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martedì 24 marzo 2009

Fuoco di sbarramento

E' dal giorno in cui il nuovo presidente degli Stati Uniti si insediò alla casa bianca che il mondo attendeva una risposta al problema degli assets tossici presenti ancora oggi nei bilanci delle banche. La speranza che il ministro del tesoro scelto da Obama, Timoty Geithner, avrebbe in breve tempo presentato un audace e risolutivo piano, si spense presto. Geithner si dimostrò impacciato ed impreparato, stretto tra il desiderio di aiutare i suoi amici banchieri ad uscire dalla loro impasse a testa alta - e soprattutto con le tasche piene - e la necessità di risolvere la situazione convincendo il contribuente che ben poco del denaro statale sarebbe stato impiegato.

Per settimane sono girate molte voci su come Geithner intendesse comportarsi per raggiungere questi obiettivi, ma pochi dettagli precisi son trapelati a riguardo. Poi, ieri mattina la svolta. Finalmente, Il governo degli Stati Uniti ha gettato un po' di luce e lo ha fatto rilasciando un documento ufficiale. In esso viene illustrato, in maniera abbastanza dettagliata, il funzionamento del piano anticipato in passato da Geithner, anche se solo a parole .

I listini hanno reagito all'avvenimento facendosi prendere da una sfrenata euforia e salendo alle stelle. Il progetto avanzato dal ministro del tesoro USA, sembrerebbe quindi avere incassato l'approvazione dei mercati.

Gli obiettivi che il piano si prefigge sono due: ripulire i bilanci delle banche dalle Legacy Loans e dalle Legacy Securities. Se vi steste chiedendo che si intende con quei due termini, beh, immaginatevi una granda pila di spazzatura maleodorante.

Il termine Legacy Loans nasce lo scorso Luglio per opera del CFO della JP.Morgan Mike Cavanagh, come modo per distanziare le banche, nell'immaginario collettivo, dai prestiti andati a male concessi nel corso degli anni precedenti. Si tratta semplicemente di un termine il cui suono è stato ritenuto più rassicurante rispetto ad "assets pericolanti". Lo stesso discorso vale per Legacy Securities, anche se in questo caso di intendono tutti quegli assets che venivano poi rivenduti sul mercato secondario, tradotto: derivati costruiti sui mutui e simili.

Nel caso delle Legacy Loans, il piano prevede che venga svolta un asta tra privati per determinare il prezzo a cui esse verranno vendute di volta in volta, da questa o quella banca. La maggior parte della cifra in questione verrà sborsata dallo stato sotto forma di garanzia fornita dall'FDIC. Una quantità di denaro pari a quella impegnata dal privato, verrà poi scucita direttamente dal tesoro.

Per capire meglio, vediamo cosa dice l'esempio illustrativo contenuto nel documento del governo:

Passo 1: Se la banca ha un pool di mutui residenziali con un valore facciale di 100 dollari e vuole disinvestire, essa si farà avanti a questo scopo con l'FDIC

Passo 2: L'FDIC determinerà, in base al processo riportato sopra (si riferisce al documento originale ndr), la disponibilità a fornire al pool in questione un leverage di 6 a 1 in base al rapporto debito-investimento

Passo 3: Il pool sarà poi messo all'asta dall'FDIC, con diversi soggetti del settore privato che presenteranno una loro offerta. L'offerta più alta del settore privato – in questo caso 84 dollari – vincerà e andrà a formare un Fondo Pubblico-Privato di Investimento che acquisterà il pool di mutui in questione.

Passo 4: Sugli 84 dollari del prezzo di acquisto, l'FDIC fornirà la garanzia a 72 dollari di finanziamento, lasciando scoperti 12 dollari di investimento iniziale.

Passo 5: Il tesoro fornirà poi il 50% di questo investimento iniziale in affiancamento all'investitore privato. Nell'esempio fatto, il tesoro investirà circa 6 dollari, mentre il privato contribuirà con altri 6 dollari.

Passo 6: L'investitore privato gestirà poi il pool di assets ed il momento della sua disposizione - usando degli asset managers approvati e sottoposti alla supervisione dell'FDIC.

La prima cosa che si può notare è che l'investitore privato su 84 dollari di investimento, ne sborsa materialmente solo 6. Altri 6 vengono messi direttamente dal tesoro. I rimanenti 72 vengono raggranellati sul mercato vendendo a questo scopo obbligazioni. Il valore di queste obbligazioni viene garantito dall'FDIC, dato che nessun privato si sognerebbe mai, senza avere una garanzia alle spalle, di prestare denaro perché esso venga poi utilizzato per l'acquisto di spazzatura. L'FDIC è un ente che dipende dal governo stesso. Il suo scopo primario dovrebbe essere quello di liquidare le banche fallite, proteggendo nel contempo i depositi dei correntisti. In questo caso invece, viene utilizzato come garante del valore delle obbligazioni emesse nell'ambito del PPIF. In soldoni, anche delle eventuali perdite sui 72 dollari di leverage (altrimenti detto debito) risponderà il tesoro USA.

Il contribuente americano quindi, si troverà chiamato in causa per il 92%-96% della cifra complessiva mentre il privato risponderà del restante 8%-6%. Una volta acquistati, gli 84 dollari di assets tossici, pardon Legacy Loans, verranno gestiti fino alla liquidazione finale da managers approvati dall'FDIC stesso.

Tutta l'operazione ideata da Geithner, si riduce all'introduzione di un intermediario, utilizzato per dare l'illusione che vi sia dietro a questo plateale giochetto, non lo stato, bensì un gruppo di privati. Questo intermediario si intascherà un bel gruzzoletto per l'opera di recupero capitale e per la gestione degli assets, mentre ogni possibile perdita - che non ecceda il 92%-96% della cifra totale - ricadrà sulle spalle del governo USA.

Chi, non vorrebbe partecipare ad un progetto simile?

Progetto che Krugman ha riassunto con la frase: "testa io vinco, croce tu perdi".

La parte del piano che riguarda le Legacy Securities è differente, ma anche in questo caso gran parte del denaro viene fornito dal governo. Vediamo l'esempio fatto nel documento ufficiale a riguardo:

Passo 1: Il tesoro lancerà il processo di sottoscrizione per i managers interessati al Legacy Securities Program.

Passo 2: Un fund manager potrà sottoporre una sua proposta e così si pre-qualificherà per il recupero di capitali privati, volti alla partecipazione in un programma di investimento congiunto con il tesoro.

Passo 3: Il governo acconsente a fornire un dollaro di capitale per ogni dollaro di capitale privato che il fund manager sarà in grado di recuperare e di fornire un certo livello di leverage per finanziare il proposto Public-Private Investment Fund.

Passo 4: Il fund manager fa poi partire il processo di vendita per il fondo di investimento ed è in grado di recuperare per esso 100 dollari di capitale privato. Il tesoro fornisce altri 100 dollari come investimento che si va ad affiancare al capitale privato e fornirà un prestito di 100 dollari al Public-Private Investment Fund. Il tesoro potrà anche considerare richieste dal parte del fund manager per un addizionale prestito che potrà arrivare ad un massimo di 100 dollari.

Passo 5: Come risultato, il fund manager ha 300 dollari (o in alcuni casi 400 dollari) di capitale totale a disposizione e può cominciare il programma di acquisto delle securities in oggetto.

Passo 6: Il fund manager ha piena discrezionalità sulle decisioni dell'investimento, sebbene segua in linea di massima una strategia di lungo termine: "compra e tieni". Il Public-Private Investment Fund, se il fund manager decide in questo senso, potrà anche avere accesso alla versione espansa del TALF quella che riguarda le legacy securities, quando essa sarà lanciata.

Anche nel caso delle Legacy Securities il grosso del denaro viene messo dal governo sebbene siano numerosi i dettagli che non si conoscono ancora, specialmente sulle condizioni che riguardano ai prestiti erogati nell'ambito del programma. Quel che risulta chiaro è che a fronte di un investimento iniziale pari a 100 dollari, si potranno ottenere fino a 300 dollari di finanziamento statale a fondo perduto (si tratta di non recourse loans). Inoltre un buon numero di queste securities rischia di venire successivamente scaricata sul bilancio statale tramite il TALF.

L'intero piano elaborato da Geithner non è altro che un gigantesco stupro operato da un gruppo di banchieri e speculatori nei confronti dell'intera popolazione statunitense. Tutto con il bene placido e sotto la supervisione del governo.

Rivoltante è dir poco.

La ragione per la quale il governo non acquista direttamente tutti i titoli tossici dalle banche facendola finita una volta per tutte, è l'impossibilità in un simile scenario di diluire nel tempo la spesa, come invece ritiene di poter fare applicando il piano di Geithner. Inoltre le pressioni di una popolazione sempre più esasperata nei confronti del settore bancario, impedirebbe l'adozione di una simile strategia ed il contemporaneo salvataggio dei banchieri amici di Geithner.

Penso che neppure il ministro del tesoro USA - per quanto vada in giro ad assicurare che un simile miracolo si verificherà - ritenga veramente che suo il piano possa far nascere un mercato per la spazzatura. I soggetti che avranno accesso ai finanziamenti statali finiranno col rimpallarsi tra loro gli assets tossici fino a quando i fondi governativi dureranno, intascandosi nel frattempo, una parcella per ogni passaggio. Chi investirà in questi fondi di suo non rischierà nulla: ogni eventuale guadagno finirà nelle sue tasche ed ogni eventuale perdita verrà segnata sul bilancio statale.

Un altro dubbio che sorge, leggendo il documento rilasciato dal governo, è se esista un eventuale meccanismo che impedisca ad una banca di istituire una struttura ad hoc per partecipare al programma del tesoro.

In sostanza, la banca A potrebbe creare il fondo pincopallo, farlo partecipare ad un asta per un pool di assets marci della stessa banca A, vincere l'asta offrendo una cifra stratosferica, sborsare solo il 5%-6% della cifra in questione liberando così i bilanci della banca ed accollando allo stesso tempo, ogni perdita allo stato.

Un gruppo di managers della Goldman Sachs qualche tempo fa, abbandonò l'istituto ed annunciò l'intenzione di fondare una società per sfruttare le possibilità di investimento che il governo avrebbe messo a disposizione del mercato tramite il PPIF (Public-Private Investment Fund). Cosa vieterebbe a questi signori di farsi prestare un 6% di fondi iniziali dalla loro ex banca ed utilizzarli per acquistare, pagandola eccessivamente, spazzatura dalla Goldman stessa?

Il sospetto che lo scopo dell'intero progetto sia proprio questo è forte.

Ovviamente la borsa ha gradito enormemente il piano. Del resto sarebbe stato strano il contrario. Il governo ha promesso di dare soldi a tutti, banche ed intermediari e di intascarsi ogni perdita. Per gli investitori e per i bilanci bancari il fatto è senz'altro positivo. Resta da vedere quanto ciò potrà effettivamente sistemare i libri contabili degli istituti di credito e quante perdite finirà con l'assorbire il tesoro USA.

Proprio ieri, la FED ha annunciato d'aver trasferito sul bilancio statale gli assets della Bear Sterns e dell'AIG che teneva parcheggiati nel fondo chiamato Maiden Lane (diviso in realtà in 3 fondi: Maiden Lane 1-2 e 3) ed il cui valore secondo gli ultimi dati disponibili, ammonterebbe a 72,1 miliardi di dollari. Quante perdite si annidino in questi assets non è dato sapere. Si conoscono solo alcuni retroscena. Ad esempio Maiden Lane 3, pagò una serie di banche, 62 miliardi di dollari per l'acquisto di alcuni CDO assicurati dall'AIG tramite CDS, in modo che i suddetti CDS venissero annullati. In cambio di questi 62 miliardi, la FED ha ottenuto assets per un valore di 30 miliardi di dollari.

Tutte le perdite contenute in Maiden Lane adesso sono un problema del governo USA. Questo dimostra come ha scritto Willem Buiter in un recente articolo, che la FED è in grado di fallire (almeno in teoria). Essa dipende strettamente dal governo degli Stati Uniti ed è incapace in maniera autonoma di far fronte ad ingenti perdite. Ogni eventuale perdita verrà inevitabilmente girata dalla FED sul bilancio statale.

Sembra inoltre, che verrà presto reintrodotta l'Uptick Rule. Si tratta di una regola adottata dalla SEC nel 1937 con l'obiettivo di limitare le vendite di titoli al ribasso. In base ad essa, prima di poter giocare a ribasso su un titolo, bisogna aspettare che il valore di quest'ultimo risalga o che esso risulti, in ogni caso, più elevato rispetto a quello riscontrato durante la vendita immediatamente precedente.

L'Uptick rule venne abolita nel 2007 dalla SEC, dopo che diversi studi ne dimostrarono l'ininfluenza. Va detto che i test in questione non furono eseguiti prendendo in esame le condizioni di un mercato sotto grande stress, quelle in cui ci troviamo immersi dallo scorso anno ad esempio. In un mercato volatile come quello degli ultimi mesi, le vendite al ribasso sono considerate "il male" (vero o meno che sia). Da più parti sono giunte pressioni verso una reintroduzione dell'Uptick Rule e tutto fa pensare che la SEC, durante la prossima riunione dell'8 Aprile cederà ad esse.

Nelle ultime settimane sono state intraprese una serie di misure estremamente pesanti. Ricapitolando: la FED si è lanciata con 300 miliardi di dollari nell'acquisto diretto di buoni del tesoro a lungo termine, Geithner ha presentato il suo piano truffaldino (almeno nei confronti dei contribuenti), è stato sospeso il mark to market, verrà (quasi certamente) reintrodotta l'Uptick Rule e la FED ha appena liberato parte dei suoi bilanci, scaricando le perdite sul conti del tesoro.

Stiamo assistendo ad un vero e proprio fuoco di sbarramento.

Le ragioni che stanno dietro a questi provvedimenti potrebbero essere banali.

Ad un paio di mesi dall'insediamento di Obama non era più rimandabile un intervento, la presentazione dei dettagli del piano di Geithner era stata posticipata troppo a lungo. Era fondamentale mostrare ai mercati l'intenzione di afferrare il toro per le corna. Tanto valeva, a quel punto, agire in maniera massiccia e coordinata, adottando una serie di misure ben viste dai principali operatori finanziari.

L'altra possibilità è che la FED ed il governo USA abbiano a disposizione dei dati di prima mano sull'economia. Dati che non vogliamo veramente conoscere perché ci toglierebbero il sonno ed in base ad essi abbiano deciso di intervenire preventivamente con una terapia d'urto nel tentativo di stabilizzare il mercato del credito e di far risalire i listini.

In questo secondo caso, ci troveremmo di fronte all'equivalente economico della linea maginot.

Quale che sia la verità, gli Stati Uniti sono molto vicini a giocarsi il tutto per tutto e per quanto trovi ripugnante gran parte delle misure intraprese, non posso che augurar loro di vincere questa rischiosa scommessa al raddoppio.

martedì 10 febbraio 2009

In buone mani (again)

Ogni persona aspetta qualcosa. C'è chi attende da anni che 6 numeri escano al super enalotto, chi aspetta con il naso incollato alla finestra che finalmente smetta di piovere, chi non vede l'ora che qualcuno gli si sieda accanto su una panchina per raccontargli la storia della propria vita.

L'unico evento significativo che io attendevo per oggi era lo svelamento da parte di Timoty Geithner, il ministro del tesoro USA, dei dettagli sul piano di intervento economico volto al salvataggio del settore bancario statunitense. Alle 11 di mattina, ora americana, come promesso Geithner è salito sul pulpito, ha aperto la bocca davanti a una lunga sfilza di microfoni e nei pochi minuti successivi è riuscito a rilasciare nell'etere una gigantesca nuvola di nulla. Tutto quello che ha detto si sapeva già. Ne aveva parlato ad esempio il New York Times in un articolo successivamente ripreso e commentato da svariati bloggers economici. Vi segnalo giusto i post di Mish e di Yves a questo riguardo. Proprio quest'ultima in chiusura del suo articolo citava una e-mail di Rober Radano.

In questa mail, Radano avanza una sua personale convinzione: non esisterebbe alcun piano.

Lunedì sera dei rappresentanti del tesoro si sono presentati davanti al comitato bancario del senato per illustrare il supposto piano, lo stesso che Geithner avrebbero dovuto poi svelare martedì, all'intero pianeta. Al comitato del senato non è stata mostrata nessuna bozza, proposta scritta o documento di qualsivoglia genere. Solo le stesse belle chiacchiere che il mondo ha potuto godersi oggi. Radano ne ha tratto le dovute conclusioni: "o per ragioni sconosciute non volevano informare il comitato delle loro intenzioni o un vero piano non esiste".

Le borse non sembrano aver apprezzato particolarmente il contenuto(?) del discorso di Geithner. Mentre scrivo Wall Street sta perdendo oltre il 4%.

Vediamo cosa ha detto esattamente Geithner:

Banche con oltre 100 miliardi di dollari in asset saranno obbligate a sottoporsi ad un "completo stress test" per verificarne la capacità di continuare ad erogare prestiti durante una fase di severo rallentamento. Il governo fornirà "capitale di supporto per gli istituti che ne hanno necessità". Geithner ha detto che gli investimenti del governo sono studiati per essere un "ponte verso i capitali privati", e ha aggiunto che le iniezioni governative (di capitali ndr) porteranno ad un maggior flusso di prestiti bancari di quanti non ve ne sarebbero in assenza di esse. Gli investimenti governativi operati tramite questo programma saranno posti in un entità separata - il Financial Stability Trust - che verrà creata per amministrare gli investimenti del governo negli istituti finanziari degli Stati Uniti.

Intanto, sarebbe molto interessante conoscere i dettagli su come gli "stress test" evocati da Geithner saranno eseguiti. Se una banca di grandi dimensioni fallisse il test e dovesse richiedere una cifra oltraggiosa di capitali che si fa? Le verrebbero regalati senza nulla chiedere in cambio come sembra essere intenzione di Geithner, si rispolvererebbero i giochini fatti con Citigroup e Bank of America inventandosi un ennesima garanzia statale su eventuali perdite future o semplicemente si lascerebbe perdere? Purtroppo, al momento "dettagli" sembra essere diventata una paraloccia o comunque un particolare di secondaria importanza. Dovremmo quindi attendere pazientemente che il ministero del tesoro USA decida cosa vuole fare (perché dubito che abbia preso una decisione definitiva) prima di poterci fare un idea più precisa. Al di là di questo, se dovessimo attenerci all'annuncio di oggi, l'intenzione sembra essere quella di ritornare alle infusioni di capitale senza nulla chiedere od ottenere in cambio.

Pratica che ha funzionato egregiamente in passato (ironia).

Come Geithner pensi di poter indurre le banche a erogare nuovamente del credito mentre l'economia continua a precipitare, mi sfugge completamente. Gli si regala del denaro e poi si spera come abbiamo fatto negli ultimi 18 mesi che gli istituti, per una qualche forma di riconoscenza accettino di correre rischi elargendo credito a destra e a manca?

Un altro caposaldo del piano di Geithner riguarda gli assets tossici:

Il governo, tramite FDIC e la Federal Reserve, in partnership con il settore privato, cercherà di far ripartire un mercato per i pericolanti assets legati al mercato immobiliare che al momento pesano sui bilanci delle banche. Geithner ha detto che il fondo misto, pubblico-privato, che userebbe fondi governativi per garantire del leverage al capitale privato, si occuperebbe di comperare inizialmente 500 miliardi in assets tossici, e potrebbe aumentare la sua spesa portandola a 1 trilione di dollari.

"Fornendo i finanziamenti che i mercati non sono ora in grado di assicurare, aiuteremo a far partire un mercato per gli assets basati sull'immobiliare che sono il centro della crisi attuale" ha detto Geithner. "Il nostro obbiettivo è di usare capitali privati e managers privati, per cercare di fornire al mercato un meccanismo per la valutazione degli assets." Ha aggiunto che la struttura di questo programma e ancora allo studio.

Esiste un termine per definire una persona che continua ad adottare la stessa strategia, volta dopo volta, sperando che prima o poi essa porti a un esito differente da quello ottenuto nei vari tentativi precedenti. Sono di buon umore, quindi eviterò di scrivere esplicitamente la definizione in questione. Quello che sembra voler adottare Geithner è lo stesso approccio che tanto a cuore stava al vecchio Paulson. L'ex ministro del tesoro Hank Paulson provò più di una volta a far comperare a qualcuno la spazzatura in pancia alle banche americane. Ci provò prima con l'MLEC un fondo che doveva essere creato con capitali propri dai maggiori istituti bancari USA. In esso le varie banche avrebbero potuto scaricare con comodo tutti i titoli tossici, cambiandogli nome, per poi attendere speranzose che gli investitori privati, obnubilati dalla fumosità dell'operazione e dimentichi della reale natura di questi assest, si accalcassero numerosi davanti alle porte dell' MLEC con l'intenzione di acquistarne grandi quantità.

L'idea risultò talmente ridicola agli occhi stessi delle banche che l'MLEC non vide mai la luce. Paulson ci riprovò quasi un anno dopo con il TARP. Se risultava ridicolo pensare che i privati potessero comperare degli assets tossici, perché non lasciare che ci pensasse lo stato? Lo scoglio su cui si infransero le belle speranze di Paulson fu il prezzo. Quando denaro avrebbe dovuto scucire il governo USA per questi assets tossici? Se si fosse trattato di poco denaro le banche non ne avrebbero tratto sufficiente giovamento, se fosse stato troppo, la spesa sarebbe apparsa agli occhi dell'opinione pubblica e del mondo politico come ingiustificabile. Alla fine, non riuscendo a districare questo nodo, Paulson si dovette rassegnare, limitandosi a regalare più di 350 miliardi al settore bancario.

Ora Geithner ci riprova. Siamo all'MLEC 3.0 come lo chiama qualcuno. Il problema come al solito è che le banche non vogliono vendere gli assets tossici a prezzi di mercato perché ci perderebbero troppi soldi (e molte sono già sostanzialmente insolventi). I privati ovviamente non li vogliono acquistare a prezzi superiori a quelli di mercato. La conclusione che il mondo politico (quantomeno Geithner e Paulson) ne ha tratto è stata: "il mercato sbaglia nel valutare questi assets". E per convincerlo del suo errore, Geithner vorrebbe concedere tramite soldi pubblici ad alcuni selezionati privati, abbastanza leverage per speculare su questi assets tossici, nella relativa certezza che eventuali perdite se le ingoierebbe lo stato.

Nella mente di Geithner, di fronte ai lauti guadagni che questi selezionati soggetti incasserebbero, il resto del mercato, dopo essersi rosicchiato le mani, si lancerebbe anch'esso nell'acquisto dei suddetti asset, facendone lievitare istantaneamente il valore. Si compirebbe quindi il miracolo. A fronte di una limitata spesa e garanzia da parte dello stato si verrebbe a creare un mercato per la spazzatura. Tutto ad uso e consumo delle banche che finalmente potrebbero fare le pulizie di primavera liberando i propri bilanci.

Se buona parte della responsabilità nella creazione della crisi attuale è attribuibile all'eccessivo leverage utilizzato per speculare su assets dal dubbio valore, davvero può essere sensato proporre altro leverage e altra speculazione?

Francamente, penso che Geithner avrebbe bisogno di un analista e non del genere finanziario. Aspetto ardentemente che finisca di studiare la struttura di questo nuovo programma. Ci sarà da divertirsi, sempre che non si arrenda come ha fatto Paulson prima di lui e sui medesimi ostacoli.

L'ultimo sostanziale intervento che Geithner ha annunciato riguarda il credito al consumo:


Il governo userà all'incirca 1 trilione di dollari per supportare i prestiti ai consumatori e alle piccole imprese attraverso un espansione del Term Asset-Backed Securities Loan Facility (TALF). Ci sarà un aumento nella porzione di prestiti garantiti dallo Small Business Administration e una contemporanea velocizzazione del processo di approvazione (dei prestiti ndr).

Se il fatto che il governo estenda prestiti alle piccole imprese è discutile, l'idea di estendere credito ai consumatori non ha semplicemente senso. Con l'economia che sta tubando con il termine Depressione vogliamo veramente che la gente continui a indebitarsi per consumare? Che ne dite di cominciare a spendere soldi realmente disponibili invece di continuare a vampirizzare il futuro a forza di debiti? Magari Geithner troverebbe il concetto bizzarro, ma un tentativo in questo direzione sarebbe anche ora di farlo.

Il ministro del tesoro USA ha anche accennato alla questione dei mutui:


Geithner ha anche promesso un "esaustivo piano" che affronti la crisi dei mutui abbassando l'entità delle rate ed il tasso di interesse. Ha detto che i dettagli su questo progetto verranno sviluppati nelle prossime settimane.

Anche qua nulla di nuovo e nulla di particolarmente preciso. I tentativi fatti dalla precedente amministrazione per consentire alla gente di rinegoziare i mutui o di abbassarne gli importi non si sono rivelati particolarmente efficaci. O le banche non accettavano la rinegoziazione o i richiedenti non possedevano i requisiti necessari per ottenerne una con o senza il supporto statale. Solo una piccola parte dei bisognosi è stata in grado di giovarsi dell'assistenza statale su questo versante. Non abbastanza da incidere significativamente sul problema.

I tassi di interesse sarebbero in teoria campo d'azione della banca centrale, ma ormai dovrebbe essere chiaro che non esiste più nessuna indipendenza tra essa ed il governo. Negli ultimi tempi i tassi di interesse a lungo termine, ai quali sono legati buona parte dei mutui, sono aumentanti in maniera netta. Bernanke ha minacciato più volte negli ultimi mesi, di acquistare buoni a lunga scadenza, senza però mai farlo concretamente. Il tentativo era di riuscire a mantenere i tassi bassi a forza di chiacchiere. Ultimamente sembra che il mercato abbia fiutato il bluff. Non vuole più storielle, vuole azioni. Se la Fed non comincerà, ed in fretta, ad acquistare dei buoni a lungo termine, i tassi di interesse saranno destinati inevitabilmente a salire, impattando sul costo dei nuovi mutui.

Tutto considerato, mi sento di poter definire lo pseudo piano di Geithner, una colossale porcheria. In un vecchio film Tom Hanks ripeteva sempre: "la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti può capitare". Qualunque sia la confezione di cioccolatini da cui vengono estratti i ministri del tesoro USA, la mia impressione è che essa sia scaduta ormai da parecchio tempo.

Sarebbe forse ora di cambiarla.

martedì 25 novembre 2008

Verso l'infinito e oltre!

C'è un articolo di bloomberg che negli ultimi due giorni ha fatto il giro della rete. Ha rimbalzato tra i più famosi blog economici, è stato ripreso da diversi quotidiani ed è perfino riuscito a finire sulla prima pagina di digg, tra un lol cat e l'ennesima gaffe di Sarah Palin.

L'articolista di bloomberg ha semplicemente preso tutti gli interventi economici operati dal tesoro degli Stati Uniti, dalla Fed e da vari enti governativi come l'FDIC, li ha messi in fila ed ha fatto la somma. Il risultato rappresenta l'ammontare complessivo del denaro che gli USA, nell'ultimo anno, si sono impegnati ad utilizzare nel tentativo di sconfiggere la crisi che divora le nostre economie.

Contando anche l'ultimo intervento nei confronti di Citigroup il conto finale ammonta a 7,76 trilioni di dollari (7760 miliardi).

Più della metà dell'intero PIL che gli Stati Uniti producono in un anno.

Ammetto che l'entità complessiva della cifra ha stupito perfino un pessimista come me. Si sta parlando di denaro che il governo americano ha promesso di impiegare, quindi solo una parte di quella somma è stata materialmente sborsata. Per fortuna Bloomberg è stato così gentile da aggiungere una colonna in cui ha sommato il denaro effettivamente usato (qui trovate la tabella riassuntiva con le varie voci).

Si tratta di appena 2836 miliardi di dollari.

Adesso si che mi sento meglio.

Buon parte di quei soldi sono stati emessi sotto forma di prestiti a banche ed aziende e si suppone che un giorno o l'altro verranno restituiti, ma anche a voler essere generosi il bilancio degli USA è potenzialmente esposto a trilioni di perdite.

Spulciando poi tra le varie voci salta agli occhi come Bloomberg consideri 200 miliardi la cifra massima che verrà sborsata per sostenere Fannie e Freddie. Non è in senso stretto un errore dato che quella è la somma che il tesoro ha ufficialmente promesso di stanziare, ma se credete davvero che le perdite dei due colossi dei mutui si limiteranno a 200 miliardi ho una bellissima torre pendente in pieno centro a Bologna da vendervi.

Anche considerando il caso migliore le perdite delle due GSE si aggireranno intorno ai 500 miliardi.

Inoltre, per ovvie ragioni, non viene considerato nei calcoli il già annunciato pacchetto di stimolo economico che Obama ha promesso di lanciare non appena varcherà la soglia dello studio ovale. Obama si è rifiutato di indicare l'entità precisa di questo ennesimo intervento evitando di illustrarne i dettagli, salvo poi dichiarare la ferma intenzione di creare 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro. A sparare cifre ci ha pensato uno stuolo di illustri politici e economisti. Tutti sembrano concordare su una somma che oscilli tra i 500 e i 700 miliardi di dollari.

Lo so, sono ripetitivo, ma ancora una volta non posso evitare di chiedermi: "dove cavolo andranno a prendere tutti questi soldi gli Stati Uniti?"

Se questo articolo racconta il vero gli USA hanno già iniziato a supplicare altre nazioni per ricevere assistenza economica:

Gli Stati Uniti hanno chiesto a quattro ricchi stati petroliferi del Golfo una cifra vicina ai 300 miliardi di dollari come aiuto per affrontare la crisi finanziaria globale, ha riportato il quotidiano Kuwaitiano Al-Seyassah, Giovedì.

Citando "ben informate" fonti, il giornale ha detto che Washington avrebbe chiesto 120 miliardi di dollari all'Arabia Saudita, 70 miliardi di dollari agli Emirati Arabi, 60 miliardi di dollari al Qatar e cerchi di ottenere 40 miliardi di dollari dal Kuwait.


Che io sappia questa notizia non è stata ne smentita ne confermata. Di certo se confermata sarebbe esplosiva. Gli USA ufficialmente ridotti allo stato di pezzenti globali. Per ora la cosa non sembra preoccupare poi molti. Un trilione qua, un trilione la, cosa volete che sia.

A dimostrazione che sembra di essere ai confini della realtà, mentre stavo scrivendo questo post la FED se ne uscita con un ennesimo intervento, per la cifretta di 800 miliardi di dollari. L'obbiettivo dovrebbe essere quello di sbloccare il mercato dei prestiti ai consumatori.

Innanzi tutto la FED ha deciso che era il caso di creare un altra facility: il TALF.

Do quindi il mio benvenuto alla neonata Term Asset-Backed Securities Loan Facility, di sicuro non si sentirà sola circondata da così tanti fratelli, la cui madre è sempre la Federal Reserve ed il cui padre il problema della settimana. Il compito del TALF sarà di prestare, tramite la Federal Reserve di New York, 200 miliardi di dollari ai possessori di ABS (asset backed securities) con un rating AAA che siano basate su prestiti nuovi o concessi da poco a singoli consumatori e piccole aziende. Gli ABS sono solo l'ennesima sigla alfabetica che sta ad indicare un debito tagliuzzato e re-impachettato come strumento finanziario (si tratta ad esempio di debiti sulle carte di credito, finanziamenti per studiare all'università o per comprare un auto). In sostanza chi farà dei nuovi prestiti in giro li potrà cartolarizzare e scaricare alla FED in cambio di 200 miliardi di denaro frusciante.

Tra l'altro i prestiti emessi dal TALF sono "non recourse loan", in sostanza prestiti a fondo perduto. Chi si indebita col TALF potrebbe anche decidere di non onorare il suo debito e la FED non potrebbe farci nulla salvo provare a rivendere tutti i bellissimi ABS ottenuti come garanzia.

Con altri 500 miliardi la FED intende comperare MBS (mortage backed securities) dalle GSE, Fannie Mae, Freddie Mac e Ginnie Mae (quest'ultima è sempre stata di proprietà governativa) mentre con i restanti 100 comprerà sempre da Fannie, Freddie e l'FHLB (Federal Home Loan Banks) una serie di obblighi diretti.

Oggi ovviamente il titolo di Fannie e Freddie è letteralmente volato in borsa.

La FED si fa carico di un sacco di obblighi e titoli spazzatura in pancia alle due agenzie: WOW! Cosa si diceva poca sopra sul costo totale che avrebbe avuto il salvataggio dei due giganti dei mutui?

Degli ufficiali economici americani, sotto anonimato, hanno detto a bloomberg di non ritenere l'acquisto di queste obbligazioni basate sui mutui come una forma di "quantitative easing" o come il tentativo di aggiungere denaro alle riserve delle banche in periodo in cui il tasso di interesse è bassissimo, seppure ammettano che alla fine l'effetto sarà quello.

Non chiamiamolo "quantitative easing" quindi, che quella sembra ormai chiaro essere considerata una parolaccia.

Chiamiamolo stampare denaro, così almeno tutti capiscono.

E come se non bastasse un intervento da 300-800 miliardi al giorno sembra che il tesoro abbia anche intenzione di lanciarsi nel mercato dei DIP. I DIP sono una forma di prestito concessa alle aziende che ricorrono al chapter 11, una forma di bancarotta che può condurre ad un riorganizzazione o alla liquidazione definitiva della azienda (chapter 7). Quando una azienda finisce in chapter 11 ha comunque la necessità di fondi per le spese legali e per l'eventuale ristrutturazione. Questi fondi quando l'economia ancora funzionava venivano prestati da privati in cambio di junk bonds, la cui massima priorità di pagamento veniva garantita da una corte giudiziaria degli Stati Uniti.

Alti ritorni e basso rischio quindi.

Quando l'intero mercato del credito si è congelato, i privati sono scappati a gambe levate anche dal mercato dei DIP. Il problema si è manifestato in tutta la sua drammaticità nel caso della GM. Molti avrebbero voluto mettere la GM in bancarotta (chapter 11) facendo saltare i vecchi accordi in materia pensionistica e retributiva e ristrutturando così l'azienda, fino a renderla più snella e flessibile. Peccato non sia stato possibile trovare sul mercato il denaro necessario a condurre questa operazione. Allora diversi politici avanzarono l'ipotesi di un assistenza governativa che accompagnasse finanziariamente la GM alla bancarotta.

Adesso sembra che l'idea sia stata estesa e vada a coprire l'intero mercato dei DIP.

Dovremmo francamente chiederci se esista ancora un qualche angolo del mercato finanziario che non sia gestito, garantito, finanziato dal governo statunitense. Il costo che avrà la manovra sul DIP non è possibile conoscerlo al momento.

Quello che risulta però evidente è che il calcolo fatto da Bloomberg dovrà presto essere rivisto in eccesso per oltre 1,5 trilioni di dollari (800 miliardi dell'ultimo intervento della FED + circa 700 del piano di Obama + DIP + ?).

Einstein affermava che le sole cose infinite fossero la stupidità umana e l'universo (e sulla seconda non era sicuro).

Molti, sembrano invece ritenere che all'elenco delle cose infinite vada aggiunto anche il bilancio degli Stati Uniti e con noncuranza continuano ad espanderlo facendosi carico di debiti e di rischi.

Magari Einstein sbagliava.

Magari ha ragione Bernanke che con le sue manovre sembra gridare entusiasta: "verso l'infinito e oltre!".

Ma se proprio devo scegliere, alle teorie economiche del secondo continuo a preferire quella della relatività.