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lunedì 25 agosto 2008

La verità vi renderà liberi...(Lehman chapter)

Così è affermato nella Bibbia, al vangelo di Giovanni (se non sbaglio). Sui mercati finanziari quella celebre frase potrebbe essere tradotta in: "La verità vi renderà poveri". Questa settimana con tutta probabilità, ma in ogni caso entro breve, diversi istituti saranno resi pover... pardon, liberi.

Il caso più eclatante è senz'altro quello della Lehman. Nonostante l'antipatia che nutro nei confronti di entità che si sono arrichite negli ultimi anni, speculando su dell'aria fritta, con piena consapevolezza, ma cullate da un arrogante e presunta superiorità intellettuale che avrebbe permesso loro di abbandonare la nave prima che affondasse lasciando affogare altri, l'agonia della Lehman è diventato ormai uno spettacolo troppo macabro perché ne possa trarre qualche piacere.

La scorsa settimana, quasi ogni giorno, veniva impietosamente rivelato un altro passo della lunga via crucis in cui si trova impelagata la quarta banca di investimento americana. Prima sono uscite le stime degli analisti sulle perdite della Lehman previste per la chiusura del terzo quarto, tra meno di due settimane. Come riporta il Wall Street Journal diversi analisti prevedono perdite per 1,8 miliardi di dollari se non di più, invece del moderato guadagno che ci si aspettava fino a poco tempo fa. Se ciò si verificasse le perdite da Marzo ammonterebbero a 4,5 miliardi e considerando che la capitalizzazione della Lehman è pari a 10,5 miliardi, la situazione non è certo rosea.

Quasi contemporaneamente a questa notizia, come a voler rassicurare il mercato che la Lehman si sta muovendo per risolvere la situazione, è stata rivelata l'esistenza di contatti tra la Lehman e una serie di private equity come il Carlyle Group, Hellman & Friedman LLC e la General Atlantic LLC per la possibile vendita del suo Asset Managment Business, di cui fa parte la Neuberger Berman, il gioiello di maggior valore in possesso della Lehman, comprata nel 2003 per 2,3 miliardi di dollari.

Secondo il New York Times il volore attuale della sola Neuberger oscilla tra i 7 e i 13 miliardi. Il problema che salta immediatamente agli occhi è che data la capitalizzazione della Lehman, di 10,5 miliardi se ad essa si toglie la Neuberger la moribonda banca di investimento si ritroverebbe ad avere un valore prossimo allo 0 se non addirittura negativo. Il Times afferma che la Lehman sta semplicemente sondando il terreno chiedendo ai private equity, quanto sarebbero disposti a sborsare per comprare parte, se non tutto, l'asset managment della banca e farsi così un idea della condizione del mercato.

Per come la vedo io la Lehman è semplicemente disperata.

Molti commentatori venuti a conoscenza di questi scambio di amori sensi coi private equity, si sono chiesti come mai la Lehman non si fosse rivolta anche a investitori esteri, notoriamente carichi di capitali da investire.

Quasi in risposta a questa domanda è saltato fuori qualche giorno fa, che durante i primi di Agosto la Lehman contattò alcuni investitori istituzionali asiatici, nello specifico la Korea Development Bank (KDB) e la China’s Citic Securities (entrambe di proprietà governativa), per valutare una vendita del 50% dei suoi asset. I termini dell'eventuale transazione non sono stati rivelati, tutto quello che si sa con certezza e che l'esito finale è stato negativo. Si dice che Dick Fuld,a capo della Lehman, pretendesse troppo (il 50% in più del valore di mercato), compresa un opzione per potersi ricomprare in futuro quello che era costretto a vendere ora.

Nonstante tutto, qualche giorno fa, la KDB, ha annunciato di essere ancora interessata a parte della Lehman. Il mercato si è eccitato alla notizia ed il titolo della banca di investimento è immediatamente risalito. Adesso la KDB sembra aver fatto marcia indietro:

Banche sud Coreane gestite dalla Korea Development Bank (KDB) hanno abbandonato i piani per l'acquisto di una parte e dei poteri di gestione, della Lehman Brothers, a causa di preoccupazioni riguardo la salute della banca, ha detto un report Venerdì.

I problemi di contabilità erano più seri di quello che credevamo inizialmente è stato sentito dire un ufficiale del governo. "Abbiamo concluso che era troppo rischioso per la KBD concludere l'accordo"

Per il momento la porta dell'estero sembra essere preclusa alla Lehman. Anche in casa le cose non vanno meglio. Come rivela la CNBC anche la vendita della Neumberger a investitori americani si sta rivelando tutt'altro che semplice. Il problema più grande sembra essere il prezzo di 10 miliardi di dollari, chiesto da Fuld per vendere il suo gioiello. Il che significherebbe 7 miliardi per il 70% dell'azienda, più tutta una serie di costi stimati in 500 milioni per impedire che i vari manager della Neumberger lascino l'azienda per andare a lavorare in altre banche rivali, come la JP Morgan e la Merril.

Tutto troppo costoso per le condizioni attuali di mercato.

E' interessante notare come un articolo del 15 agosto quindi precedente a quello della CNBC, su Financial News riportasse direttamente le parole di Herbert McDade, il presidente e chief financial officer della Lehman. Esso affermava che la banca non poteva semplicemente vendere la Neumberger, perché troppo vitale per il funzionamento e la salute della banca stessa.

La situazione sembra essere piuttosto confusa.

Si sente l'odore del sangue aleggiare attorno alla Lehman e sembro non essere il solo a percepirlo. Il Guardian afferma che i giorni di Fuld come capo della celebre banca sono contati e che prima della fine dell'anno altri ne prenderanno il posto. L'articolo parla di McDade come possibile candidato, ma francamente sarei più interessato a vedere se esisterà ancora una Lehman a fine anno.

La chiusura del quarto dista ormai solo un paio di settimane e tutte le porte sembrano sbarrate alla Lehman.

Essa non altra scelta che recuperare capitale e rapidamente.

Realisticamente ha solo due strade per farlo, vendere degli asset o emettere delle nuove azioni.

Le preferred stock, quell'ibrido tra azioni e obbligazioni, sono pressoché fuori questione. A febbraio la Lehman prometteva un rendimento sulle preferred di 7,95% con il titolo a 25 dollari, ora con il titolo a 15 dollari deve promettere rendimenti del 12,82.

Troppo.

Allo stesso modo il mercato del credito è diventato costosissimo, dato che lo spread è salito a livelli da paura. Con spread, intendo la differenza di rendimento tra i buoni del tesoro e il rendimento che devi promettere tu come privato perchè la gente ti compri delle obbligazioni. Quello che sta succedendo sul mercato del credito è quasi da incubo, gli spread stanno salendo alle stelle e questo vale per tutte le banche non solo per la Lehman. Considerate che solo negli USA da qui a Dicembre le maggiori 10 banche americane dovranno rifinanziare 208 miliardi di dollari in obbligazioni. In tempi normali non sarebbe un problema, ora invece si dovranno dissanguare per farlo.

La Lehman secondo Bennet Sedacca (i cui articoli potete leggere su Minyanville) dovrebbe pagare un spread di 600 punti base (il 6%) in più per finanziarsi.

Anche questa strada non sembra essere facilmente percorribile.

La vendita di asset come abbiamo visto è una soluzione molto complicata ed anche se la Lehman riuscisse a venderne una quantità accettabile per farlo si troverebbe certamente costretta ad abbassare di molto le sue attuali pretese, il che significherebbe ulteriori perdite.

Resterebbe l'emissione di nuove azioni, ma considerato che dall'ultima volta che ciò avvenne, il 10 Giugno, il titolo ha perso il 42% è da vedere quanti investitori se la sentiranno di puntare sulla Lehman senza un grosso sconto sul valore delle azioni. Il tutto, diluizione delle azioni più sconto, farà precipitare ulteriormente il valore della Lehman e potrebbe costringerla in futuro a dover cercare altro capitale per tappare le nuove perdite, nullificando in pratica il valore di tutta l'operazione.

Sul futuro della Lehman mi trovo daccordo con quanto disse meno di un mese fa Roubini, ormai ribatezzato Dr Doom dal New York Times, il quale affermò che il modello delle banche di investimento è finito e che tutte, compresa l'inossidabile Goldman, scompariranno, almeno nella forma attuale, probabilmente venendo comprate o assorbite da banche commerciali.

Sembra che la Lehman potrebbe essere il secondo cadavere eccellente sul mercato, per la gioia di David Einhorn, il più celebre e giovane shortista sui titoli della traballante banca.

Entro due settimane, verrà fatta un po' di luce sulla condizione della Lehman, un po' di verità direttamente o indirettamente dovrà trapelare e vedremo se la verità li renderà finalmente liberi.


mercoledì 6 agosto 2008

Tenuti per le palle

Un articolo di bloomberg ha creato un certo scalpore tra i bloggers economici. In esso di racconta della chiaccherata avvenuta il 12 luglio tra Daniel Mudd, il CEO della Fannie Mae, ed il ministro del tesoro americano Hank Paulson. Paulson comunica a Mudd, in anteprima, la decisione di concedere alle 2 GSE (Freddi e Fannie) una linea di credito illimitata tramite la Federal Reserve e l'impegno del governo a comprare debito delle due agenzie per ricapitalizzarle in caso di necessità.

Fin qua niente di nuovo, tutti fatti risaputi. Più interessante sono state le ragioni dietro la manovra di Paulson. Dice Bloomberg:

Preoccupazioni riguardo la salute finanziaria della più grande compagnia americana di mutui hanno portato, nella scorsa settimana, i costi della Fannie Mae per finanziarsi, al livello più alto da Marzo e le sue azioni sono crollate del 45% al New York Stock Exchange. Investitori in Asia, il maggior detentore straniero tra i 3 trilioni totali di bond emessi dalla Fannie Mae, hanno chiesto al Tesoro di sostenere la GSE e la sua più piccola collega, Freddie Mac, hanno affermato 3 persone a conoscenza del dialogo.

Gli investitori asiatici erano tra i più importanti gruppi da rassicurare perché le banche centrali, le istituzioni finanziarie e i fondi di quella regione possiedono 800 miliardi dei 5,2 trilioni di debito della Fannie Mae e Freddie Mac, secondo i dati redatti dal Tesoro. I pezzi grossi americani erano preoccupati che vendite da parte asiatica avrebbero spinto i tassi di interesse in alto (sui bond delle GSE ndr), han detto alcuni, rifiutando di rivelare la loro identità, data la natura confidenziale della discussione.

Aggiunge Mudd intervistato su Paulson:

"Conosce bene i mercati, ha visto questo film altre volte in passato" ha detto Mudd. La decisione di permettere la Fannie e la Freddie di prendere soldi direttamente dalla finestra di sconto della Fed aveva l'obiettivo di "mandare un messaggio ai mercati che non si trattava di un operazione temporanea, ma che quelle misure volte a ricostruire la fiducia sarebbe state attive immediatamente, prima che Tokyo aprisse la domenica notte".

In sostanza nell'articolo viene detto nero su bianco, che gli investitori asiatici hanno minacciato il tesoro americano.

O esso di prendeva carico del problema delle GSE, oppure avrebbero smesso di finanziare gli Stati Uniti. Paulson ha dovuto agire di conseguenza senza aspettare che il congresso decidesse quale fosse la stategia migliore. Quando la scorsa settimana il congresso ha deliberato è stato deciso di alzare il tetto per il debito pubblico di 800 miliardi. Quegli 800 miliardi, prelevabili in caso di necessità, servono ovviamente come riserva da sfruttare per salvare e ricapitalizzare le due GSE. La cifra coincide con la quantità di debito della Fannie e della Freddie detenuto nei mercati asiatici (di cui 400 miliardi solo in Cina).

Difficile dire se si tratti di una coincidenza o di un segnale preciso.

La notizia ha fatto imbestialire diversi bloggers. In sostanza non sono daccordo a vedere usato il denaro dei contribuenti americani, per salvare i paesi asiatici da un investimento andato male. Tecnicamente hanno ragione i bloggers. Le GSE erano aziende private e chiunque abbia comprato il loro debito doveva sapere di poter correre il rischio di un loro eventuale fallimento e quindi di perdere tutto.

In pratica, però, Paulson non poteva agire altrimenti.

La ragione per cui tutti questi paesi hanno acquistato il debito delle GSE e che il governo americano implicitamente garantiva le due agenzie. Ed il governo non ha mai fatto nulla di convincente per smentire questa credenza. Anzi delle due ha fatto esattamente il contrario. Del resto l'unica maniera che avevano le GSE per garantire mutui a prezzi contenuti, dipendeva dal fatto che esse potevano vendere il loro debito promettendo su di esso rendimenti limitati. Questo perchè potevano raccontare di avere alle spalle il governo degli USA e che quindi i loro bond era solidi come i buoni del tesoro americani. Se la cavavano pagando un 1% in più di rendimento rispetto ai bot governativi.

Se si toglie alle GSE questa fonte di finanziamento a buon mercato, l'intero sistema immobiliare crolla repentinamente.

Se Paulson non fosse intervenuto, la crisi immobiliare che sta corrodendo gli Stati Uniti si sarebbe improvvisamente infiammata, facendo precipitare la situazione. Ed è palese che il governo sta tentando disperatamente di impedire lo squagliamento del mercato edilizio. Non perché sia interessato al destino dei poveracci che hanno contratto dei mutui impagabili, ma perché ogni mutuo che non viene pagato è una perdita che una banca deve incassare.

Quello che conta è far sopravvivere il mercato bancario.

Tra le righe dell'articolo di bloomberg inoltre, viene fatto capire che senza l'operazione di salvataggio delle GSE, l'ondata di vendite avrebbe potuto debordare e finire col colpire anche il debito pubblico americano. Tutti sapevano che le GSE erano informalmente garantite dal governo. Se il governo non le avesse sostenute sarebbe stato come dichiarare che gli USA non si curano di onorare i propri debiti.

Le conseguenze per le vendite di buoni del tesoro americano avrebbero potuto essere devastanti.

Le GSE andavano fatte fallire o come consigliato da molti, ristrutturate a spese dei detentori di bond e di azioni. Non è giusto accollare a tutti quelli che non hanno nulla a che vedere con queste due aziende private e non hanno speculato durante il boom immobiliare, il costo del loro fallimento. In questo sono sostanzialmente daccordo con i vari bloggers.

Però, consiglierei loro ugualmente, di mettersi l'anima in pace. Gli USA non si possono permettere, sia politicamente che economicamente, di non sostenere la Fannie e la Freddie e di non onorare il loro debito. Le conseguenze sarebbe orribili per un economia in estremo affanno come quella americana. Nessun politico rischierebbe di essere ricordato come il responsabile di un evento simile (come ha dimostrato il passaggio a grande maggioranza della Housing Bill). Gli Stati Uniti pagheranno quello che devono ai paesi asiatici, non spetta più all'america prendere quella decisione.

Per una volta, sono gli USA ad essere tenuti per le palle.

mercoledì 23 luglio 2008

Intanto nella quinta dimensione...

Immagino che quasi tutti i miei lettori sappiano cosa fosse "ai confini della realtà". Era una vecchia trasmissione televisiva composta da episodi di mezz'ora, in cui succedevano cose bizzarre ed inquietanti, impossibili nella realtà quotidiana. Il programma ha avuto diversi epigoni "come un salto nel buio" o il più recente "oltre i limiti", che si occupava principalmente di fantascienza.

Dopo averci pensato un po' su, ho deciso che si era fatta ormai ineludibile la necessità di una definizione chiara ed univoca che identificasse l'attuale sistema bancario.

Quindi da oggi in poi, quando mi riferirò ad esso parlerò di quinta dimensione.

La quinta dimensione è una zona in cui lo spazio e il tempo fanno quel cavolo che gli pare ed in cui la maggior parte delle parole perde di significato, quando non ne assume uno completamente contrario a quello che avrebbe nella normale realtà.

Un esempio di questo peculiare fenomeno è il termine "adeguatamente capitalizzata", che nella quinta dimensione significa "completamente in mutande".

Nella quinta dimensione la Fannie Mae e La Freddie Mac sono adeguatamente capitalizzate.

Un altra banca "adeguatamente capitalizzata" è la WaMu come ha affermato il suo capo esecutivo Kerry Killinger. Essa ha riportato nel secondo quarto una perdita complessiva pari a 3,3 miliardi di dollari. La sua unità mutui ha perso 1,35 miliardi, la parte retail ha riportato perdite per 2,04 miliardi. Inoltre 175 milioni sono scomparsi mangiati dal settore delle carte di credito, mentre i profitti della parte bancaria tradizionale sono calati del 29%.

Killinger afferma di non prevedere nessun aumento di capitale in futuro, vista "l'adeguata capitalizzazione" della banca, sufficiente a far fronte alle perdite previste.

Moody's abituata alla fisica distorta della quinta dimensione ha capito bene il senso delle dichiarazioni del managment della WaMu, ed ha annunciato la possibilità di abbassare il rating della banca a livello di junk.

Tre mesi fa la WaMu fece un accordo con la TPG, sigla che raggruppa alcuni noti investitori, in cui la TPG stessa, si impegnava a comprare 7 miliardi in azioni della WaMu al prezzo di 8,75 dollari l'una, cioè con uno sconto del 33%.

Con l'aumentare delle perdite del titolo è scattata una clausola del contratto, sottoscritto con la WaMu, che rende più costoso per la banca recuperare capitale sul mercato o anche essere venduta. Se la WaMu viene venduta per meno di 8,75 ad azione o prova a recuperare più di 500 milioni di dollari di capitale (vendendo nuove azioni) deve compensare la TPG per la differenza.

Quindi aumentare la capitalizzazione per la WaMu è diventato un processo estremamente costoso, grazie ad un accordo completamente demente. Rispettando le regole della quinta dimensione quindi, quando Killinger dice: "non abbiamo bisogno di aumenti di capitale" intende dire: "non possiamo permetterci aumenti di capitale".

Perché vi impratichiate un po' nel linguaggio della quinta dimensione, ecco cosa penso della situazione della suddetta banca, in quintodimensionese:

La WaMu è viva e vegeta.

Immagino vi ricordiate tutti della Indymac, la principale Saving & Loans (cassa di risparmio) americana, fallita recentemente con grande clamore. Fuori dagli sportelli della Indymac si sono formate lunghe code di correntisti preoccupati per i propri risparmi, in attesa che arrivasse il rispettivo turno di essere serviti e poter ritirare il denaro dal proprio conto. Dato che la banca una volta fallita è stata rilevata dall'FDIC, l'ente federale preposto a questo compito e che garantisce i conti correnti fino a 100000 dollari, non aveva nessun senso fare la coda. Invece molti spaventati hanno ritirato tutto, per poi andarlo a depositare alla WaMu.

La WaMu ha inizialmente rifiutato di accettare assegni della Indymac. Dopo varie proteste ha però dovuto cedere. Accetterà gli assegni, ma i clienti dovranno aspettare 8 settimane, per completare le pratiche.

Spero di non essere il solo a cogliere l'ironia della situazione. C'e' gente che preleva denaro da una banca fallita e sotto controllo federale, i cui conti quindi sono garantiti dallo stato, per andarli a depositare in una banca che tra 8 settimane potrebbe non esistere più, col rischio di dover poi magari ripetere nuovamente tutta l'operazione.

Questo ed altro nella quinta dimensione.

La JP Morgan una delle 4 banche di investimento sopravvissute negli USA, che a Marzo grazie all'intervento finanziario della Fed si comprò per un tozzo di pane le spoglie della Bear Sterns, ha annunciato la scorsa settimana i risultati del secondo quarto.

Il guadagno netto è stato di 2 miliardi nel secondo quarto, cioè 54 dollari ad azione, un calo del 53% rispetto ad un anno prima. Le perdite relative a posizioni aperte sul mercato dei mutui e dei prestiti ad effetto leva sono state di 1,1 miliardi e altri 504 milioni di perdite derivano dall'acquisto della Bear Sterns.

Gli analisti si aspettavano un risultato di 44 dollari ad azione, per cui a seguito dell'annuncio dei risultati il titolo è risalito. Nella quinta dimensione tutto ciò che è superiore ad un ecatombe, diciamo un semplice bagno di sangue, è un segnale d'acquisto.

Durante l'annuncio dei risultati della JP Morgan si è verificato però, un fatto molto inusuale. Dimon, il CEO della banca è uscito per un attimo dalla dimensione bancaria per tornare nel mondo in cui tutti noi viviamo ed ha affermato affranto che la situazione dei prime sembra essere terribile:

“I prime sembrano terribili" ha detto rispondendo alle domande degli analisti. “Siamo molto spiacenti, ma non c'è nient'altro che possiamo aggiungere". Dimon ha suggerito che le perdite sul bilancio della JP Morgan relative ai prime potrebbero triplicare nel prossimo futuro, man mano che il caos sul mercato del credito si sposta dai subprime, agli Alt-A e ai Jumbo.

I prime dovrebbero essere i mutui più solidi e sicuri dati a gente in grado di restituire il debito contratto, mentre i subprime venivano esplicitamente dati a gente insolvente e gli Alt-A a gente con una certificazione minima e spesso truffaldina sulla propria condizione finanziaria.

L'infezione adesso sta colpendo particolarmente gli Alt-A, i mutui intermedi ed i Jumbo quelli per somme superiori ai 417000 dollari. Dalle parole di Dimon sembra che stiano cominciando anche le sofferenze sui prime. Tempo fa, saltò fuori che la Countrywide (il più grande emettitore statunitense di mutui prima di fallire ed essere comprato da Bank of America) aveva spacciato come prime, dei mutui che in sostanza erano dei subprime e li aveva poi rivenduti alle GSE (Fannie e Freddie).

Quanti prime sono in realtà dei subprime?

Sembra che avremo presto la risposta.

Sempre riguardo a Bank of America anch'essa ha annunciato i risultati per l'ultimo quarto. Come per la Jp Morgan le perdite sono state meno del previsto, un calo del 41% dall'anno precedente, per un valore di 72 centesimi ad azione, mentre gli analisti si aspettavano 54 centesimi. Gli investitori hanno esultato ed il titolo è cresciuto del 10%. Bank of America ha detto che la Countrywide le farà riportare dei guadagni quest'anno e che il risparmio sui costi sarà maggiore rispetto ai 670 milioni previsti a Gennaio.

La Countrywide fallì perché indebitata fino al collo e venne comprata per 4 miliardi da Bank of America (BAC). Come cavolo fa Countrywide a garantire un guadagno a BAC?

Semplice: BAC ha detto che potrebbe non garantire i 38,1 miliardi di debiti di Countrywide, raggelando gli investitori ormai sicuri di essere coperti da BAC. Standard & Poor's che aveva annunciato l'intenzione di elevare il rating di Countrywide, ha fatto repentinamente marcia indietro abbassandolo a livello di junk.

Questo quel che si dice del piano della BAC per Countrywide:

"I banchieri che sono stati istruiti da funzionari della BAC hanno detto che il CEO, Ken Lewis intende mantenere la disastrata compagnia "a distanza di bancarotta" fondendo CFC (Countrywide) con un nuovo veicolo, indicato come Red Oak Merger Corp nel piano di fusione e che la BAC non intende consolidare l'entità risultante o accollarsi la responsabilità per i debiti della CFC".

Insomma, anche se la BAC ha comprato la CFC, i debiti di questi ultima sono un problema di chi ne possiede i bond.

Il commento generale è stato: "Ma si può davvero fare una cosa simile???"

La risposta sembra essere: "Certamente...nella quinta dimensione".

Passiamo ora alla Wachovia.

Essa lunedì, ha annunciato l'intenzione di non fornire più mutui attraverso dei brokers. Durante la follia della bolla immobiliare, le banche avevano sub appaltato a terzi (brokers) la concessione dei mutui e la verifica della solidità finanziaria dei richiedenti. Ovviamente più mutui i brokers concedevano e più essi venivano pagati, incentivando tutta una serie di pratiche deleterie come concedere mutui a gente senza garanzie. Successivamente le banche predevano i mutui concessi dai brokers, li impacchettavano in tanti derivati (CDO) e li rivendevano.

Ora la Wachovia quarta banca per grandezza degli USA, ha rinunciato a vendere lotti di mutui attraverso i broker. Le motivazioni di questa mossa sono in quintodimensionese, prestate quindi attenzione:

Pensiamo che sia importante concentrarci su clienti che abbiano una relazione diretta con la banca, ed in aree geografiche dove la Wachovia ha delle sedi" ha detto Don Vecchiarello portavoce della banca. "Sulla base di questo abbiamo deciso, di interrompere la vendita di mutui attraverso i canali all'ingrosso dal 25 Luglio."

La Wachovia martedi ha rilasciato anch'essa i risultati per il secondo quarto. Essi rivelano una perdita netta di 8,9 miliardi di dollari, cioè una perdita di 4,20 dollari per azione. L'entità terribile della perdita è dovuta in larga misura a un pagamento una tantum di 6,1 miliardi avvenuto a seguito di non meglio specificate "svalutazioni di asset". Senza contare l'una tantum, la perdita ammonta a 2,67 miliardi, cioè 1,27 dollari ad azione. Gli analisti si aspettavano una perdita di 0,78 dollari per azione. Per far fronte al pessimo risultato i dividendi sono stati tagliati dai 37,5 cents ad azione e portati a 5 cents ad azione.

Risultato?

Sono due giorni che il titolo sale. Non chiedetemi perché. Dipenderà forse dal taglio dei dividendi o dall'annuncio del licenziamento di 6,350 unità.

L'unica cosa posso affermare così su due piedi é: La Wachovia scoppia di salute.

Torniamo per un attimo all'accordo tra TPG e WaMu. La clausola che protegge la TPG da perdite dovute ad ulteriori diluizioni delle azioni (cioè l'emissione di nuove azioni) che possiedono a seguito di un tentativo da parte di WaMu di recuperare del capitale, viene chiamata "Rachet Provisons".

In altri termini io investitore ti do dei soldi in cambio delle tue azioni, ma se tu fai direttamente qualcosa che ne fa calare il valore, mi devi compensare per le perdite che registro.

Le banche sono schiave degli usurai.

E' senz'altro ironico, ma nella quinta dimensione tanta è la fame di capitali che la pratica è diventata frequente. Oltre alla WaMu altre due banche hanno sottoscritto accordi del genere. Una è la Merril Lynch che ha ragranellato 12,8 miliardi da Temasek il fondo sovrano di investimento di Singapore e 6,6 miliardi da un gruppo che comprende il Mizuho Financial Group e la Kuwait Investment Authorit. L'altra ad essere caduta nel rachet è la Citigroup che sta disperatamente cercando di vendere 500 miliardi in asset di varia natura (quasi tutta robaccia) per recuperare denaro.

La Merrill ha riportato nel secondo quarto una perdita netta di 4,6 miliardi, cioè 4,95 dollari per azione. La maggior parte delle perdite, 3,5 miliardi derivano da tranche di CDO super-senior (i CDO di qualità migliore che si tenevano le banche), e da aumenti di garanzie dovute ad aggiustamenti di valore di una serie di titoli (il cui valore è calato) per 2,9 miliardi di dollari. Metà della cifra è relativa ad aggiustamenti su CDO super-senior.

In sostanza la Merrill era esposta verso delle Monoline come Ambac e MBIA ed ha dovuto mettere da parte del denaro per compensare la perdita di valore dei titoli da esse assicurati (come i CDO) in conseguenza dell'abbassamento del rating delle due agenzie (Ambac e MBIA).

Per cercare di ragranellare qualche soldo la Merrill ha venduto la sua quota in bloomberg e si mormora che avrà presto bisogno di un ingente aumento di capitale, ma come già detto incombe lo spettro della "Rachet Provisons".

Anche Citigroup ha riportato 2,5 miliardi di perdite, cioè 54 centesimi di perdita per azione, ma aspettandosi di peggio, anche in questo caso gli investitori hanno reagito positivamente alla notizia ed in seguito all'annuncio il dollaro si è rafforzato momentaneamente.

La Citigroup sta continuando la sua strategia di tagli e vendite nel tentativo di fare cassa. Si è recentemente liberata della sua sezione tedesca di retail, prevedendo un risparmio a regime di 4 miliardi ed ha venduto CitiCapital, Diners Club International e CitiStreet transactions. Anche in questo caso, come per la Merrill, la banca non sembra intenzionata per il momento ad emettere nuove azioni.

Qualche giorno fa avevo descritto la manovra adottata dalla SEC (l'organo di controllo della borsa americana) per impedire le "naked short", le scommesse scoperte al ribasso, sul valore dei titoli quotati.

Ovviamente non sono state impedite le naked short su tutti i titoli in borsa, quello sarebbe stato almeno equo, se non proprio ragionevole. Nella quinta dimensione potete bene immaginare come venga interpretato il termine "equo". I titoli protetti da queste vendite al ribasso sono solo 19 e appartengono quasi tutti a banche o istituti finanziari:

BNP Paribas Securities Corp
Bank of America Corp
Barclays PLC
Citigroup Inc
Credit Suisse Group
Daiwa Securities Group Inc
Deutsche Bank Group AG
Allianz SE
Goldman Sachs Group Inc
Royal Bank ADS
HSBC Holdings Plc ADS
JPMorgan Chase & Co
Lehman Brothers Holdings Inc
Merrill Lynch & Co Inc
Mizuho Financial Group Inc
Morgan Stanley
UBS AG
Freddie Mac
Fannie Mae

Gli istituti riportati nell'elenco qua sopra hanno un campo di forza che li protegge, dai cattivi ribassisti che stavano facendo precipitare il valore di tutto il comparto bancario.

Quindi nessuno può shortare allo scoperto quelle 19 aziende?

Se fosse così sarebbe quasi "equo". Ormai avrete capito l'antifona. Ecco l'elenco di quelli che sono chiamati "market maker" e che nonostante lo scudo antishort eretto dalla SEC, posso continuare nella pratica delle naked short sui 19 nomi riportati sopra:

BNP Paribas Securities Corp
Bank of America Corp
Barclays PLC
Citigroup Inc
Credit Suisse Group
Daiwa Securities Group Inc
Deutsche Bank Group AG
Allianz SE
Goldman Sachs Group Inc
Royal Bank ADS
HSBC Holdings Plc ADS
JPMorgan Chase & Co
Lehman Brothers Holdings Inc
Merrill Lynch & Co Inc
Mizuho Financial Group Inc
Morgan Stanley
UBS AG

Come potete notare in nomi delle due liste quasi si sovrappongono. La Merrill e la Citigroup sono entrambe protette contro le naked short e sono entrambe esonerate dal divieto di fare delle naked short. Si possono shortare a vicenda in un incestuoso rapporto speculativo.

Tanto per fare una citazione poco colta, vien voglia di gridare:

"This is Madness!!!"

No, è sempre la solita e ormai vecchia quinta dimensione.

In realtà tutta la manovra della SEC sulle short non serve a far risalire (se non momentaneamente) il valore dei titoli, serve solo a consegnare il controllo del mercato su certe short a un numero limitato di soggetti.

Nel mondo normale verrebbe chiamata manipolazione del mercato, nella quinta dimensione si chiama "lotta alla speculazione".

Henry Paulson, il ministro del tesoro americano, martedì ha affermato per l'ennesima volta che i fondamentali dell'economia statunitense sono forti e che il sistema bancario è solido.

Mmmhhh.

Per chi avesse dei dubbi, se ciò che dice Paulson fosse vero, non si affannerebbe a ripeterlo ossessivamente ogni qualvolta si viene a trovare a meno di 5 metri da un giornalista o una telecamera.

Ne sarebbero consapevoli tutti senza bisogno di tante chiacchere.

Per completare il giretto nella quinta dimensione, parliamo un po' di mammeta e sorreta, i due parenti che non sapevamo di avere, ma che resteranno con noi a lungo: Fannie Mae e Freddie Mac.

Sempre Paulson, sta premendo il congresso degli Stati Uniti perché approvi la Housing Bailout Bill, una legge volta a cercare di tamponare il tracollo sul mercato immobiliare e il cui costo si dice supererà i 300 miliardi. La legge è stata modificata all'ultimo momento per aggiungerci un piano per il salvataggio delle due GSE. Si stima che questo piano costerà 25 miliardi.

25 miliardi per raddrizzare due colossi con un esposizione di 5200 miliardi?

Anche il New York Times arriva a chiedersi come cavolo abbiano fatto a calcolare quella cifra.

Ve lo posso dire io grazie alla mia esperienza sulla quinta dimensione. Si prendono 6 dadi a 6 facce e li si mettono tutti in un bussolotto. Si agita per bene il bussolotto e si tirano i dadi. Si sommano i 6 valori risultanti e ualà: ecco pronta una bella stima.

Anche qualcun altro la pensa come me. Dal NYT:

Il senatore Jim DeMint, Republicano della Sud Carolina, dice che i legislatori sono in linea di massima daccordo con il piano di salvataggio, ma ha aggiunto che ha dei dubbi sulla stima di 25 miliardi. "Tutti quanti sanno che è solo una fantasiosa supposizione" ha detto Mr. DeMint. “O non spenderemo nulla o spenderemo una cifra molto più alta di quella di cui stiamo parlando".

Dove andranno mai a prendere gli USA i 300 miliardi per la nuova legge, senza contare i costi aggiuntivi dovuti al salvataggio delle GSE?

Si parla di aumentare il limite del debito pubblico di 800 miliardi.

Se non ricordo male, i limiti ad esso, vennero inizialmente imposti da Clinton nel tentativo di tenere il debito sotto controllo. All'epoca il debito pubblico americano era la metà di quello attuale. Viene da chiedersi che senso abbia la farsa del limite, se ogni volta che ne hanno necessità ( mediamente una volta l'anno) lo aumentano.

Come ha reagito il mercato dei buoni del tesoro, a tutte le manovre intorno a Fannie e Freddie lo potete vedere nel grafico sotto preso da market-ticker.denninger.net


Il punto più basso indicato dalla freccia segnala il momento in cui si è cominciato a parlare di salvataggio delle GSE. Quella linea che sale su, su, verso l'infinito e oltre, rappresenta l'aumento del rendimento nei buoni del tesoro a 10 anni.

In pratica gli investitori non si fidano tanto di uno Stato che ha promesso di salvare due mostri che hanno in due un esposizione pari a più della metà del suo debito pubblico. Sanno che se anche esse verranno salvate, l'operazione verrà fatta a costo di una maggiore inflazione e pretendono rendimenti più alti sui prestiti che garantiscono al governo degli Stati Uniti.

Terminerò questa lunga descrizione del mondo alternativo in cui vivono i banchieri e certi finanzieri, cercando di riassumere il punto della situazione.

Esistono circa 6,84 trilioni di dollari in depositi nelle banche degli Stati Uniti. Di questi, 2,60 trilioni non sono assicurati. Per la cifra restante esiste l'FDIC, con a disposizione 53 miliardi in capitale a garanzia di eventuali fallimenti. Si stima che solo il fallimento dell'Indymac, possa arrivare a prosciugare fino a 8 miliardi dai conti dell'FDIC.

Il denaro liquido a disposizione del sistema bancario americano per coprire i famosi 6,84 trilioni è pari a 273,7 miliardi di dollari. Il resto del denaro è finito in mutui di varia natura, obbligazioni delle GSE, parcheggiato in perdite fuori bilancio (in SIV e veicoli di vario genere), trasformati in CDO e CDS, prestati per delle LBO (leverage buy out), ecc.

Nella quinta dimensione il sistema bancario ha "qualche" problema, ma niente di grave.

Non si può neppure affermare con certezza che siamo in recessione.

Adesso chiudete gli occhi, fate un bel respiro e tornate finalmente nel mondo normale.

E mi raccomando, non dimenticate: prima di parlare di "libero mercato" assicuratevi di essere nella quinta dimensione.

Nel mondo reale non esiste nulla del genere.

Peggio dei peggiori

Se gli Stati Uniti epicentro della crisi che ha colpito la finanza mondiale, non se la passano bene, la condizione dell'economia europea sembra essere uscita direttamente da un film horror.

Il sempre ottimista Pritchard fa un breve riassunto della situazione sul Telegraph, dichiarando che l'economia mondiale si trova nel suo punto di massima criticità. L'economia dell'eurozona crolla più velocemente di quella americana. Mentre all'FMI sembrano essersi bevuti completamente il cervello e rivedono le stime annuali dell'economia mondiale in crescita dal 3,7% al 4,1% relegando in una nota la "possibilità di una recessione mondiale", il livello di stress del mercato del credito europeo, espresso dall'Euribor e dall'indice sui bond dell'iTraxx supera quello presente nel mercato USA.

Anche se i banchieri alla BCE continuano ad essere terrorizzati da un spirale prezzi-stipendi simile a quella degli anni 70, l'inflazione core, cioè quella in cui non vengono compresi gli aumenti nel prezzo degli alimentari e dell'energia è scesa dall'1,9% all'1,8%, a dimostrazione che la spinta generale è deflazionaria e solo la combinazione derivata dall'indebolimento del dollaro e la speculazione borsistica fa aumentare il costo della vita.

Pritchard afferma che la fuga generalizzata dal dollaro prevista da alcuni non si verificherà e questo non certo per meriti USA, ma a causa della debolezza del resto dell'economia mondiale, debolezza che si sta rivelando in tutta la sua crudezza.

Il Guardian cita il professore David Blanchflower, il quale afferma che gli attuali dati sulla disoccupazione in Gran Bretagna sono solo la punta dell'icberg e prevede un aumento della disoccupazione dall'attuale 5,2% al 7% o più. Blanchfloweril stima che la condizione inglese sia peggiore di quella Statunitense dove la federal reserve ha tagliato aggressivamente i tassi di interesse ed esorta la banca centrale inglese a seguire l'esempio della sua collega d'oltre oceano prima che sia troppo tardi.

Francamente non vedo che benefici possa portare un taglio dei tassi a questo punto. Il problema è che non esiste una via "monetaria" per uscire dall'attuale crisi. Le dichiarazioni di Blanchfloweril fanno eco a quelle di Allister Darling che discutendo della problematica situazione economica inglese, ha detto che non si può chiedere di più in termini di tasse ai cittadini ai cittadini (anche perchè con un indebitamento pari al 179% del reddito disponibile cosa vuoi chiedere) per pagare i servizi essenziali, che verrano comunque tagliati.

La soluzione di Darling sembra essere quella di modificare le regole fiscali, le quali impongono che i debiti fatti dal governo non possano superare il 40% del Pil, per permettere allo stato di indebitarsi maggiormente. I debiti contratti dalla Gran Bretagna hanno avuto un balzo da Aprile in avanti. Nei 3 mesi che vanno da Aprile a Giugno i debiti contratti sono ammontati a 24,7 miliardi di sterline, la cifra più alta mai riscontrata dal 1946, cioè da quanto si è cominciato a registrare dati a riguardo. Un aumento di due terzi rispetto ai 14,7 miliardi di debiti contratti durante lo stesso periodo l'anno precedente.

Solo in Giugno lo stato si è fatto prestare 9,2 miliardi di sterline, 3 miliardi in più rispetto a Giugno dello scorso anno, un aumento di quasi il 50% un altro record storico. Il ministro ombra delle finanze inglese commenta la situazione del primo ministro Gordon Brown:

"Brown mise in gioco la sua credibilità proprio sulle regole fiscali". "Le finanze pubbliche sono un completo caos e le regole vengono eluse. E' come dare ad un prigioniero le chiavi della sua stessa cella."

L'Inghilterra è in grossi guai ed avendo negli ultimi 15 anni distrutto completamente i risparmi della sua popolazione incentivando invece il debito, si ritrovano senza la rete di salvataggio che avevano i paesi scandinavi ed il Giappone durante le crisi degli anni 89-90. Non può aumentare le tasse perchè tanto i sui cittadini non potrebbero pagarle e non può ridurre le spese oltre un certo limite senza aumentare significativamente la disoccupazione e rischiare la protesta generale.

Soluzione?

Più debito pubblico e tassi più bassi.

Soluzioni che servono solo a prendere tempo, ma non risolvono il problema alla radice. Se uno dei maggiori problemi è la popolazione troppo indebitata e la mancanza di risparmio, tagliare i tassi servirà solo a disincentivare ulteriormente i risparmi ed in ogni caso, una volta che il trucchetto di rivendere i debiti della gente impacchettandoli in derivati è saltato, sulla base di quali garanzie le banche dovrebbero prestare soldi a gente che ha debiti per il 179% del reddito disponibile?

In Spagna intanto continua il bagno di sangue. Il paese è precipitato nella peggiore crisi economica dal regime di Franco. La BNP Paribas avverte:

"L'economia è chiusa in un angolo. Alcuni dei costruttori di immobili finiranno a gambe all'aria, la situazione è chiara. Oltre il 10% dell'economia dipende dal mercato immobiliare. A paragone, negli USA si parla di un 6%-7% durante il picco della bolla. L'aggiustamento che si verificherà sarà enorme".

A dimostrazione della veridicità delle previsioni della BNP qualche giorno fa la Martinsa-Fadesa, colosso dell'immobiliare, è crollata in borsa perdendo il 50% in 2 giorni, dopo aver annunciato la richiesta di entrare in amministrazione controllata. In sostanza è fallita. Gravata da un debito di 5,2 miliardi di euro si è trovata nell'impossibilità di rifinanziarlo. Questa rappresenta la più grande bancarotta che si sia mai registrata in Spagna nel settore immobiliare.

L'associazione di costruttori APCE allarmata, annuncia che il settore è crollato del 15% da Settembre dello scorso anno. Nella Castiglia, dove allegro (si fa per dire) scorrazzava Don Chischiotte, il 69% delle case costruite negli ultimi 3 anni risultano invendute. La Deutsche Bank dice che la crisi immobiliare è peggiore del collasso dei primi anni 90. Prevede che il prezzo reale degli immobili crolli del 35% entro il 2011, man mano che le case invendute stimate in 700000 verrano smaltite sul mercato.

Zapatero se la prende con la BCE, accusandola di tenere i tassi troppo alti, strangolando così i proprietari di casa Spagnoli che al 98% hanno sottoscritto mutui a tasso variabile collegati all'euribor, aumentato di 145 punti base dallo scorso Agosto.

In un anno i disoccupati sono aumentati di 425000 unità, portando l'indice di disoccupazione al 9,9%.

Ammetto di non sapere come vengono redatte le statistiche sulla disoccupazione in Spagna, ma basandomi sull'esperienza che ho riguardo al metodo Italiano, Inglese, Americano presumo che usino i medesimi trucchetti per aggiustare i numeri (non contare chi non cerca attivamente lavoro, chi non lo cerca per determinati periodi di tempo, fare delle stime irrealistiche sulla creazione di nuove attività ecc).

La mia reazione al dato è: 9,9%???????????

E non siamo neppure al picco dell'attuale crisi economica. Se dovessi dare una stima direi che ci troviamo ad un terzo del cammino.

O gli Spagnoli nelle loro stime sono più onesti rispetto al resto del mondo o sono messi davvero male.

La situazione Italiana è penosa, anche se possiamo dire di stare ancora meglio della Spagna. A farci compagnia c'e' la Grecia, la cui produzione industriale, come quella Italiana, è crollata del 6,6% dallo scorso anno. Il Portogallo sta solo leggermente meglio registrando un bel meno 6,2%. Globalmente la produzione industriale del blocco europeo è arretrata del 1,9% in Maggio. Da Berlino avvertono che anche l'inossidabile Germania prevede un calo della produzione dell'1,5% nel secondo quarto, colpa del precipitare delle esportazioni.

Un declino mensile di questo livello, non si riscontrava in Europa dalla crisi sui cambi del 1992. Il Telegraph riporta pressioni Italiane in Europa volte a lanciare una specie di "New Deal" basato sull'avvio di una serie di opere pubbliche infrastrutturali, nel tentativo di rilanciare l'economia.

Quali sarebbero queste opere non viene specificato. Probabilmente perchè anche il governo italiano non ne ha la più pallida idea. Se l'esperienza insegna, sarà il solito "dateci i soldi che poi il modo di spenderli lo troviamo". Del resto ci sono ancora alcune zone d'italia libere dal cemento. Poverine, si sentiranno escluse, una bella colata non si nega a nessuno.

L'idea per finanziare il tutto e aggirare il limite del 3% di deficit imposto dalla UE è di usare l'European Investment Bank (EIB) e far emettere ad essa dei bond la cui vendita dovrebbe finanziare le opere in questione.

Vedremo se l'Europa accetterà di accollarsi una parte dei debiti rappresentata dai suddetti bond, per finanziare palazzoni di cemento in Italia ed in qualche altro paese Europeo bisognoso di assistenza.

Il risultato finale di questo film dell'orrore chiamato "economia Europea" avverte la RBS (Royal Bank of Scotland) rischia di essere un "reverse decoupling" un "inversione dello sganciamento", in cui l'Europa invece di seguire l'andamento Americano lo supera precipitando ad una velocità maggiore. Diversi analisti come Bill Gross della Pimco (sul quale è meglio che non dica nulla, anche perchè richiederebbe un intero post e non se lo merita), affermano che non esiste nessuna giustificazione per quel 25-30% di apprezzamento dell'euro rispetto al dollaro. Alla BNP hanno dichiarato di essere pessimisti sulla situazione futura della valuta europea prevedendo prossimi ribassi.

Altri consigliano prudenza e ribattono che l'effetto del pacchetto di stimolo del governo americano, costituito da un assegno di 600 dollari arrivato via posta ad ogni cittadino, si esaurirà alla fine di Agosto e l'economia Statunitense aumenterà la velocità della sua caduta.

Insomma, una gara in retromarcia. Chi arriverà per primo alla partenza?

Dopo aver parlato di "reverse decoupling" Jacques Cailloux, dell'RBS aggiunge riferendosi all'Europa:

"C'e' una perdita di velocità in tutta la zona. Non possiamo escludere una recessione."

Ammetto ormai di non sapere più quale sia la definizione di recessione, ma se nonostante gli ultimi dati siamo ancora solo a rischio di recessione, penso che la definzione sia una cosa tipo:

"Immaginate che un enorme metorite colpisca in sequenza la borsa di New York, Londra, Madrid, Parigi, Berlino, Bombay, Shangai, Tokyo polverizzando nel tragitto tra una borsa e l'altra il 30% delle abitazioni dei rispettivi paesi e il 10% delle industrie."

Ecco, in quel caso forse potremmo parlare di recessione.

giovedì 17 luglio 2008

Who panic first, panic best!

Il titolo si riferisce ad un detto americano che gira tra gli economisti. Il senso é: se proprio dovete farvi prendere dal panico, siate almeno tra i primi. Se aspettate troppo rischiate di trovarvi a correre verso l'uscita insieme ad un enorme massa di gente e finire incastrati insieme ad essi sulla porta che da verso la salvezza economica, come hanno scoperto molti dei correntisti dell'Indymac.

Quelli che alle prime voci di insolvenza della banca si sono diretti verso gli sportelli per ritirare i propri risparmi, lasciando nei propri libretti non più di 100000 dollari, la cifra massima assicurata dal governo federale degli Stati Uniti, hanno salvaguardato la propria stabilità economica. Quelli troppo pigri per farlo o che ingenuamente hanno creduto alle rassicurazioni dei dirigenti dell'istituto si sono trovati a perdere ingenti somme, se non a vedere distrutti i risparmi di una vita.

Deve essere una sensazione orribile.

Si comprende bene come mai si siano rischiati dei tafferugli di fronte alla sede della Indymac, quando qualcuno ha cercato di saltare la fila di persone in attesa da ore, che preoccupate si erano recate sul posto per avere informazioni precise sulla condizione del proprio conto e per ritirare tutti i soldi che potevano.

Nel frattempo ancora non si è capito che diavolo vuole fare il governo degli Stati Uniti con Fannie e Freddie. Tra gli economisti in rete il dibattito su come comportarsi è più che mai acceso. Il Wall street Journal dice in un articolo:

Ci si attende che la stima redatta dal Congressional Budget Office riguardo il costo che la proposta del Tesoro avrebbe sul bilancio federale si aggiri intorno a diverse decine di miliardi, secondo persone familiari con la situazione. Questa stima dovrebbe riflettere la probabilità che un investimento in azione possa essere fatto dal governo federale e che inoltre la linea di credito possa essere usata.

Un pò fumoso, ma praticamente parla della possibilità che il governo compri azioni delle 2 GSE per ricapitalizzarle. Riguardo alle decine di miliardi, ribatto: balle!

Centinaia più probabilmente.

Anzi secondo la S&P, come rivela bloomberg , il salvataggio delle 2 agenzie si mangerebbe il 10% del Pil americano contro un 3% che sarebbe il costo del salvataggio di tutti i broker messi insieme (si tratta di banche di investimento come la Lehman la Goldam Sachs e la defunta Bear Stearns). Il Pil americano si aggira sui 14 trilioni, stiamo quindi parlando di un costo netto di 1400 miliardi.

L'articolo di blomberg parla delle possibili ramificazioni di un salvataggio di questo tipo, facendo presente che l'impatto sui conti pubblici potrebbe essere tale da fare perdere il rating attuale (AAA) agli Stati Uniti e cita come precedente, il declassamento del Giappone avvenuto nel 1998 in seguito al tentativo del paese del Sol Levante di salvare le proprie banche da 77 trilioni di yen (579 miliardi di dollari) di prestiti problematici che avevano concesso.

Osservando i mercati i primi segnali di uno scenario di questo tipo si cominciano a scorgere. I CDS (i contratti derivati che assicurano dal rischio di fallimento di un azienda o di uno stato) sul debito americano si sono fatti estremamente più costosi. Essi sono aumentati passando dai 2 punti base di spread ai 22 punti base. Tenete conto che 2 punti base sono storicamente il valore normale per questo tipo di contratti sul debito pubblico americano.

Insomma non è il debito delle GSE che viene considerato più solido in seguito all'intervento del governo americano, ma invece è il debito degli Stati Uniti che si sta degradando e rischia di avvicinarsi al livello di quello della Fannie e della Freddie. Le conseguenze ovviamente rischiano di essere una fuga generalizzata dai buoni del tesoro americani, da parte degli investitori stranieri.

Un allarme in questo senso è stato lanciato dalla Merril Lynch, come riferisce il sempre solare Pritchard sul Telegraph. La famosa e malmessa banca ha esplicitamente affermato che gli USA rischiano nel giro di pochi mesi, una crisi per mancanza di finanziamenti stranieri a causa del salvataggio delle GSE.

Dal Telegraph:

Brian Bethune, il capo finanziario al Global Insight, ha detto che il tesoro americano ha due o tre giorni a disposizione per mettere del denaro vero a sostegno del piano di salvataggio per la Fannie e la Freddie, in caso contrario si troverà di fronte una pericolosa crisi che potrebbe precipitare in maniera incontrollabile.

"Questo non è il tempo per i politici di sottovalutare ancora una volta il rischio sistemico per il sistema finanziario e gli enormi danni che questo potrebbe infliggere all'economia. Spregiudicate e aggressive azioni sono necessarie e lo sono ora" ha affermato.

Non sono sicuro che che Bernanke e Paulson sappiano realmente cosa fare. Tutto farebbe pensare a una nazionalizzazione mascherata, una zombificazione, come illustrato nei precedenti post. Buona parte degli economisti, almeno quelli per cui il termine mercato riveste ancora un qualche significato sembrano concordare che sarebbe più ragionevole e onesto un piano che prevedesse una ristrutturazione delle due agenzie, in linea con quanto proposto da Roubini e illustrato in un precedente post.

Il problema è che mettere le due GSE in amministrazione controllata per ristrutturarle, presenta alcuni problemi legislativi. Quella che chiamano conservatorship, cioè l'amministrazione controllata in cui vengono poste di solito le banche, prevede un massimo di 45 giorni per la ristrutturazione dell'istituto che vi è sottoposto. Oltre a non essere delle banche, e quindi non si capisce bene se una conservatorship potrebbe essere applicato loro, sfido chiunque a ristrutturare 2 mostri del genere in 45 giorni.

Il chapter 11, legge che si applica alle aziende per ristrutturale, parimenti non si sa se potrebbe essere utilizzato per le GSE (che non son ne banche, ne aziende in senso classico) e comunque fornisce una spazio di manovra molto più limitato rispetto ad una conservatorship e quasi certamente insufficiente. Se si volesse realmente ristrutturare le GSE come invocano in molti, bisognerebbe creare delle leggi ad hoc. Altro che due o tre giorni.

Il problema però probabilmente è più accademico che altro. Tutto sembra propendere per una zombificazione. A riguardo ritengo emblematiche le parole del senatore Jim Bunnig, che in parlamento ha accusato esplicitamente la Fed di rappresentare "il rischio del sistema", di avere creato negli anni la situazione attuale e ha dichiarato che si opporrà ad ogni nazionalizzazione delle GSE anche se dovesse arrivare a fare il filibustiere (nel parlamento americano quando un senatore prende la parola non ci sono limiti di tempo, finchè esso sta in piedi e parla nessuno lo può bloccare. Fare il filibustiere significa parlare dei fatti propri, del tempo o leggere un libro finchè si resiste in piedi, in modo da bloccare così l'avanzamento di una legge il più possibile. Una gara di resistenza).

Sempre dal Telegraph:

All'incirca 1,5 trillioni di dollari del debito AAA della Fannie e della Freddie - e di altre GSE - risiede attualmente in mani straniere. La grande incognita è quando la pazienza degli stranieri si esaurirà e le perdite cominceranno ad accumularsi facendo precipitare il dollaro.

Hiroshi Watanabe, il capo regolatore del Giappone, ha scosso i mercati ieri quando ha incitato le banche giapponesi e le compagnie assicuratrici a trattare il debito delle agenzie americane con cautela. Questi due tipi di istituzioni detengono 56 miliardi di questi bond. La Mitsubishi UFJ detiene 3 miliardi di dollari. La Nippon Life 2,5 miliardi.

Ma la parte del leone la fanno le banche centrali di Cina, Russia e dei paesi produttori di petrolio. Questi paesi possono facilmente scatenare una fuga dal dollaro dato il clima attuale e mettere gli Stati Uniti in ginocchio, se decidessero che questo rientra nei loro interessi strategici.

Non posso fare a meno di sghignazzare immaginando come si potrebbero svolgere in futuro gli incontri diplomatici su questioni di una certa criticità strategica, come i missili in polonia che gli Stati Uniti vogliono impiantare contro il volere russo, con il delegato americano in ginocchio dedito ad una pratica molto in voga tra le ministre italiane e il delegato russo che annuisce soddisfatto.

Continua l'articolo del Telegraph facendo presente che con tutta probabilità ci sarà una fuga graduale dal dollaro che aumenterà progressivamente la sofferenza americana, ma senza scatenare il fuggi fuggi generalizzato dalla valuta verde.

Ieri in borsa i titoli delle GSE e quelli bancari sono risaliti bruscamente fino a toccare guadagni del 30%. E' difficile dire se si tratta di un rimbalzo tecnico o cosa possa esserci dietro di preciso. Gli ultimi dati sull'economia sono orrendi. L'inflazione è salita dell'1,1% nell'ultimo mese, un aumento simile non si vedeva dal 1982 e i nuovi dati sul mercato immobiliare, riportano un ulteriore deteriorarsi della situazione.

Una possibile spiegazione potrebbero essere le nuove regole imposte dalla SEC per chi gioca al ribasso sui titoli bancari. Gli shortisti sono quegli individui che scommettono su un futuro ribasso di un titolo azionario. Vendono le azioni al prezzo attuale (diciamo 100) prendendole in "prestito" da qualcun altro, ma spesso senza possederle minimamente e promettendo di consegnarle in futuro all'acquirente, nella convinzione che esse scenderanno di valore nel frattempo. Se esse calano di prezzo, (diciamo arrivano ad 80) le ricomprano e le consegnano intascandosi la differenza (20 in questo caso). Le regole nuove imposte dalla SEC impediscono le naked short, ciò la vendita di azioni con non si possiedono nella speranza che scendano di valore. Per poter shortare un azione con le nuove regole è necessario pre-acquistarle (farsele "prestare"appunto) anticipando quindi una parte del denaro subito.

Queste regole hanno l'obbiettivo di limitare le scommesse al ribasso sui principali soggetti finanziari (scommesse che abbassano il valore delle azioni) a cominciare da Fannie e Freddie. La SEC si è mossa dietro richiesta di Bernanke che affermò quanto fosse fondamentale sostenere il valore delle azioni e dei bond delle GSE in modo da aumentare la loro capitalizzazione e da sostenere il mercato immobiliare.

La SEC è scattata subito sull'attenti ed ha provveduto, anche se l'intervento di emergenza non potrà durare più di 45 giorni in tutto (almeno così dicono per il momento). Insomma il problema è chi scommette che il titolo di istituti decotti scenderà, non il fatto che essi siano decotti.

Ed il giochino di inganni e bugie continua!

Da notare come sia stato tempestivo l'intervento della SEC in questo caso, mentre la speculazione sui Future che fa aumentare insensatamente il prezzo del cibo, del petrolio e delle materie prime sembra proprio impossibile da bloccare a sentire i banchieri centrali (forse perchè sono proprio le banche e i grandi soggetti finanziari a speculare?).

Questo l'elenco degli istituti protetti dalle nuove regole:

BNP Paribas Securities Corp
Bank of America Corp
Barclays PLC
Citigroup Inc
Credit Suisse Group
Daiwa Securities Group Inc
Deutsche Bank Group AG
Allianz SE
Goldman Sachs Group Inc
Royal Bank ADS
HSBC Holdings Plc ADS
JPMorgan Chase & Co
Lehman Brothers Holdings Inc
Merrill Lynch & Co Inc
Mizuho Financial Group Inc
Morgan Stanley
UBS AG
Freddie Mac
Fannie Mae

Viene da chiedersi: e la Washington Mutual che fine ha fatto? La Wachovia, la Bank United, National City Corporation?

Sono state ormai date per morte (chi segue il blog sa quanto male siano ridotte) e la loro carcassa è stata regalata come contentino agli shortisti?

Tutta la manovra della SEC puzza di un odore preciso.

Quello della Disperazione.

Non servirà a nulla questa manovra. Neppure se riuscisse a far risalire momentaneamente i valori azionari per i famosi 45 giorni (cosa di cui dubito),dato che la condizione di molti quegli istituti è talmente compromessa da non poter suscitare nessuna fiducia nel lungo periodo.

Unica nota positiva è stato il calo del prezzo del barile sceso a 135 dollari dal record storico di 146. La nota negativa è che il calo sembra essere avvenuto perché la nozione che l'economia planetaria sia in recessione pare stia cominciando lentamente a farsi strada anche nel cervello del più smaliziato speculatore.

Recessione = minore consumo di petrolio.

Anche sul mercato dei future (salvo casini inenarrabili come un attacco all'iran) vedremo probabilmente una fuga verso l'uscita ed anche in questo caso come sempre:

Who panic first, panic best!

domenica 13 luglio 2008

Zombification

Zombification è il termine usato ormai per identificare la condizione in cui si trovano le banche americane e diverse banche europee.

Infarcite di debiti non sono state fatte fallire, ma vengono mantenute artificialmente in vita da un continuo flusso di denaro che gli viene fornito dalle banche centrali. Attenzione, non si tratta di denaro regalato, perché non è possibile nel sistema economico attuale fare un operazione del genere, si tratta di prestiti. L'unica maniera per "regalare" denaro alle banche sarebbe quello di nazionalizzarle e tappare i buchi di bilancio con denaro pubblico.

I prestiti forniti alle banche hanno una scadenza mensile, ma vengono rinnovati ad ogni scadenza, in altri termini quando si tratta di ripagare i debiti con la banca centrale i vari istituti che resterebbero in mutande se fossero costretti ad aprire il portafogli per davvero, semplicemente chiedono altri prestiti e in quantità maggiore di quelli precedentemente erogati in modo da saldare i debiti passati.

Un pò come quegli individui che pagano i debiti su una carta di credito usando un altra carta di credito.

Le banche sono a tutti gli effetti dei morti viventi.

I buchi di bilancio restano li, ma ad esse non viene concessa la possibilità di morire.

E' quello che si intende dire quando si afferma che una banca centrale può risolvere un problema di liquidità delle banche, ma non di insolvenza. Non possono regalare denaro, ma possono prestarne in continuazione sperando che le banche lo usino in maniera oculata e in qualche modo riescano tramite investimenti a ripianare i propri libri contabili.

Come ho detto diverse volte non potendo più prestare denaro ad una popolazione indebitata fino al collo, le banche si sono messe a speculare sul prezzo del cibo, dell'energia e delle materie prime. I banchieri centrali ben consapevoli della cosa si guardano bene dall'impedirglielo nella speranza che riescano in fretta a migliorare la loro situazione finanziaria togliendogli le castagne dal fuoco.

Adesso siamo passati ad un livello superiore di zombificazione, fino ad ora inedito.

E' arrivato il momento della Fannie Mae e della Freddie Mac.

Come detto diverse volte le due GSE sono talmente grandi da non poter essere lasciate fallire, perché sarebbe la fine del sistema finanziario così come lo conosciamo.

Una articolo del times rivela quale sembra essere la strada che Bernanke ha intenzione di percorrere per salvare le due agenzie. "Regalargli" 15 miliardi di dollari per tamponare la situazione, ricevendo in cambio delle preferred stock. Cioè delle nuove azioni emesse per l'occasione che andranno quindi a diluire ulteriormente il già ben misero valore del titolo delle GSE.

Oltre a questo la Fed aprirebbe la finestra di sconto normalmente riservata alle banche, anche alla Fannie e alla Freddie. Attraverso di essa le GSE potrebbero continuare ad ottenere dei flussi regolari di liquidità.

In pratica le GSE verrebbero implicitamente nazionalizzate.

La solita farsa. Non vogliono nazionalizzarle veramente, ma non possono lasciarle fallire per cui continueranno a fornire loro un continuo flusso di denaro trasformandole in zombi e dichiarando surrettiziamente :"ci siamo noi governo degli Stati Uniti dietro ad esse, non preoccupatevi, i vostri soldi non scompariranno". (a meno che non siate azionisti)

Roubini ha pubblicato un articolo molto interessante a riguardo, sconsigliando vivamente una operazione di questo genere. Fa notare come in generale le GSE abbiamo in pancia mutui e titoli di qualità decente e stima che limitandosi a ristrutturare la situazione delle due agenzie le perdite ammonterebbero al 5% dei 5 trilioni di titoli che esse possiedono.

Le agenzie potrebbero restare solventi ed in vita a fronte di una limitata perdita.

Si parla quindi di 250 miliardi (anche se personalmete penso che Roubini sia un pò troppo ottimista nelle sue stime). A paragone, i detentori dei bond Argenti hanno riportato una perdita del 75%. Inoltre i titoli delle due GSE offrivano rendimenti dell'1% superiori a quello dei titoli del tesoro americano. Quell'1% era il rendimento che andava a coprire il rischio di un possibile fallimento delle GSE. Insomma, chi ha investito pensando che aveva a che fare con titoli assimilabili ai buoni del tesoro Statunitensi, ha preso un granchio e doveva essere consapevole che si poteva verificare un fallimento.

Una zombificazione della Fannie e della Freddie significherebbe per il tesoro americano spendere inutilmente quell'1% in più rispetto ai titoli di stato, si parla quindi di 50 miliardi. Tanto vale nazionalizzarle senza tanta ipocrisia, dire esplicitamente che le GSE appartengono al governo e quindi i titoli che emettono devono avere gli stessi rendimenti dei bot governativi, risparmiano perciò i suddetti 50 miliardi.

Purtroppo un operazione del genere risulta intollerabile a livello politico. Ad uno stato che ha già un debito pubblico che supera i 9 trilioni di dollari andrebbero ad aggiungersi 5 trilioni in più da garantire. Uno scenario inattuabile politicamente, specialmente in un anno di elezioni.

Perché quindi non zombificarle, rimandando il problema, (perché la zombificazione non è una soluzione), lasciando che se ne occupi il poveraccio che riceverà la carica di presidente dopo le elezioni di Novembre?

Tipica mossa da politici dei giorni d'oggi.

Il secondo quarto si sta per chiudere è gia trapelano le stime delle perdite per il settore bancario. Ho gia parlato dei 2,8 miliardi di perdite stimate della Wachovia. Si dice che la Citigroup riporterà 8 miliardi di perdite e la Merrill Lynch 4 miliardi.

Altro che terroristi islamici e jihadisti, se continua così il prossimo presidente degli USA si dovrà difendere dai morti viventi.

venerdì 20 giugno 2008

La Spagna ci "schifa"

Bloomberg riporta come la Spagna abbia preso la decisione di non accettare più i buoni di stato Italiani come garanzia per prestiti a breve termine.

Il tesoro Spagnolo presta la liquidità in eccesso a sua disposizione a istituti finanziari e banche di investimento in cambio di securities di vario genere come garanzia. L'anno scorso la Spagna in seguito ad un boom del surplus a disposizione, ha esteso la gamma dei titoli che accetta includendo buoni del tesoro di governi esteri e bond emessi da aziende con rating AAA.

Da luglio, che sia di origine privata o pubblica, la Spagna accetterà solo debito che abbia un rating AAA, il che taglia fuori l'Italia i cui BOT hanno un rating A+ (pari a quello del Botswana) secondo Standard & Poor's e Aa2 secondo Moody's.

Da Bloomberg:

"Ciò sembra riflettere esattamente le divergenze di interessi all'interno della zona euro che ci aspettavamo e ne dovremmo tener conto in futuro" ha detto Meyrick Chapman un stratega sulle posizioni a reddito fisso all'UBS AG di Londra.

La liquidità del governo Spagnolo è calata quest'anno a causa dell'aumentato numero di buoni che hanno raggiunto la maturità, constringendo il tesoro ad essere più severo riguardo alle garanzie che accetta, ha detto Ezquerra (direttore del debito pubblico al tesoro spagnolo)

"Abbiamo meno denaro in eccesso da prestare al mercato" ha detto. "In pratica, questo significa che non possiamo continuare ad accettare i buoni Italiani".

La Spagna continuerà ad accettare i buoni del tesoro della Germania, Francia e Olanda, dagli altri membri quotati all'Iberclear con un rating AAA, e naturalmente quelli emessi da essa stessa.

Il segnale per l'Italia è ovviamente pessimo. La Spagna potrebbe essere solo il primo di tanti altri paesi che potrebbero rifiutare i nostri buoni del tesoro. Questo si va ad aggiungere all' aumento vertiginoso dello spread (la differenza) tra il rendimento dei BTP italiani e quelli tedeschi arrivata a toccare i 60 punti base a Marzo il massimo dal 1999.

La crisi nel mercato del credito fa scappare gli investitori e li spinge a rifugiarsi in titoli ritenuti poco rischiosi come i buoni tedeschi o a speculare sulle materie prime. Questa fuga rende più costoso all'Italia finanziarsi tramite il proprio debito, dato che i rendimenti sui Btp devono aumentare per attirare gli investitori.

La spaccatura tra i buoni dei diversi stati europei riflette la differenza, nella forza delle varie economie e il fatto che esse avrebbero bisogno di politiche economiche diverse. Paghiamo, insomma il prezzo delle previsioni che opera il mercato su quanto duramente verrà influenzata l'economia Italiana dalla crisi attualmente in corso.

Ovviamente chi compra dei buoni, è interessato oltre che al loro rendimento alla richiesta che esiste sul mercato per i buoni stessi, cioè quanto essi siano vendibili. Se altri paesi seguissero la direzione indicata dalla Spagna e cominciassero a rifiutarli, il nostro debito rischierebbe di fare la fine della questione dei matrimoni tra gay nella campagna elettorale americana.

Non li vorrebbe toccare nessuno. Neanche con un palo di 10 metri.