoli ad acquistare i titoli necessari a coprire le suddette posizioni (è il caso di Mike Morgan ad esempio, che ha gettato la spugna rinunciando ad operare in borsa per conto terzi accusando il mercato di essersi trasformato da irrazionale a "criminale").

Ricostruzione che si sposa bene con alcuni dati che Pritchard fornisce. I titoli su cui erano aperte le più numerose posizioni short (al ribasso) hanno avuto un rialzo del 70%. Quelli ritenuti maggiormente solidi invece sono saliti solo del 21%. Teun Draaisma della Morgan Stanley, definito guru per quel che riguardo il mercato azionario, si dice convinto che il rialzo degli ultimi mesi sia destinato a terminare presto, facendo notare che nessuno degli indicatori che utilizza per individuare i trend futuri sia tornato in territorio positivo.

Un altro segnale che dovrebbe suscitare diffidenza è l'eccessiva euforia degli analisti. Secondo il Barron's Big Money Poll, un sondaggio condotto due volte l'anno in primavera ed autunno, il 59% dei gestori di investimento intervistati sono "bullish" cioè vede un rialzo futuro del mercato, mentre solo il 13% di essi ha una visione pessimista. Draaisma fa notare come il crollo del mercato immobiliare USA abbia storicamente impiegato 42 mesi per completare il proprio declino, mentre attualmente siamo solo a 26 mesi dall'inizio della crisi del settore.

Anche i fondamentali economici rimangono pessimi. Sebbene vi siano timidi segnali di miglioramento i dati non vanno fraintesi. Un aumento degli ordinativi era prevedibile una volta che buona parte degli inventari delle aziende fosse stato smaltito come è effettivamente avvenuto nei primi mesi di quest'anno. Non ci troviamo necessariamente di fronte ad un significativo segnale di ripresa. Anche se la contrazione di un indicatore economico del 20% (ad esempio) è senz'altro meglio rispetto ad una discesa del 30%, sempre di un calo stiamo parlando. Il tasso di disoccupazione è in aumento da 16 mesi consecutivi, il PIL degli Stati Uniti è sceso del 6,1% nel primo quarto contro il 6,3% del quarto precedente, superando di gran lunga le aspettative degli analisti che prevedevano un -4,7%. Senza una reale ripresa del PIL è difficile immaginare un vera e sostenibile ripresa dei mercati o per dirla con le parole di Rosenberg:

Pensiamo sia ironico che vi sia una pluralità di portfolio managers così "bullish" quando la loro previsione collettiva di crescita, pari al 2%, rappresenterebbe la seconda più debole ripresa mai registrata, metà della quale è tipica di un auto-sostenuto bull market e ben al di sotto del tasso di crescita medio storicamente registrato, pari a circa il 3%.

Se come tutto fa presagire, i recenti rialzi di borsa configurano un "sucker rally" i listini nel prossimo futuro subiranno un calo che potrebbe trasformarsi in tracollo dato il contenuto volume degli scambi. Quando un evento del genere possa verificarsi è difficile da dire. Se dovessi buttarmi annusando l'aria (e dico annusando l'aria, perché con tutta la buona volontà in un mercato come quello attuale l'analisi tecnica dei mercati e dei fondamentali può fornire indicazioni fino ad un certo punto) direi a breve, probabilmente verso luglio-agosto, quando la soglia di attenzione della gente tende ad abbassarsi.

Russell Napier, uno storico esperto dei mercati "bear" ed autore del libro "Anatomy of the Bear", dice su ftalphaville che l'attuale fase di stabilizzazione probabilmente durerà per un paio di anni, dato che il pericolo di deflazione sembra essere ormai scongiurato, ma avverte che il fondo non è ancora stato toccato. Esso verrà raggiunto quando i rendimenti sui buoni del tesoro a 10 anni arriveranno a toccare il 6% valore a cui storicamente tende a collassare il mercato azionario.

Non sono d'accordo con l'analisi delle tempistiche di Napier, ma su una cosa ha perfettamente ragione. Il rendimento dei buoni del tesoro USA e la dinamica degli acquisti diretti eseguiti dalla FED, contrapposti a quelli effettuati dai compratori storici come la Cina, è un fattore da seguire con attenzione. Un 6% di rendimento sarebbe come gridare a pieni polmoni "dislocazione". La banca centrale cinese nel suo ultimo rapporto trimestrale si è lamentata per il rischio di inflazione globale che le coordinate operazioni di "quantitative easing" da parte delle maggiori banche centrali potrebbero scatenare. La preoccupazione dei cinesi è di vedere una progressiva erosione del valore delle proprie riserve. Un vecchio tormentone ormai. Il premier cinese si era già pubblicamente lamentato in Marzo a questo riguardo.

Sono pochi a ritenere che i cinesi possano cominciare a vendere assets denominati in dollari. Quello che preoccupa realmente è il tenore dei futuri acquisti di buoni del tesoro. Ogni mese la Cina accumula 40 miliardi di dollari che in qualche maniera deve essere investita. La strategia del paese asiatico sembra essersi modificata negli ultimi mesi. La Cina si è lanciata con veemenza nell'acquisto dei diritti di accesso ad alcune materie prime: petrolio, metalli, acqua.

Inoltre sul fronte interno, la Cina sta cercando di sostenere in ogni modo la propria crescita economica.

Negli ultimi tempi il comparto manifatturiero cinese si è leggermente ripreso. Gli ultimi dati sul PIL evidenziano un aumento del 6,1% per il primo trimestre dell'anno se paragonato allo stesso trimestre dell'anno precedente. Un dato che sarebbe di per se preoccupate per una nazione che ha sempre dichiarato di necessitare di un 8% almeno di crescita - per assorbire l'offerta di manodopera proveniente dalle campagne e il flusso di neo laureati - seppure non drammatico. Purtroppo la maggior parte degli economisti arriva ad ammettere che circa il 4% di quel dato sia dovuto agli interventi di stimolo economico operati dal governo e che un altro 2-3% sia pressoché inesistente, un esagerazione nata dal desiderio dei burocrati statali di soddisfare le aspettative del governo centrale.

In sostanza, senza considerare gli interventi statali, la crescita cinese sarebbe praticamente azzerata. Interventi che in gran parte si sono materializzati sotto forma di credito alle imprese e di dictat emanati dal governo per impedire alle aziende di licenziare la manodopera in eccesso. Inizialmente la cifra che lo stato cinese promise di estendere alle aziende mediante il sistema bancario (sotto forma di credito) doveva essere per l'anno in corso di 732 miliardi di dollari. Solo nei primi tre mesi di quest'anno le 3 principali banche cinesi hanno concesso prestiti per un ammontare di 670 miliardi di dollari, gran parte dei quali sono stati elargiti a grosse aziende statali, nell'ambito dell'annunciato intervento di stimolo economico di 586 miliardi di dollari.

Resterebbero quindi, meno di 100 miliardi di dollari ancora da concedere. Fatto che ha generato profonda inquietudine tra gli analisti. La recente tenuta dell'economia cinese è in gran parte da attribuire a questa inondazione di credito. Se essa dovesse arrestarsi le conseguenze potrebbero essere profondamente antipatiche. Lo stato cinese è dovuto correre ai ripari ed ha recentemente annunciato l'intenzione di espandere ulteriormente la disponibilità di credito per l'anno in corso. Si dice che il nuovo obiettivo oscilli tra 1,1 e 1,3 trilioni di dollari.

La Cina quindi, come gran parte del pianeta, continua a seguire la politica del prender tempo, sostenendo la domanda aggregata sul fronte interno grazie ad interventi statali ed estendendo credito ad aziende e privati tramite le sue banche, nella speranza che quanto prima l'economia mondiale riparta salvando tutti quanti.

Se ciò non dovesse verificarsi il rischio per le banche cinesi schizzerebbe alle stelle. I prestiti fatti ad aziende non profittevoli, incapaci di licenziare e razionalizzare le proprie operazioni sono prestiti a rischio. Nel caso una significativa quantità di essi non venisse restituita le perdite andrebbero a gravare sulle spalle di uno stato che si ritroverebbe ad aver già impiegato buona parte delle sue risorse. Quante ne avanzerebbero per sostenere gli USA tramite l'acquisto di nuovi buoni del tesoro, resterebbe da vedere.

Gli ultimi dati disponibili sulle vendite di buoni USA, hanno rivelato una significativa perdita di appetito da parte del paese orientale.

Questo fatto sta facendo aumentare la pressione su Bernanke e sulla banca centrale USA costringendo quest'ultima ad aumentare i propri acquisti di buoni del tesoro nel tentativo di contenerne i rendimenti. Nonostante le operazioni di "quantitative easing" portate avanti dalla FED, i rendimenti dei buoni a 10 anni sono saliti di 55 punti dal 15 Aprile (il massimo negli ultimi 6 mesi) sfondando la resistenza al 3%.

Per finire, continuano ad incombere sull'economia i problemi legati al comparto bancario.

Lo stress test a cui sono stati sottoposti i 19 maggiori istituti americani sotto indicazioni del tesoro USA, si è rivelato l'ennesima farsa. Molte delle condizioni economiche considerate nel caso dello scenario più sfavorevole, sono già state superate dalla realtà. Inoltre quando mai si è sentito dire che il risultato di un test decisivo come questo, sia stato oggetto di "contrattazione" con i soggetti sottoposti al test stesso?

D'altro canto, la situazione delle banche Europee, secondo l'FMI sarebbe perfino peggiore rispetto a quella delle loro colleghe americane. Il Fondo stima che le banche dell'area Euro dovranno registrare da qui alla fine del 2010, 750 miliardi di dollari di perdite sugli assets tossici in loro possesso, contro i 550 miliardi di perdite stimati per le banche statunitensi.

Guardandomi intorno insomma, non mi pare che alcun governo abbia, fino ad ora, adottato qualche efficace soluzione che vada realmente ad incidere su quei problemi che sono alla base della crisi economica attuale. Pritchard afferma con gioia, che il taglio globale del tasso di interesse a zero e l'adozione del quantitative easing da parte delle principali banche centrali del pianeta (ha da poco iniziato anche la BCE) ci salverà dal disastro.

Spero che abbia ragione.

La mia impressione purtroppo, è che una serie di politici, economisti e banchieri stia compiendo in maniera coordinata un enorme sforzo volto a dipingere uno scenario da favola, per convincerci dell'effettiva esistenza di un mondo che è un semplice parto della loro fantasia, un luogo in cui la ripresa economica ci aspetta amichevolmente dietro l'angolo con le braccia spalancate. Un illusione che potrà durare poco, lo spazio di una vacanza, prima che Tatoo venga gentilmente a riportarci alla realtà.

mercoledì 6 maggio 2009

Due Parole

La prima cosa da dire in assoluto è che sono ancora vivo e vegeto.

Molti si saranno chiesti che fine abbia fatto. Se provassi a scrivere un resoconto preciso degli avvenimenti ne risulterebbe un racconto inutilmente lungo e oltremodo noioso.

Sprecandoci sopra giusto due parole: dopo le vacanze pasquali mi è capitato di dover lasciare l'Italia in maniera improvvisa per una serie di impegni (impegni che ho francamente sottovalutato). Ho trascorso un paio di settimane frenetiche all'estero e al mio rientro ho anche pensato bene di ammalarmi. Niente di grave per fortuna (non sono stato in Messico), ma abbastanza da risucchiare annullandolo qualunque desiderio di aggiornare il blog.

Il risultato è stato di non aver pubblicato nessun post nell'ultimo mese.

Nel frattempo sembra essere successo un po' di tutto. Lasciando da parte gli avvenimenti nostrani, da quelli tragici come il terremoto in Abruzzo a quelli patetici come le vicende "sentimentali" del nostro primo ministro, nel mondo economico sembra essere tornata la calma. Almeno a sentire signori come Geithner e Tremonti i quali affermano con sicurezza che il peggio della crisi economica sia ormai alle nostre spalle.

Alcuni dati mostrano effettivamente un rallentamento nella velocità a cui l'economia precipita. Fatto che sorprende pochi. Resta da vedere per quanto ancora i dati continueranno ad indicare un peggioramento, seppure più contenuto, e quanto ci vorrà prima che si verifichi una reale risalita.

Non vedo nessuno di questi due eventi dietro l'angolo (ne riparlerò in futuro).

Sono usciti nelle ultime settimane anche i risultati del primo quarto per il settore bancario: tutti invariabilmente superiori alle attese (una vera e propria farsa). Il mercato però, non sembra ancora essere appagato e si dibatte ansiosamente nella speranza che i risultati degli stress test - che dovrebbero esser rilasciati domani - rivelino una volta per tutte le esatte condizioni dell'intero comparto bancario USA (è già trapelato che tra le 19 banche esaminate solo la JP Morgan sembra non necessitare di capitali aggiuntivi).

La situazione degli istituti di credito rimane uno dei noti centrali da sciogliere prima che si possa sperare seriamente di uscire da questa crisi. Vedremo che sorprese ci riserveranno questi famosi test, di certo la strategia di Geithner sembra essere sempre la stessa. Prendere tempo e sperare che l'economia, a partire dai conti delle banche, riesca a "crescere" fuori da questa crisi.

Chiudo qua questa breve comunicazione.

Da oggi e con la classica cadenza casuale (dovuta ad impegni, tempo a disposizione, condizioni di salute ecc) dovrei ricominciare ad aggiornare il blog.

lunedì 6 aprile 2009

G20: Un bilancio

Il G20 è stato presentato dalla stampa di mezzo mondo come un grande successo diplomatico ed economico in grado riportare il pianeta sulla via della crescita e dello sviluppo.

I 29 punti del comunicato conclusivo se letti nella loro interezza mostrano invece una realtà ben diversa.

Di tutte le decisioni prese al G20 le più significative riguardano i fondi internazionali stanziati per combattere la crisi economica. Per capire esattamente di quanti fondi si tratti e di chi li dovrebbe sborsare, riporto sotto uno schema molto chiaro pubblicato dal Financial TImes:



Una delle prime cosa che balza agli occhi riguarda il favoleggiato stimolo fiscale congiunto che dovrebbe raggiungere i 5 trilioni di dollari entro la fine del 2010: esso è solo un ologramma. Nei suddetti 5 trilioni sono stati conteggiati tutti gli interventi fatti dai vari paesi nel corso degli ultimi due anni oltri a dei supposti, ma non meglio specificati, interventi futuri.

Per arrivare a determinare la cifra di 5 trilioni sono state prese le proiezioni dell'FMI sull'aumento del deficit fiscale nei paesi del G20 - considerando un periodo che va dal 2007 al 2010 - e li si è divisi per il PIL previsto nel 2010. Come risultato di questa operazione sono saltati fuori i famosi 5 trilioni.

In quest'ottica, le dichiarazioni entusiaste su un coordinato stimolo globale, definito nel comunicato conclusivo del G20, come il più imponente della storia, sono fortemente ambigue. Sembrano pensate appositamente per dare ad intendere che vi sia stato, durante il meeting di Londra, un impegno solenne ad aprire il portafoglio per stimolare fiscalmente l'economia planetaria. In realtà si è trattato semplicemente di alcuni generici auspici. Tutto per la gioia di paesi come Francia e Germania che di ulteriori interventi, al momento, non sembra proprio vogliano sentir parlare.

Il denaro concretamente messo a disposizione per stimoli fiscali dal G20 è pari a zero.

Un altro capitolo fondamentale riguarda l'aumento dei fondi messi a disposizione dell'FMI. Ad esso sono stati promessi 1,1 trilioni di dollari complessivi. Una cifra che appare di certo consistente.

Va detto innanzitutto che ho sempre ritenuto inevitabile un aumento dei suddetti fondi. Osservando il diagramma riportato sotto si capisce immediatamente perché.


L'organismo preposto all'erogazione di prestiti alle nazioni in difficoltà è sempre stato, dal termine della seconda guerra mondiale in avanti, l'FMI. I paesi emergenti si trovano ad attraversare un periodo di stenti a causa della stretta creditizia globale e del ridotto accesso al finanziamento privato - conseguenza di una fuga di massa dei capitali. Il 74% dei prestiti ricevuti dalle nazioni emergenti, stimati complessivamente in 4,9 trilioni di dollari, è stata erogata dalle banche della vecchia Europa. Come si vede nello schema riportato sopra, esse sono particolarmente esposte nei confronti dei paesi dell'est.

Quei paesi vanno salvati in qualche maniera. Non tanto per una qualche forma di generosità, ma principalmente per impedire che il sistema bancario dei grandi paesi dell'Europa dell'ovest collassi su se stesso.

A questo scopo sono stati aumentati i soldi a disposizione del Fondo monetario internazionale.

250 miliardi di dollari erano già stati messi a disposizione: 100 dal Giappone e altri 100 dall'Unione Europea (i restanti 50 non ho ancora capito da dove dovrebbero arrivare anche se Brown ha citato la Cina tra i fornitori di denaro). Il G20 ha inoltre promesso di fornire ulteriori 250 miliardi sotto forma di NAB (New Arrangements to Borrow). I NAB sono un tipo di finanziamento straordinario a cui l'FMI è in grado di ricorrere chiedendo fondi, sotto forma di prestito, a 26 dei paesi membri. Vennero introdotti come forma di finanziamento nel 1998 dopo che la crisi messicana del 1994 e quella asiatica del 1997 ne evidenziarono la necessità.

Dei 500 miliardi presenti nel comunicato del G20 insomma, 250 erano già stati concessi mentre gli altri sono sostanzialmente solo una promessa (al momento).

Altri 100 miliardi sono stati garantiti all'FMI, attraverso il sistema delle Multilateral Development Banks la cui missione principale è quella di fornire prestiti a lungo termine e basso interesse ai paesi del terzo mondo.

In questo caso di tratta di qualcosa di più concreto rispetto ad una semplice promessa futura.

Lo stesso si può dire del capitolo più interessante tra tutti i finanziamenti promessi dal G20: l'emissione di 250 miliardi di dollari sotto forma di SDRs. Gli SDRs sono pezzi di carta che l'FMI è in grado di stampare dietro concessione dei paesi membri. Si tratta di un specie di valuta sovranazionale che garantisce la possibilità a chi la riceve di poterla convertire in una delle valute del paniere di riferimento - yen, dollari, euro e sterline. 250 miliardi di dollari in SDRs possono teoricamente, essere convertiti con 250 miliardi di dollari o l'equivalente in euro, yen, sterline. Soldi stampati ma che in definitiva, equivalgono a denaro vero. Una forma di quantitative easing su scala globale.

Anche in questo caso si tratta di prestiti che il fondo può concedere ad una nazione richiedente.

Gli ultimi 250 miliardi sono stati promessi dal G20 per il finanziamento degli scambi commerciali. La cifra dovrebbe essere erogata attraverso agenzie di credito all'export, agenzie di investimento e attraverso la Banca Mondiale. Il crollo del finanziamento degli scambi commerciali, scatenatosi nell'ultimo anno si è riflesso pesantemente sul livello generale di attività economica. Come mostra l'indice del baltico riportato sotto - un indicatore del livello degli scambi via mare - vi è stato un tracollo degli scambi dall'estate del 2008 in avanti.





Il crollo è in parte dovuto al prosciugarsi del credito concesso dagli istituti alle società di trasporto marittimo e quelle che si occupano di import/export. Senza credito le merci non vengono spedite, dato che chi vende ha normalmente bisogno di una garanzia di pagamento fornita dal sistema bancario sotto forma di una "lettera di credito". Molti carichi hanno quindi finito col rimanere nei porti ad invecchiare.

L'indice del baltico è leggermente risalito all'inizio di quest'anno, ma ultimamente ha ricominciato la sua discesa. Mantenere una linea di credito disponibile per finanziare gli scambi è fondamentale per sostenere la produzione. Per questa ragione i 250 miliardi promessi dal G20 sono stati accolti con profondo entusiasmo. Molti sono arrivati ad affermare che senza di essi il meeting si sarebbe risolto in un nulla di fatto.

Al momento però, il denaro effettivamente messo a disposizione dai 20 grandi per il "trade financing" ammonta ad una cifra compresa tra i 3 ed i 4 miliardi di dollari. Dei 250 miliardi promessi come rivela il Financial Times, solo 25 verrebbero da fondi nuovi. La somma rimanente giungerebbe da un semplice ri-allocamento di fondi già presenti nei budget governativi. Inoltre si tratta di denaro che sarà (?) erogato nel corso dei prossimi due anni, quindi senza che vi sia un reale impatto sull'anno in corso.

Per riassumere: del favoleggiato 1,1 trilione di dollari fornito all'FMI, ben poco denaro è stato realmente erogato. Per la maggior parte si è trattato di spostamenti di fondi da una parte all'altra, di promesse o di semplice stampar di moneta.

Intendiamoci. Sono convinto che parte delle promesse fatte verrà concretamente mantenuta, non foss'altro per salvare le banche Europee invischiate nelle economie emergenti. Allo stato attuale però, va preso atto che ci si trova di fronte ad una grande mole di annunci con poca sostanza alla base.

Fondi a parte il resto è stato un cumulo di nulla.

Vi è stato l'impegno a non adottare misure protezioniste e a non svalutare le valute in maniera competitiva. Come tutto ciò si possa sposare con il taglio del tasso di interesse a zero da parte di mezzo mondo e con il quantitative easing globale, due pratiche che hanno fatto crollare ad esempio il valore della sterlina, non è chiaro. Viene anche richiesto, ai paesi che hanno sottoscritto il comunicato conclusivo del G20, di rivolgersi al WTO nel caso qualche nazione adottasse ugualmente misure protezioniste. Esattamente quello che accade tutt'oggi.

Si è trattato insomma, del classico impegno a parole che nulla ha aggiunto e nulla ha tolto.

I paesi del G20 hanno anche deciso di implementare l'FSB (Financial Stability Board) un organismo che dovrebbe sostituire l'FSF (Financial Stability Forum) presieduto da Mario Draghi. All'FSB verrebbero concessi ampli poteri mettendolo in condizione di intraprendere azioni sanzionatorie nei confronti dei paesi che "non collaborano" e dei paradisi fiscali, di regolamentare le forme di compensazione per i vertici delle grandi corporation (con particolare riferimento alle banche), di supervisionare i livelli di capitalizzazione degli istituti di credito impedendo il prodursi di eccessivi livelli di leverage, di regolare le società che rappresentano un rischio sistemico - hedge funds in primis - e l'operato delle agenzie di rating.

Nel tempo libero dovrebbe fare anche un altra cosa:

spingere chi determina le regole standard per i bilanci a lavorare assieme ai regolatori e ai supervisori per un miglioramento degli standard di valutazione in modo da arrivare a stabilire un insieme di regole globali di bilancio che siano di alta qualità

E tanto per dimostrare la determinazione a rispettare gli impegni del G20, non appena il mark to market è stato (di fatto) sospeso negli USA, i ministri delle finanze UE, a partire da Tremonti (ma non solo), hanno cominciato a esercitare pressioni sullo IASB (International Accounting Standards Board) perché anche vecchio continente, seguendo l'esempio statunitense, arrivi a consentire alle proprie società di essere "creative" durante la compilazione dei bilanci.

L'argomentazione principale avanzata a supporto di un cambiamento delle regole è stata: "se lo fanno gli USA e noi no, poi le nostre aziende si trovano in svantaggio".

Non fa una piega.

Con questo ragionamento ci siamo giocati l'intera economia del pianeta, inseguendo le trovate malate di un gruppo di apprendisti stregoni che nessuno ha bloccato mentre trasformavano le nostre economie in un gigantesco schema di ponzi. Finché essi facevano soldi, tutto bene. Il resto del mondo si è uniformato al modello imposto postulando - tra le altre cose - che in caso contrario si sarebbe trovato in una condizione di svantaggio competitivo.

A questo punto perché non arriviamo a pagare i lavoratori europei 100 dollari al mese come quelli cinesi e la facciamo finita una volta per tutte?

Quello delle regole di bilancio è solo un esempio del nulla che ruota intorno alla creazione del famigerato FSB.

Al vertice di Londra è stato concesso un contentino a Francia e Germania. Il G20 si è impegnato a combattere i paradisi fiscali, terreno di scontro tra i due paesi Europei e la Cina. Quest'ultima era inizialmente preoccupata dalla possibilità che Macao ed Hong kong rientrassero nella lista nera dei paradisi fiscali. Alla fine la Cina si è arresa, arrivando a promettere che le due regioni regioni si conformeranno alle regole internazionali entro un anno ed assicurando così, la cancellazione di entrambe dalla lista nera pubblicata dall'OCSE a fine meeting.

Anche ad altri 35 paradisi fiscali è stato dato un anno di tempo per adeguarsi alle regole internazionali. Se non dovessero provvedere a riguardo "i membri dell' Ocse decideranno sanzioni, che non sono state ancora studiate, ma che dovrebbero prevedere la sospensione di tutti gli aiuti economici".

Mi auguro che le sanzioni non si limiteranno alla sospensione degli aiuti economici. Si tratterebbe di una grande farsa. I paradisi fiscali generalmente non hanno, per ovvie ragioni, grande necessità di aiuti.

La lotta ai paradisi fiscali, la supervisione delle agenzie di rating e degli hedge funds, il controllo sugli stipendi dei manager. Si tratta di una moltitudine di annunci che sembra rivolta ad una popolazione livida nei confronti di banchieri e finanzieri. Una popolazione che pretende un cambiamento reale e questo cambiamento e stato consegnato sotto forme di tante parole generiche vergate su un pezzo di carta.

Tutto è stato demandato all'inesistente FSB.

Se mai l'FSB verrà fatto e se avrà davvero questi incredibili poteri se ne riparlerà.

Per il momento, a questo riguardo, ci sono state consegnate solo tante "parole parole parole".