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mercoledì 8 ottobre 2008

Pushing a string (defcon 5,2)

Si, esiste qualcosa sopra a defcon 5 e ci siamo.

Un altro paio di giorni con l'andazzo attuale ed il "total meltdown", il completo squagliamento del mercato smetterà di essere un serio rischio e diventerà una realtà. Se oggi Wall Street farà solo finta di aprire in maniera simile alle borse Europee mi aspetto un taglio di emergenza dei tassi.

I mercati asiatici stamattina, sono precipitati in un abisso fatto di vendite. L'Indonesia ha sospeso la borsa a tempo indefinito. Il Nikkei è crollato del 9,38%, l'Hang Seng del 8,47% scendendo sotto quota 16000 ed in Europa si sta replicando lo stesso incubo.

Le manovre degli ultimi giorni non sembrano aver convinto nessuno a partire dalla nuova facility messa in piedi dalla Fed per acquistare la commercial paper, il CPFF. Questa ennesima trovata è in linea con alcuni suggerimenti per risolvere la crisi che Roubini avanzò pochi giorni fa ad una conferenza tenuta al CFR.

Roubini è probabilmente uno dei pochi economisti "istituzionali" ad aver dimostrato una reale comprensione dell'attuale situazione unita ad una grande capacità di prevedere con esattezza gli effetti che la crisi economica avrebbe prodotto.

Se il CPFF non sembra aver convinto nessuno dovremmo quindi dedurre che Roubini si sia sbagliato?

A questa domanda risponderei: si e no.

Il CPFF è solo l'ultima delle facility messe i piedi e gestite dalla FED. Prima venne il TAF lo scorso autunno, poi il TSLF seguito a breve dal PDCF. Nessuna di queste è servita a nulla e per una precisa ragione: non vanno minimamente ad influire sul reale problema che attanaglia i mercati.

Ieri Trinchet se ne uscito, affermando di avere dei poteri limitati e di non essere in grado di risolvere problemi di insolvenza.

Nessuna banca centrale ha quel potere per fortuna, ma che mi ricordi è stata la prima volta da che è scoppiato il casino sui mercati lo scorso anno che ho sentito un banchiere centrale accennare ad una crisi di insolvenza.

Trinchet ha detto bene.

E' l'intero sistema ad essere insolvente.

Tutte quelle zuppe alfabetiche definite facility, non sono in grado di risolvere un problema di questo genere.

Lo scorso anno tutte le banche, scoprirono di avere i libri contabili pieni di titoli che avevano perso gran parte del loro valore. Si resero conto quindi, di avere dei crateri più che dei bilanci e smisero di fidarsi l'una dell'altra. Nessuna banca volle correre il rischio di prestare denaro ad una sua collega, per paura che essa potesse fallire di punto in bianco. La FED disse a quel punto: "se non si prestano denaro da sole interverrò io e presterò a loro il denaro direttamente". Mise quindi in piedi il TAF a questo scopo. Esso prestò denaro contante in cambio, come garanzia, di tutti quei titoli che le banche non riuscivano più a vendere.

Non bastò. Dovette inventarsi poco dopo il TSLF, per fornire alle banche buoni del tesoro in cambio di altra cartaccia invendibile. A quel punto fallì la Bear Sterns e la FED scoprì che esistevano delle entità, come le banche di investimento, che la FED non poteva regolare, non poteva lasciar fallire perché troppo grandi e che non avevano accesso al TAF. Istituì quindi il PDCF per fornire denaro anche a loro.

Ora sono i privati, aziende o tutti quei soggetti finanziari esclusi dal PDCF, a non ricevere più denaro. Le banche non hanno mai ripreso a farlo mentre gli investitori, avendo capito che la crisi non è ne un fenomeno trascurabile ne uno passeggero hanno ritirato i loro soldi rifugiandosi nei buoni del tesoro. La FED seguendo il consiglio di Roubini ha deciso di intervenire e di fornire direttamente denaro anche ai privati tramite il CPFF.

Il TAF all'inizio doveva essere composto da aste bisettimanali di 20 miliardi. Notte tempo l'importo fu alzato a 30 miliardi. Un paio di settimane dopo divennero 50. All'inizio di quest'anno il TAF fu portato a 75, poi a 100 poi a 150 ed ora siamo arrivati alla cifra folle di 450 miliardi (900 miliardi mensili). Tra l'altro, all'inizio, raccontarono che tutte queste facility sarebbe durate solo per 6 mesi (avrebbero tutte dovuto chiudere i battenti mesi fa).

Questi zupponi alfabetici servono solo a prendere tempo. Forniscono liquidità al sistema, ma dato che il sistema è insolvente cioè è pieno zeppo di perdite e debiti non ripagabili, continuare a fornire denaro senza andare ad intaccare la radice dell'attuale crisi non serve. Roubini essendo intelligente, non si è mai sognato di dire: "mettiamo su una facilty per comprare la commercial paper così siamo a posto" (qui potete cosa suggerisce esattamente).

Uno dei passi che suggeriva era di rimettere in moto per il momento il mercato della commercial paper, ma contemporaneamente prevedeva anche di intraprendere una serie di passi che andavano ad affrontare il problema dell'insolvenza del sistema. La FED questo problema non lo ha mai voluto affrontare. Ha zombificato il sistema continuando a fornirgli prestiti in quantità crescenti, nell'illusione che prima o poi esso si sarebbe sbloccato da solo, come per magia. Solo un paio di settimane fa si è arresa all'evidenza, ma come al solito, invece di imbastire un piano degno di questo nome, han messo un piedi un mega fondo da 700 miliardi che non risolverà il problema, potrà al massimo rimandare di poco la resa dei conti.

Se il problema è l'insolvenza tutto quello che si può fare e lasciare che la gente fallisca e che il debito venga cancellato. Ovviamente molti riporteranno delle perdite a causa di ciò. Alcuni sono troppo grandi e vanno salvati per forza se si vuol far finta di tenere in piedi la baracca, ma non si può, come si fa ora, pretendere di salvare e garantire tutti.

O si accettano le perdite e si ricapitalizzano con denaro pubblico gli stituti indispensabili o ci mettiamo direttamente a stampare denaro e a regalarlo in giro. Riusciremmo tutti a pagare i nostri debiti, ma allo stesso tempo distruggeremmo completamente la nostra moneta (qualunque essa sia). Come dice Mish Shedlock sul suo blog: "se stampare denaro fosse una soluzione, lo Zimbawe sarebbe lo stato più ricco del mondo".

Dato che il denaro non può essere stampato e regalato, Ben e amici han semplicemente deciso di continuare a prestarlo a tempo indefinito. Tutto il denaro che ritengono necessario. Ci troviamo nella situazione che Keynes definiva "pushing a string", spingere una stringa. Il problema è l'eccessivo indebitamento del sistema: banche, aziende, persone. E' inutile continuare a prestare denaro anche a tassi ridicoli, anche chiedendo in garanzia spazzatura perché nessuno ha più la propensione ad indebitarsi o a far circolare questo denaro. Per quanto uno spinga, la stringa si piega semplicemente su se stessa senza avanzare di un millimetro.

Bisogna ripristinare la fiducia e per farlo è necessario purgare il sistema dal debito in eccesso. E' duro e doloroso. Significa una recessione di durata indefinita e un alta disoccupazione, ma l'alternativa è il collasso completo.

L'Inghilterra sembra aver capito l'antifona dopo il crollo che la Royal Bank of Scotland ha riportato ieri (-43,5%) ed ha iniettato 50 miliardi di sterline nel sistema bancario inglese, ottenendo in cambio delle azioni preferenziali. Questa forma di ricapitalizzazione e semi-nazionalizzazione delle banche inglesi, ricorda da vicino il tipo di manovra che addottò la Svezia durante la crisi scandinava dei primi anni 90 e che ancora oggi viene indicata come esempio da seguire da uno stuolo di illustri economisti. Un operazione di certo più intelligente rispetto al piano di Hank Paulson e che difende meglio gli interessi dei contribuenti.

Il rischio però, è che sia troppo poco e troppo tardi.

martedì 7 ottobre 2008

Defcon 5

Bagno di sangue.

E' questo il termine più appropriato per descrivere quel che è successo ieri nelle borse di tutto il mondo. L'asia è colata a picco, oggi il Nikkei è sceso sotto i 10000 punti seguendo l'esempio del Dow che ieri arrivò a toccare -8,59% per poi risalire in chiusura sulla scia di voci che davano per probabile un prossimo taglio dei tassi da parte della Fed, e finendo con l'assestarsi a 9955 punti (sotto la soglia psicologica dei 10000). Ormai i future valutano in un 60% la probabilità che Bernanke annunci un taglio durante la prossima riunione dei governatori della Federal Reserve, mentre la probabilità di un taglio dei tassi in Europa è valutata nel 100%.

Mosca ha perso ieri un 19%, la borsa Brasiliana il 15%, entrambe hanno dovuto sospendere la seduta. Milano ha chiuso con un bel -8,24%, un calo mai riscontrato dal crollo del 1987 in avanti, Londra si è limitata ad un -7% così come Francoforte mentre Parigi crollava di un 9% . Mediamente in Europa il calo è stato del 7%.

Più che una seduta di borsa è stato un vero e proprio massacro. Una sfilza infinita di numerini rossi con un meno davanti che non facevano altro che aumentare in valore. Solo 3 cose si sono salvate:l'oro, lo yen ed i buoni del tesoro.

Pessimo segnale.

L'Islanda è alla bancarotta. Ha nazionalizzato il secondo istituto bancario, la Landsbanki, nel giro di due settimane. La stessa Kaupthing, la più grande banca dell'isola si dice sia in difficoltà economiche. La sua esposizione pari al 623% del PIL islandese la rende uno di quei soggetti troppo grandi per essere salvati, almeno dalla sola Islanda. La corona islandese ha perso un quarto del suo valore ed è ormai considerata solo un gradino sopra alla moneta dello Zimbawe, stato corroso da un iper inflazione come non se ne vedevano dagli anni 20. Dopo che i super mercati dall'isola hanno annunciato di non poter più acquistare beni di prima necessità da altri paesi a causa della perdita di valore della propria moneta, sono stati assaltati dalla popolazione spaventata che ne ha svuotato gli scaffali. Gli islandesi non sembrano rendersi realmente conto di quel che gli sta accadendo. Cercano di scaricare la colpa della loro situazione su altri paesi: è tutta colpa degli Usa si sussurra per le strade, e contemporaneamente si cerca una via di scampo. Alcuni si interrogano sulla possibilità di entrare all'improvviso in Europa.

Quello che ha colpito e devastato l'islanda è stata l'inversione del carry trade.

Il carry trade è la pratica di prendere in prestito ingenti quantità di denaro da un paese che tiene i tassi di interesse estremamente bassi per investirli in strumenti a reddito fisso in altri paesi. Il guadagno deriva dalla differenza tra il rendimento dell'investimento fatto ed il costo dell'interesse da pagare sul denaro prelevato. In soldoni da dieci anni ormai, grossi soggetti finanziari se ne andavano in Giappone dove i tassi di interesse erano arrivati a toccare lo 0,15%, se non ricordo male, a prendere in prestito dalle banche grosse somme di denaro, denaro che poi investivano ad esempio, in buoni del tesoro islandesi i quali, almeno fino ad un po' di tempo fa, promettevano rendimenti del 9%-10%.

Una pratica lucrosa e senza rischi, almeno finchè lo yen non sale di valore o la banca centrale Giapponese non decide di alzare i tassi di interesse. Quando ciò si verifica, il carry trade smette di diventare conveniente e gli investitori sono costretti a fare incetta di yen per ripagare il denaro preso in prestito.

Grazie al carry trade gli islandesi si ritrovarono pieni zeppi di denaro. Investitori da tutto il mondo prelevavano denaro dal Giappone per investirlo nella piccola isola. Talmente tanto era questo denaro che le banche islandesi non sapendo più che farci cominciarono a comprare delle loro colleghe in Inghilterra. Tutto questo credito dette vita ad un ristretto gruppetto di miliardari e creò nella popolazione l'illusione di essere diventata improvvisamente ricca.

L'illusione si infranse qualche anno fa quando il Giappone minacciò di alzare i tassi di interesse. Questo provocò una fuga di massa dei capitali dal mercato islandese. Di colpo l'isola si ritrovò senza credito, ma con un sacco di debiti da pagare. A questa situazione poi si è aggiunta l'attuale crisi economica ed il mercato del credito completamente bloccato. Le banche islandesi piene di debiti non sono riuscite a recuperare abbastanza credito in giro da restare in piedi. La moneta islandese sta precipitando nell'abisso. Stranamente sembra che per salvare la piccola isola non sia intervenuta l'Europa, bensì la Russia fornendo un prestito da 4 miliardi di euro al disperato stato nordico.

Se la crisi del credito ha rinforzato lo yen producendo un epocale inversione del carry trade (che non fa che aumentare ulteriormente il valore della moneta Giapponese), l'Islanda non è l'unico stato ad essere sull'orlo della bancarotta. Anche la California, lo stato più ricco degli USA, quella che per PIL viene considerata la settima potenza mondiale, non sa più a che santi votarsi. A causa del defict di 17 miliardi di dollari accumulato con l'esaurirsi della bolla immobiliare si è vista costretta a mettere alla paga minima di 4,5 euro l'ora tutti i suoi dipendenti per alcuni mesi. Non è bastato. Il governatore Schwarzenegger si è dovuto rivolgere al governo federale per elemosinare 7 miliardi di dollari senza i quali non saprebbe come pagare gli stipendi. Lo stato di New York ha un buco di 1,2 miliardi e ne prevede uno di 5,4 per il prossimo anno come conseguenza dei licenziamenti di massa a Wall Street. Massachusetts, Virginia, Connecticut sono solo alcuni degli stati che hanno già annunciato pesanti tagli.

Il problema rimane il blocco del mercato del credito.

Nessuno vuole più comprare i buoni del tesoro dei singoli stati americani o delle municipalizzate. Non si fidano più. Si accalcano tutti sui buoni del tesoro del governo federale nonostante i loro rendimenti siano ai minimi storici, gettando nella disperazione gli stati individuali che si ritrovano nell'impossibilità di recuperare il denaro necessario a mandare avanti la baracca.

Non si tratta più della sfiducia che le singole banche nutrono nei confronti delle loro colleghe. Quello che si è completamente incagliato è il mercato della "commercial paper". La commercial paper non è altro che debito a breve termine che le aziende emettono per finanziare le loro operazioni quotidiane. In sostanza delle specie di obbligazioni a scadenza molto breve. Normalmente si parla di 30-90 giorni, anche se si può arrivare a scadenze di 270 giorni. Fino a poco tempo fa, il mercato era un avido compratore di commercial paper, specialmente quella emessa da istituti finanziari. Ora tutto si è bloccato. Gli ultimi dati americani, come potete notare nella tabella sotto, parlano di un calo di 94 miliardi nella commercial paper di aziende finanziare, quindi banche e affini, mentre solo un -0,8 miliardi nei confronti delle aziende non finanziarie (anche se pure in questo settore la situazione sta cominciando a precipitare).


DateTotal

Total
Non-Fin

Domestic
Non-Fin
Foreign
Non-Fin
Total
Fin
Domestic
Fin
Fgn
Fin
Asset-
Backed
8/13/0821.4-0.5-0.50.026.830.6-3.8-5.3
8/20/0840.519.219.3-0.1-4.4-8.13.725.4
8/27/087.15.35.8-0.5-7.1-0.9-6.28.4
9/3/0810.04.84.50.2-14.3-4.8-9.519.3
9/10/0811.14.84.00.93.54.1-0.62.6
9/17/08-52.1-18.3-17.0-1.3-16.9-13.1-3.8-18.6
9/24/08-61.01.10.80.2-50.3-35.2-15.8-7.8
10/1/08-94.9-0.80.0-0.8-64.9-44.2-20.6-29.1


In sostanza neppure i privati si fidano più delle banche. Del resto se esse non si fidano l'una dell'altra come possono pretendere che lo facciano i privati?

Tra i maggiori compratori di commercial paper poi, ci sono sempre stati i "money market fund" (MMF), grossi fondi che la gente ha sempre considerato equivalenti ai depositi bancari. Vi lasciavano il denaro sapendo che esso sarebbe stato investito in prodotti a basso rischio. Il rendimento offerto dai MMF anche se basso, era superiore all'interesse offerto dalle banche e il denaro poteva essere ritirato ogni volta che ne esisteva la necessità. Tutto bene, almeno finchè il valore di uno dei più antichi MMF non precipitò sotto la soglia di un dollaro ad azione. Dato che al contrario dei depositi bancari, questi fondi non godono della garanzia statale, gli investitori spaventati li abbandonarono in massa per rifugiarsi nei buoni del tesoro. I fondi dovettero congelare i depositi e per materiale mancanza di denaro smisero di comprare commercial paper, lasciando banche ed aziende prive di finanziamenti fondamentali.

Nel tentativo di ripristinare un po' di serenità, il tesoro americano ha deciso di garantire i depositi dei MMF fino al 18 dicembre di quest'anno, riservandosi poi la possibilità di rinnovare l'operazione fino a settembre del 2009. La manovra non sembra comunque, essere sufficiente per la Fed, dato che secondo il New York Times essa sta valutando la possibiltà di comprare direttamente la commercial paper. Significherebbe che la Fed dopo essere diventata la flebo che mantiene in vita un sistema bancario restio a far circolare il denaro, diverrebbe anche il diretto creditore delle aziende.

Roba mai vista.

Le Fed ha anche deciso che le aste bi-settimanali del TAF, la facility messa in piedi un anno fa per prestare denaro alle banche in cambio di cartaccia, era troppo limitata. Partita lo scorso autunno con una cifra di 20 miliardi arrivò, qualche mesa fa, alla spaventosa cifra di 150 miliardi (150 ad asta quindi 300 al mese). I prestiti sono sempre stati a breve termine, 28 e 35 giorni, poi a settembre quando l'entità del TAF venne portata alla stratosferica quota di 450 miliardi, comparve anche un bel prestito ad 84 giorni. Ora la Fed vista la grande efficacia di queste mosse (ironia) ha deciso di portare il TAF ad un importo mensile di 900 miliardi.

Si dice che sbagliare sia umano e perseverare sia diabolico.

Se non sono serviti 450 miliardi mensili, appoggiati sopra ad una massa incredibile di altri interventi a ripristinare il funzionamento del mercato del credito forse è la strategia che si sta implementando ad essere sbagliata. Almeno, questo è il dubbio che penso verrebbe a qualunque persona normale.

Bernanke invece sembra deciso ad insistere.

Se uno va a spulciare tra le pieghe del piano di Paulson scopre anche che è stata anticipata al 1 ottobre del 2008 una legge che doveva entrare in vigore nel 2011. Essa concede alla Fed il potere di permettere alle banche di mantenere una riserva dello 0%. Si presume che il tutto avesse a che fare con Basilea II, il trattato che ridisegna il sistema bancario e che mette l'accento sulla capitalizzazione più che sulle riserve, come indicatore maggiormente affidabile della salute delle banche. Per valutare correttamente la capitalizzazione degli istituti andrebbe usato il "mark to market", ciò certi titoli il cui valore sarebbe complesso da valutare vanno messi a bilancio a valore di mercato.

Il mark to market è ciò che le banche si sono sempre rifiutate di applicare, dato che sono piene di titoli il cui valore è calato drammaticamente. Le terrorizza l'idea di doverli mettere a bilancio ad una frazione del valore facciale, ritrovandosi improvvisamente con grosse perdite e sotto capitalizzate.

Nessun problema. Ci ha pensato l'amico Hank (Hank Paulson ministro del tesoro americano). Il piano da 700 miliardi, poi diventati 850 dato che 150 li han dovuti regalare in bonus fiscali ai senatori perchè approvassero il piano stesso, prevede la sospensione del mark to market.

Oltre ad essere una legalizzazione della menzogna e del falso in bilancio, dato che consente alle banche di tenere nel bilancio titoli ad un valore completamente inventato, questo fatto, unito alla possibilità delle banche stesse di mantenere una riserva dello 0% è nitroglicerina pura. Se mi dici che conta la capitalizzazione e poi mi togli lo strumento, il mark to market, per valutarla portanto allo stesso tempo la riserva obbligatoria allo 0%, stai creando una bomba ad orologeria.

E tanto per non lasciare nessuna via intentata allo stesso tempo la Fed comincerà a pagare gli interessi su tutte le riserve che le varie banche tengono depositate in essa.

Riguardo al mark to market, una delle simpatiche illusioni di sta gentaglia è che una volta che nessuno sarà più in grado di valutare il valore di tutta quella spazzatura costruita sui debiti (mutui e simili), come per magia ricominceranno tutti a comprarla e a venderla.

Come no!

So che che tutte le banche hanno delle scatole in magazzino, alcune con dentro del caviale altre piene di merda. Merda con un bel fiocchetto rosa sopra. Un fiocchetto molto carino che per un certo periodo era riuscito a distrarmi dalla vera natura di ciò che adornava. Poi, finalmente, qualcuno in qualche parte nel mondo, decise di provare ad assaggiare sta roba marrone con un fiocchetto sopra e scoprì con profondo disgusto che si trattava di merda. Da allora nessuno la volle più comprare. A questo punto arriva Paulson e intima: "Fermi tutti! Da oggi in poi nessun potrà più controllare il contenuto di una scatola prima di comprarla".

Soddisfatto per il suo intervento, Paulson finalmente poté rilassarsi, immaginandosi frotte di investitori che seppure ignari di ciò che acquistano, aprono felicemente il portafoglio per fare incetta di scatole. Immaginatevi il dialogo tra due investitori:

"Tu che cosa hai trovato?" chiede il primo

"Una scatola piena di caviale" risponde il secondo soddisfatto

"Che culo! Io una colma di merda e ci hanno pure tolto il fiocco. Aspetta che ne compro un altra che magari sarò più fortunato."

La merda, resta merda Paulson, per quanti fiocchi tu e i vostri amici possiate provare a metterci sopra.

Un altra avvenimento che sta restringendo il credito è il fallimento della Lehman. Chi legge questo blog sa benissimo cosa sono i cds, quei contratti di assicurazione finanziara emessi a tonnellate durante gli anni del boom e che servono per esempio a proteggere chi li sottoscrive dal fallimento di un azienda. Per il fallimento della Lehman si stima che dovranno essere pagati 400 miliardi in cds, mentre per la nazionalizzazione della Fannie e delle Freddie chi ha emesso cds su esse, dovrà scucire 50 miliardi. Molti soggetti finanziari insomma stanno cercando di fare cassa (vedremo se ci riusciranno) in previsione di tutti i cds che dovranno rimborsare e questo risucchia ulteriore denaro dal mercato.

A proposito di Lehman; Fuld il suo ex CEO si è lamentato piagnucolando e affranto ha chiesto: dov'erano la Fed ed il tesoro quando si trattava di salvare la mia banca?

Ron Kirby su Financial Sense avanza una teoria molto interessante su dove fossero. In sostanza Kirby ritiene che la Lehman sia stata fatta fallire per salvare la JP Morgan. Alcuni ricorderanno che parlai del misterioso e poco pubblicizzato prestito da 138 miliardi (all'epoca si parlò in realtà di 120 miliardi) che la JP Morgan fece alla Lehman perchè essa chiudesse alcune operazioni aperte e che venne poi rimborsato dalla Fed alla JP Morgan stessa.

Secondo Kirby la Lehman venne lasciata fallire. Dopo il fallimento arrivò la JP Morgan e concesse un prestito da 138 miliardi alla Lehman. La Fed rimborsò la JP Morgan per la stessa cifra. Coi soldi avuti in prestito la Lehman chiuse alcune operazione sui derivati del credito ancora aperte, nei confornti delle quali la JP Morgan era la più grande controparte. In sostanza la Lehman avrebbe restituito gran parte dei 138 miliardi comprando in cambio spazzatura dalla JP Morgan. Con questo trucchetto la JP Morgan (banca troppo grande per fallire) è stata ricapitalizzata e le perdite scaricate sulla morente Lehman.

Una teoria interessante.

In Europa intanto è il solito casino. Svezia, Islanda e Danimarca hanno seguito l'esempio tedesco di garantire i depositi bancari. L'Inghilterra restia ad adottare la stessa misura, ha accusato Berlino di aver condotto un operazione politica di facciata e la Merkel di mettere in giro solo delle chiacchiere dato che non esisterebbe nessuna legge reale che protegga i depositi in Germania. Nel frattempo i grattacapi inglesi non fanno che aumentare: ci si son messe pure la Barclays, la RBS e Lloyds. I 3 istituti sono andati dal primo ministro britannico affermando che gradirebbero anche loro vedere un po' di denaro dei contribuenti: 15 modici miliardi di sterline a testa è la richiesta. I belgi invece, sono incavolati neri con l'Olanda e con la Francia per l'acquisto da parte della PNB Paribas della Fortis. Accusano l'Olanda di essersi tirata indietro all'ultimo momento dal piano coordinato con Belgio e Lussemburgo per il salvataggio della Fortis. Quest'ultima è perciò stata costretta a fallire, diventando un ghiotto ed economico boccone per la BNP e privando i belgi della loro più grande banca. Sarkozy nel frattempo, ha deciso di darsi all'immobiliare, comprando 30000 case i cui lavori di costruzione devono ancora cominciare, nel disperato tentativo di sostenere il mercato edilizio.

Berlusconi....beh, lui chiacchera tanto come al solito, ma sembra che in Europa nessuno gli presti attenzione.

Oggi i mercati si dimostrano profondamente incerti. I listini ondeggiano intorno allo zero e tutti sembrano in attesa di un segno, un altro piano di salvataggio (magari dall'europa), un taglio dei tassi.

Qualcosa.

E se qualcosa non gli verrà dato, riprenderanno a precipitare come è accaduto ieri, col rischio che salti tutto quanto per aria. Gli USA si stanno lanciando in operazioni sempre più costose, inefficaci e ridicole, senza scomodarsi ad affrontare i veri problemi alla radice. L'Europa non si capisce bene che cavolo stia cercando di fare. Sarebbe ovviamente il caso che provasse a stabilire una linea di azione comune dato che qua, o ci si mette daccordo tutti e si provano a limitare i danni o creperemo uno ad uno.

Ne i politici Usa ne quelli Europei mi danno alcuna fiducia. Lasciamo poi stare Bernanke che non ha azzeccato una previsone da quando guida la Fed o Trinchet che ancora biascica di inflazione mentre la velocità del denaro si sta azzerando. Intanto abbiamo fior fiore di economisti e di gente capace ed intelligente a disposizione che non viene ascoltata ne consultata.

Davvero, come suggeriscono alcuni, sarebbe venuta ora di mandare a letto i bambini e far intervenire gli adulti.

martedì 15 luglio 2008

Adoro i piani ben riusciti...

...Era solito dire il vecchio hannibal, quello col sigaro in bocca, non quello innamorato della carne umana.

Perché una piano riesca è necessario che un piano esista. Per l'A-team il piano era sempre lo stesso: corrazzare qualche veicolo e mitra in mano sparare a tutto ciò che si muoveva. Dato che funzionava ogni volta, in effetti non esisteva la necessità di cambiarlo.

Nel caso, dell'evento che oggi compare sulle prime pagine di tutti in giornali, cioè la reazione del governo americano alla situazione disastrata della Fannie Mae e della Freddie Mac, non si capisce bene quale sia il piano.

Perché di piano e del fallimento di quest' ultimo tutti i commentatori parlano.

Vediamo se ho capito bene: il piano sarebbe stato, vendere 3 miliardi di dollari in titoli delle 2 GSE nella prima mattinata, convincendo una serie di grossi soggetti a comprarseli dietro la promessa che non avrebbero subito perdite da questo investimento.

Aprire la finestra di sconto della Fed anche alle GSE in modo che esse potessero prendere in prestito denaro a breve termine in caso di necessità.

Per finire, abbiamo la dichiarazione di Paulson su una sua richiesta al congresso dell'autorità, per acquistare un illimitato ammontare di azioni e titoli delle due agenzie.

Come ho scritto nell'ultimo post al massimo questa si può definire una zombificazione delle 2 agenzie. Al contrario dei piani dell'A-team questo, se piano vogliamo definirlo, ha già dimostrato più volte nell'ultimo anno di non funzionare granchè come evidenziano i continui fallimenti e le mai scomparse sofferenze delle banche americane.

Inoltre la finestra di sconto della Fed è stata ribattezzata "il bacio della morte". Il TAF (le aste di denaro bisettimanali indette dalla Fed per finanziare le banche) di cui ho spesso parlato in passato è stato creato perché la finestra di sconto era diventata inutilizzabile. Oltre a fornire prestiti a breve, l'identità dei richiedenti è pubblica. Rivolgersi alla finestra di sconto è come dichiarare pubblicamente di avere dei problemi di bilancio e rischiare di far scappare azionisti e correntisti. Il TAF infatti è completamente anonimo.

Onestamente mi sfugge l'utilità di aprire la finestra di sconto alle GSE. Sembra una manovra puramente cosmetica, così come la vendita dei 3 miliardi di titoli. Un patetico tentativo di ripristinare la fiducia sul mercato.

Come hanno reagito i mercati?

All'apertura delle borse europee i titoli delle GSE hanno guadagnato spinti dall'acquisto dei suddetti 3 miliardi di titoli. Appena metabolizzata la vendita però, i titoli delle GSE sono precipitati nell'abisso per poi riprendersi stentatamente alla fine.

La Fannie ha chiuso a Wall Street con un -5,07% e la Freddie con un -8,26%.

Un piano ben riuscito Mr Paulson non c'è che dire.

Ancora peggio è ciò che è successo al resto del comparto bancario. Sembra che finalmente anche gli investitori più stupidamente ottimisti comincino a rendersi conto di quanto sia precaria la situazione. Riporto di seguito un breve elenco dei caduti:

WM (Washington Mutual) - 34,75%
WB (Wachovia) - 14,73%
BKUNA (Bank United) -14,29%
LEH (Lehman Brothers) -14,07%
MER (Merril Lynch) -6,27%
NCC (National City) -14,71%

E potrei continuare per mezza pagina con il sanguinoso elenco.

Oltre alla situazione delle GSE ci si è messa un analisi di Gerard Cassidy della RBC Capital Markets, che a Febbraio dichiarò che nei prossimi tre anni stimava sarebbero fallite 150 banche, sopratutto piccole e medie. Ora, anche a seguito del fallimento della Indymac, la stima è stata rivista al rialzo ed è arrivata a toccare le 300 unità.

I nomi delle 300 banche prossime al fallimento non sono stati fatti, ma se siete proprio a caccia di indizi, date un occhiata a cosa hanno fatto le azioni dei vari istituti ieri in borsa. Girano esplicitamente i nomi di National City il cui titolo ieri è stato sospeso e di Washington Mutual come prossime morti eccellenti.

Un articolo su bloomberg inoltre mette in luce la situazione dei titoli fuori bilancio della Citygroup. Si è scoperto che in aggiunta ai 2,2 trilioni di dollari in titoli messi a bilancio, di cui qualche tempo fa annunciò l'intenzione di vendere 400 miliardi, la City possiede ancora 1,1 trilione di dollari fuori bilancio che dovrà ingoiarsi. Considerato che stiamo parlando di CDO e altri pezzetti di carta invendibili, tremano le ginocchia al pensiero di quante perdite possano essere nascoste tra quel trilione di dollari.

L'FDIC l'ente governativo che si occupa di rilevare le banche fallite ha a disposizione 52,8 miliardi per operare. Esso stima che solo l'Indymac potrebbe costargli tra i 4 e gli 8 milardi. Non mi pare che abbia le spalle abbastanza grosse da sostenere il fallimento di 300 istituti, tra cui alcuni di quelli grandi.

Messo tutto insieme non sorprende il pessimismo che impera nei mercati ,anche stamattina. Il dollaro è precipitato comprensibilmente nei confronti dell'euro e il petrolio non accenna a calare di prezzo.

Sono molto curioso di vedere come reagiranno alla situazione Bernanke e Paulson. Se la smetteranno con i giri di parole e le due GSE verrano nazionalizzate una volta per tutte o verranno spezzate in un serie di aziende di dimensioni minori come suggeriscono alcuni.

Quello che posso dire, è che non nutro la minima fiducia nei piani partoribili da queste due menti eccelse.

giovedì 12 giugno 2008

Dai quadrilioni ai fantastiliardi al 1929

La BIS (Bank of International Settlements) uno dei più prestigiosi ed antichi istituti bancari svizzeri, ha da qualche giorno rilasciato il suo rapporto quadrimestrale (qui è possibile leggere il riassunto generale redatto per la stampa). In esso viene lanciato un avvertimento ai diversi soggetti finanziari sull'attuale situazione: la crisi sul mercato del credito potrebbe condurre diversi paesi ad una crisi economica come non se non sono più viste dal 1929. Il rapporto evidenzia come la crisi degli anni 30 non fu prevista da nessuno prima che questa deflagrasse e similmente molti analisti oggi starebbero sottovalutando i problemi innescati dal fallimento dei mutui subprime.

Niente di nuovo per chi segue questo blog, ma trovo significativo che un istituto bancario rispettato come la BIS cominci a fare certe dichiarazioni apertamente. Un altra cosa che mi ha colpito leggendo il rapporto quadrimestrale è la stima sul valore nozionale dei derivati. Il valore dei derivati scambiati normalmente sul mercato è stimato in 692 trilioni di dollari (un trilione sono 1000 miliardi). Esso è aumentato solo nell'ultimo quarto del 30% passando dai 539 trilioni alla suddetta cifra. Il valore dei derivati OTC (cioè quelli non scambiati sul mercato, ma privatamente tra 2 singoli soggetti) è aumentato del 15% arrivando a toccare i 596 trilioni.

Facendo una semplice somma risulta che il valore nozionale di tutti i derivati esistenti ammonti a 1288 trilioni, quasi un quadrilione e tre. Mi da una strana sensazione il termine quadrilione. Ormai assuefatto ai trilioni, esso mi pare qualcosa fuoriuscito direttamente da un fumetto della disney(tra un po' passeremo direttamente ai fantastiliardi). Quando si nomina la "bomba dei derivati" ci si riferisce a quei 1288 trilioni, una cifra fuori da qualunque grazia di Dio. Si parla di valore nozionale attenzione, cioè di un valore fittizio. Semplicemente non può esistere una cifra del genere. Lo sanno tutti, ma si fa finta di nulla e ci si comporta come se da qualche parte quei soldi esistessero davvero. Gli economisti rassicurano: in caso di crollo del mercato il denaro che verrebbe materialmente perso, ammonterebbe solamente al 2% del valore nozionale.

Mmmmmhh il 2% di 1288 trilioni...sono 25,75 trilioni. Un terzo abbondante del PIL prodotto dall'intero pianeta (che secondo l'FMI si aggira intorno ai 65 trilioni). Adesso si che mi sento tranquillo. Ancora più terrificante è l'aumento spaventoso nell'utilizzo di questi strumenti. Nel 2001 il valore nozionale dei derivati OTC ammontava a "soli" 100 trilioni.

Se da una parte la BIS lancia dei disperati avvertimenti, i vari banchieri centrali sembrano aver perso completamente la bussola. Alla fine della scorsa settimana i terribili dati sulla dissocupazione americana aumentata più di ogni previsione (arrivata a toccare il 5,5%) ha gettato nel panico la borsa facendole perdere più del 3% in un solo giorno. Incurante di ciò il prode capo della Fed Bernanke ad una conferenza in Chatman ha affermato:

"Nonostante il recente aumento del tasso di disoccupazione, il pericolo che l'economia sia entrata in una fase discendente appare essere diminuito" ha detto il capo della Federal Reserve lunedì

Gli ingenti tagli ai tassi di interesse, il pacchetto di stimolo alle famiglie da 168 miliardi fatto dal governo, i progressi compiuti nel riparare i problemi sul mercati finanziari e del credito, una graduale diminuzione delle sofferenze nella crisi immobiliare e una domanda solida di esportazioni americane, dovrebbero aiutare l'economia a riprendersi nei rimanenti mesi di quest'anno.

Penso si possa dire ufficialmente che Bernanke viva in una dimensione parallela. Ormai comincio ha nutrire forti dubbi sul fatto che menta semplicemente per rassicurare i mercati. Ho sempre più l'impressione che creda veramente a ciò che dice. Uno invece che sono convinto menta o quanto meno non dica tutta la verità è Mario Draghi il governatore della nostra banca centrale. Anche lui si dice cautamente ottimista, ma avverte che non va abbassata la guardia. Draghi è la persona che fu incaricata di redarre le nuove direttive e regole da imporre al sistema bancario internazionale e che presentò un documento di 65 punti a riguardo al Financial and Stability Forum.

Il documento generò panico e preoccupazione tra i banchieri presenti, alla cui mente si affacciava improvvisamente lo spettro di trovarsi costretti a rispettare un set minimo di regole dettate dal buon senso, per impedire che crisi come quella attuale potessero ripetersi in futuro.

Non sono così presuntuoso da pensare che un qualunque banchiere legga il mio blog, men che meno il capo di una banca centrale, ma mi piacerebbe ricordare ad essi perchè la crisi non è passata e perchè essa sia destinata a lasciarsi dietro macerie ancora per molto tempo.

L'FDIC l'organo che assicura i conti correnti americani da un possibile fallimento bancario (i conti correnti è assicurato fino ad una somma di 100000 dollari) ha dichiarato di aspettarsi in futuro il fallimento di grossi istituti bancari. In previsioni di una probabile epidemia di fallimenti tra gli istituti medi e piccoli qualche mese fa, l'FDIC richiamò d'urgenza buona parte dei suoi ex dipendenti, mentri questi ormai pensavano di potersi finalmente godere una tranquilla pensione. Quando un ente di questo tipo comincia a parlare di fallimenti tra le grandi banche è il caso di fare gli scongiuri.

Quello che sta accadendo alla Lehman può essere un importante cartina di tornasole.

Tutti gli analisti si aspettavano che essa dichiarasse perdite per 300 milioni di dollari. Alla fine, tra le rassicurazioni giornaliere del CEO della suddetta banca, le perdite dichiarate sono schizzate a 2,8 miliardi, quasi 10 volte le attese facendo precipitare il titolo del 14% solo ieri. I dirigenti della Lehman hanno presentato un piano che prevede il recupero di 6 miliardi sul mercato, grazie alla vendita di nuove azioni e securities, ma il mercato non sembra essere convinto dalla bontà del piano dato che le agenzie di rating hanno declassato la Lehman.

In molti sussurrano nelle stanzette della finanza, che la Lehman non sarà più indipendente tra 6 mesi. Il che può significare solo due cose: che sarà comprata da un altra banca o nazionalizzata. Staremo a vedere, di certo siamo ben lontani da aver ripristinato un ambiente normale nel mercato bancario come dimostra il tasso interbancario che non accenna a voler scendere.

Altro pressantissimo problema sono le Monoline. Non si sa ancora a quanto potrebbero realmente ammontare le perdite dovute a un abbassamento del loro rating o in seguito ad un loro fallimento. Uno dei metodi che le Monoline adottano nel tentativo di non pagare le swap (assicurazioni) che hanno emesso e di attaccarsi a cavilli legali di vario tipo. Una causa legale che potrebbe essere indicativa nell'illustrare cosa potrebbe accadere in futuro, vede vincitrice la Merrill Lynch sulla XL Capital Assurance Inc.

La seconda dovrà pagare alla Merill 3,1 miliardi in assicurazioni su dei CDO. Andando a dare un occhiata alla situazione finanziaria dell'XL si scopre che la sua capitalizzazione di mercato è di 5,48 miliardi, come dire che la XL è praticamente fallita. Nella stessa situazione si trovano un altra miriade di emettitori di CDS i famosi derivati che funzionano come un assicurazione.

Tutti sono consapevoli della gravità della situazione.

Come andrà a finire prova a spiegarlo il Financial Times, facendoci capire che come al solito pagherà pantalone, cioè noi, ed avverte:

I banchieri centrali e per estensione i contribuenti, sosterranno il sistema attuale per diverso tempo.

Non che essi siano felici di ciò (i banchieri centrali), e la loro scontentezza di manifesterà attraverso imposizioni più severe riguardo i requisiti di capitale e norme più rigide sull'emissione di azioni. Potete aspettarvi azioni contradittorie da parte dei governi, come interventi per stimolare nuovamente l'economia (a spese del contribuente) accompagnate dalla richieste di tenere a bilancio un maggior numero di securities riducendo così la capacità di emettere prestiti (azione che tende a contrarre l'economia)

Aggiunge il times:

Quando un mercato come quello dei CDS è trasparente, un prezzo-per un sistema di credito, con informazioni affidabili da fonti credibili (non agenzie di rating), allora possiamo permetterci che una singola istituzione fallisca. Nella situazione attuale non possiamo.

Ma i regolatori e i contribuenti e gli speculatori possono sfogare la loro frustrazione, riguardo la mancanza di competenza delle istituzioni politiche e delle istituzioni finanziarie, facendo crollare il valore delle azioni di queste ultime e non votando più per i suddetti politici.


Se non ci fosse il Times bisognerebbe inventarlo.

Adesso vado subito a vendere delle azioni, per punire le cattive istituzioni. Nessuna considerazione sull'andamento del mercato offuscherà questa mia giusta operazione. Che importa se ci guadagno o ci rimetto? Certa gente ha bisogno di essere punita.

E smetterò di votare Prodi o Berlusconi o Tremonti perchè loro si che sanno che cavolo sta succedendo sul mercato internazionale, come risulta chiaramente dalle loro parole quando (è mai capitato?) discutono seriamente di economia.

Ai probabili fallimenti di diverse banche e degli assicuratori va aggiunto un mercato immobiliare in piena agonia. Dopo la crisi dei subprime sta esplodendo quella degli Alt-A, il gradino superiore dei mutui. Poi ci dovremmo beccare quella dei prime, i mutui di qualità migliore e dal 2009 ci sarà quella degli Option ARM. Un tipo di mutui a tasso variabile a carattere speculativo ( ma fatti sottoscrivere a gente comune) che cominceranno a "resettare" (cioè le rate aumenteranno di importo fino a raddoppiare) dall'Aprile del 2009 come si vede nel grafico sotto


Ciò comporterà una nuova ondata di fallimenti in un mercato fortemente depresso. In inghilterra le case vendute hanno toccato il minimo da 30 anni ed in Spagna senza l'intervento della BCE che continua a tenere loro una linea di credito aperta, molte banche sarebbero fallite.

Non sono certo segnali da fine di una crisi.

Aggiungiamoci un tasso di disoccupazione in aumento come dimostrano gli ultimi dati Statunitensi, un crescente numero di fallimenti sul debito contratto tramite le carte di credito, una catena di fallimenti in vista sul mercato dei junk bonds e francamente non riesco a capire come si possa pensare che la situazione si stia assestando.

Lo dirò ancora una volta, in barba ai banchieri centrali.

Il peggio deve ancora arrivare.

venerdì 6 giugno 2008

Dietro l'angolo la fine del mondo

Vorrei iniziare questo post nello stesso modo in cui cominciava la famosa "guida galattica per autostoppisti":

"Niente panico!"

Detto questo; consiglio ai lettori del blog di assicurarsi di essere ben ancorati alla sedia, di versarsi un bicchiere di whiskey e magari anche 2 gocce di valium prima di proseguire la lettura.

Cominciamo con qualcosa che si riallaccia all'ultimo post. Riporto un estratto di un articolo su Bloomberg Lacker Says Fed Loans to Wall Street Risk More Crises:

Richmond Federal Reserve Bank President Jeffrey Lacker said the lending to securities firms that the central bank introduced in March may lay the seeds of further financial crises.

"The danger is that the effect of the recent credit extension on the incentives of financial-market participants might induce greater risk taking," Lacker said in a speech to the European Economics and Financial Centre in London. That "in turn could give rise to more frequent crises," he said.

Lacker urged that the central bank now "clearly" set boundaries for its help to financial markets. In an interview yesterday on the themes of his speech, Lacker said even those new boundaries may not be believed by investors unless a financial firm fails "in a costly way."

Il presidente della Federal Reserve di Richmond Jeffrey Lacker dice che i prestiti alle aziende che si occupano di securities che la banca centrale ha introdotto in marzo possono rappresentare il seme di una futura crisi finanziaria

"Il pericolo è che l'effetto della recente estensione del credito e dei vari incentivi ai partecipanti nel mercato finanziario, possano indurre questi soggetti a lanciarsi in eccessivi rischi", Lacker ha detto in un discorso tenuto all' European Economics and Financial Centre a Londra. "Questo può avere come conseguenze il sorgere di crisi molto frequenti" aggiunge

Lacker ha premuto perchè la banca centrale stabilisca confini "chiari" per il suo aiuto ai mercati finanziari. In un intervista ieri riguardo ai contenuti del suo discorso, Lacker ha affermato che questi nuovi ipotetici confini non saranno ritenuti affidabili dagli investitori a meno che uno dei grossi soggetti finanziari non fallisca "in una maniera estremamente rovinosa"

Lacker non risparmia le critiche nei confronti di Bernanke. Il sempre più isolato capo della Fed aveva provocato più di un alzata di sopracciglia con il suo discorsetto all' International Monetary Conference di Barcellona. Il trattamento che viene riservato a Bernanke sembra simile a quello che si teneva nei confronti dei lebbrosi e appestati in altri tempi. Lacker infierisce sul pover'uomo parlando delle facility messe in piedi dalla Fed:

The central bank has introduced three programs since December to help counter the credit crisis. Along with the Primary Dealer Credit Facility, the Fed lends Treasuries to dealers in exchange for mortgage and asset-backed debt through the Term Securities Lending Facility. The Term Auction Facility offers cash loans to banks.

Lacker indicated skepticism about the value of the programs.
"It isn't clear what kind of market failure is being addressed" with the TAF, he said. Central bankers should be wary "that they can substitute their own judgment about the fundamental value of financial instruments," he said.

La banca centrale ha introdotto 3 programmi da Dicembre per cercare di contrastare la crisi del credito. Assieme alla Primary Dealer Credit Facility, la Fed presta buoni del tesoro ai dealers (banche di investimento e grossi brocker) in cambio di mutui e asset garantiti dai debiti, attraverso la Term Securities Lending Facility. La Term Auction Facility offre denaro fresco alle banche.

Lacker esprime il suo scetticismo riguardo alla validità di questi programmi. "Non è chiaro a che tipo di fallimento del mercato si rivolgano" ha detto riferendosi al TAF. I banchieri centrali devono essere consapevoli "che essi (questi programmi) possono finire col sostituire il giudizio degli stessi banchieri riguardo al valore effettivo degli strumenti finanziari" ha aggiunto

Il TAF (per maggiori delucidazioni potete leggere qui), la facility che fornisce di denaro le banche in mutande, non ha fatto che lievitare di entità passando dagli iniziali 20 miliardi mensili agli attuali 150 miliardi. Doveva durare solo 6 mesi, giusto il tempo per dare tempo alla crisi del credito di esaurirsi, ma indovinate un pò che stanno pensando di fare?

Di rendere il TAF un programma permanente. Mi raccomando però. Non preoccupatevi, il peggio è alla nostre spalle come dichiarano valenti economisti.

Per riprendere la frase di apertura: "Niente panico!"

Storicamente la Fed è sempre stata una delle principali detentrici di buoni del tesoro. Questa caratteristica era uno dei fattori che contribuivano a generare quell'aurea di solidità e affidabilità di cui la banca centrale statunitense sembrava essere ammantata. Come rivela sempre Bloomberg le cose non sono più come una volta:

"The Fed is selling Treasury bills at the fastest pace since it was founded in 1913 to support bank- lending programs meant to boost confidence in financial markets. The Fed owns $34.3 billion of the securities, down from $267 billion, or 27 percent of the market, in December."

"La Fed sta vendendo buoni del tesoro al tasso più veloce che sia mai stato riscontrato dalla sua fondazione nel 1913, per supportare i suoi programmi di prestiti alle banche che hanno come obiettivo di ripristinare la fiducia sui mercati finanziari. La Fed possiede attualmente 34,3 miliardi di dollari in buoni, quantità che si è abbassata al 27% del mercato totale da Dicembre, scendendo dai 267 miliardi precedenti"

Detta in altri termini la Fed ha venduta l'88% dei buoni del tesoro a sua disposizione. Ormai le son rimaste solo le mutande da vendere, a meno che , come qualcuno propose il mese scorso, il governo degli USA non decida di emettere Bot da regalare alla Fed per permetterle di continuare a finanziare le varie banche decotte.

Mi raccomando, non agitatevi contemplando i suddetti numeri. Il peggio sta per passare.

"Niente panico!"

La mia attuale banca del cuore la Lehman come riportato in un post di un paio di giorni fa sembra navigare in cattivissime acque. Dopo aver annunciato la necessità di trovare 4 miliardi da qualche parte per non finire a gambe all'aria, due giorni fa ha deciso di prendere quel pò di capitale che ancora possiede e di ricomprarsi una parte delle sue stesse azioni. Sembra un disperato tentativo di punire gli shortisi, quei signori che hanno scommesso al ribasso sul titolo prevedendo che avrebbe raggiunto il livello di 2,5 dollari ad azione (praticamente un livello da fallimento) entro la fine di Giugno. Bernanke tempo fa affermò che non avrebbe permesso comportamenti di questo tipo. Non avrebbe consentito a banche che restavano in vita solo grazie all'ossigeno garantito dalle facility della Fed, di prendere il denaro così fornito ed usarlo per ricomprarsi le proprie azioni.

Un giochino di questo tipo si può rivelare estremamente pericoloso. Se il riacquisto delle propie azioni non ottiene l'effetto di far risalire il titolo, la suddetta banca ci ha rimesso 2 volte. Ha perso dalla caduta del valore del titolo che non è riuscita a frenare e ha perso il denaro usato per ricomprarsi le azioni. E' una di quelle pratiche che le banche hanno adottato disperatamente durante la grande depressione con risultati eccellenti (sarcasmo), come tutti sappiamo. Pensate che Bernanke abbia detto qualcosa riguardo a questa simpatica manovra della Lehman?

E magari il capo della Fed si sta seriamente chiedendo come mai tutti sembrano abbandonarlo.

Il CEO della Lehman intanto va in giro a dichiarare che la banca non ha nessun problema di capitale. Mmmmhhh dove ho già sentito questa cosa? ...Ah si, la disse un certo Alan Shwarz, il CEO della defunta Bear Sterns un paio di giorni prima che la banca dichiarasse fallimento. Mentre il Wall Street Journal rassicurante racconta che la Lehman ha deciso di mostrare i suoi bilanci a investitori istituzionali come grandi fondi pensioni, in modo che questi resisi conto della stabilità della banca possano decidere di investirvi senza preoccupazioni, meno positive sono le valutazioni del Financial Times che ricorda come la Lehman sia la banca più shortata a Wall street.

Riporto uno stralcio da routers sul possibile futuro della Lehman:

"It's a very different situation from Bear Stearns," said one senior investment banker....

"Is Lehman going to have problems? I wouldn't be shocked," said William Fleckstein, president of Fleckstein Capital in Seattle, Washington. "If it gets to that point, I don't know what the Fed is going to do."....

One big problem is a lack of probable candidates. Many of the deep-pocketed U.S. commercial banks have problems of their own.....This leaves European banks as potential bargain-hunters...However, these banks, too, have recently come under strain....

"E' una situazione completamente differente da quella della Bear Stearns", dice un navigato banchiere d'investimento

"La Lehman è destinata ad avere dei problemi? Non ne sarei sorpreso", dice William Fleckstein presidente della Fleckstein Capital in Seattle, Washington. " Se arrivassimo a quel punto non ho idea di quello che la Fed potrebbe fare."....

"Uno dei maggiori problemi è la mancanza di possibili candidati. Molte banche commerciali di quelle con il portafoglio abbastanza capiente (per comprare la Lehman) hanno i loro problemi...Questo lascia solo le banche europee come possibili acquirenti fallimentari...Putroppo, anche esse, recentemente hanno mostrato diverse sofferenze

Fleckstein dice che non sa cosa potrebbe fare la Fed in caso di fallimento della Lehman. Sono convinto che neanche Bernanke lo sa e che prega ogni notte perchè la essa rimanga in piedi e trema al pensiero di trovarsi imprigionato una seconda volta in un marasma simile a quello prodotto dalla caduta della Bear. Oltre alle rassicuranti dichiarazioni del suo CEO la risposta della Lehman alle recenti turbolenze che la circondano è stato il trapelare di un documento interno riservato, venuto in possesso della CNBC (network televisivo economico americano) in cui viene rivelato che la Lehman ha ridotto il suo leverage (il rapporto tra il denaro investito a debito e il capitale vero) da 31:1 a 12:1, che essa ha ricomprato solo una piccolissima parte delle sue azioni e che difficilmente lo rifarà in futuro.

Il misterioso e segreto memo sbucato chissà come sulla scrivania di un presentatore televisivo dice che tutto va bene. Quindi perchè preoccuparsi?

Ricordatevi: "Niente Panico!"

Ho parlato in passato di Countrywide quello che era il più grande emettitore di mutui statunitense. L'anno scorso la Countrywide dichiarò falliemento dopo un prestito di 2 miliardi ricevuto da Bank of America e venne comprata dalla stessa per altri 4 miliardi.

Un affarone!

E' di questi giorni la notizia che Bank of America potrebbe essere costretta ad ingoiarsi (anche se in passato ha minacciato di scappare semplicemente via) 12 miliardi di perdite, a tanto ammonterebbe il buco della Countrywide.

E per completare il giro turistico a Bancarottandia il Financial Times ci comunica che le banche potrebbero essere costrette a inserire nei propri bilanci 5 trilioni di dollari in titoli di vario genere che tenevano parcheggiati nei famosi SIV e Conduits, scatole vuote attraverso cui le banche conducevano operazioni spericolate e in cui parcheggiavano le perdite in modo che queste non macchiassero i bilanci.

Da bravi rileggete la cifra sopra. 5 trillioni sono 5 mila miliardi di dollari. Per fortuna non sono unicamente perdite quelle che andranno rimesse a bilancio. Si stima che appena il 20% di quella cifra potrebbero essere perdite reali. Un modico trilione di dollari. Equivalente alle perdite totali che solo un mese fa l'FMI valutava essere scaturite dalla crisi del credito esplosa nel luglio del 2007.

Dal Financial Times:

Birgit Specht, head of securitisation analysis at Citigroup, said: "We think it is very likely that these vehicles will come back on balance sheet.
"This will not affect liquidity because [they] are funded, but it will affect debt-to-equity ratios [at banks] and so significantly impact banks' ability to lend."


Birgit Specht, capo del reparto di analisi sulle securities alla Citigroup, dice " Pensiamo che sia molto probabile che questi veicoli torneranno indietro nei bilanci".
"Questo non intaccherà la liquidità perché essa viene fornita (dalla Fed con le sue facility), ma intaccherà il rapporto tra debito e capitale delle banche e di conseguenza ciò avrà un impatto sulla capacità delle banche di prestare denaro"

In pratica non appena tutta la robaccia che avevano parcheggiata fuori bilancio perché ormai priva di valore o problematica tornerà nei libri contabili le banche dovranno alzare le loro riserve di capitale per far fronte alle nuove esposizioni. Da dove lo prenderanno mai questo denaro non è dato sapere. La Citigroup, la più grande banca americana ha un leverage di 19:1 e ha da poco annunciato un piano da fine del mondo.

Ma stoicamente io rimango sereno e continuo a ripetere "Niente Panico!"

C'erano una volta le Monoline, le famose agenzie che assicuratrici che emettevano swap (i celebri CDS, per delucidazioni potete leggere qui) in grado di assicurare dal fallimento dei bond emessi dalle aziende municipalizzate americane e dai bond garantiti dai mutui cartoralizzati (Cdo). Il rating dei bond delle municipalizzate dipendeva strettamente dal rating di queste agenzie per cui un degradamento di esse da parte delle 3 agenzie di rating è sempre stato visto come un possibile armageddon. Se le assicuratrici perdevono la tripla A come rating, di conseguenza anche quello dei bond che assicuravano calava facendo perdere anche ad essi la tripla A. I fondi pensione non possono per mandato investire in bond che non abbiano una AAA (il rating più alto) perchè gestiscono i risparmi dei lavoratori.

Un abbassamento di rating avrebbe significato una vendita di massa di questi bond facendo crollare il mercato. Come se non bastasse in caso di abbassamento del rating, anche chi non è costretto a vendere è comunque obbligato ad accumulare capitale aggiuntivo come riserva dato che i bond insieme al rating perdono anche di valore (perché ritenuti dal mercato meno sicuri e quindi meno vendibili). Proprio per questa ragione le agenzie di rating si sono sempre rifiutate di abbassare il rating alle Monoline. Vivevano nel terrore di provocare l'apocalisse finanziaria. Il mercato nel frattempo era già avanti come dimostra bene il grafico sotto (preso da globaleconomicanalysis.blogspot.com) che riporta l'andamento del titolo dell'Ambac uno dei maggiori assicuratori, assieme alla MBIA.


Finch alcuni mesi fa degradò le Monoline, ma questo non fu sufficiente a generare il panico sul mercato, riuscì semplicemente ad aumentare il valore nozionale delle famose swap emesse dalle Monoline, alzandolo da 45 trilioni a 62 trilioni. Ieri anche Standard and Poor's ha finalmente degradato il rating delle Monoline facendo passare l'Ambac e l'MBIA da AAA a AA. Moody's che solo il giorno prima le aveva messe entrambe sotto osservazione per un possibile abbassamento del rating, ormai non avrà più scelta se non agire entro breve ed adeguarsi alla sue due colleghe.

Cosa succederà a quel punto?

E' gia partita la girandola delle previsioni. In questo articolo vengono riportate alcune stime preliminari che riguardano le banche (le perdite dei fondi pensione e altri investitori istituzionali e non, sono esclusi):

I received a note today putting exposure within the banks at $600 billion. Barclay’s is estimating losses of $143 billion on a markdown—I think Moody’s has to follow suit for it to kick in at that level—UBS puts it at $203 billion, and Oppenheimer says Citi, Merrill, and UBS will write down somewhere between $40 and 70 billion among the three of them—a wide spread, I agree.

Ho ricevuto oggi una nota che segnala l'esposizione delle banche in 600 miliardi di dollari. Barclay's stima le perdite in 143 miliardi a seguito di un abbassamento del rating - penso sia necessario che Moody's segua l'esempio delle sue colleghe perché si arrivi a questo livello - UBS stima 203 miliardi di perdite, e Oppenheimer (istituto in cui lavora Meredith Whitney analista che gode di ampio credito e da me citata diverse volte) pensa che prendendo in esame la Citigroup, la Merill, e l'UBS tra le tre le perdite oscilleranno tra i 40 e i 70 miliardi - una forbice piuttosto ampia, certamente.

Altri 600 miliardi di perdite considerata l'attuale situazione del sistema bancario non sono certo un piccola botta e questo per un abbassamento di rating da AAA ad AA (cioè 2 livelli). Moody's poco tempo fa provò sperimentalmente ad assegnare il rating alle aziende, basandosi sul costo delle swap (sono dei CDS come quelli emessi dalle Monoline), che assicuravano chi le comprava, contro il fallimento delle suddette aziende (più un azienda è precaria e più la swap che protegge dal suo possibile fallimento costa). Venne fuori che il rating misurato in questa maniera era più affidabile del sistema classico. Non me la sento di dirvi che rating veniva assegnato all'Ambac con questo nuovo metodo, temo che potrebbe venirvi un infarto. Mi limito a dire che iniziava con una lettera C.

Speriamo quindi che si limitino a degradare il rating solo fino alla AA e vedremo alla fine, messo tutto insieme, che perdite arriveranno a totalizzare le banche (si accettano scommesse).

Brunetta ha già smentito Tremonti (ogni giorno una smentita, sto ancora aspettando che i figli di berlusconi si comprino l'alitalia) che parlava di ragranellare 30 miliardi di euro in tre anni con le varie manovre economiche , alzando la cifra a 36 miliardi a causa del rallentamento economico. Quanto mi piacerebbe sapere quale calcoli ha fatto per arrivare a stabilire che solo 6 miliardi saranno il costo che l'italia pagherà in finanziaria, sull'altare della crisi economica.

In ogni caso voi rilassatevi, il peggio è passato, la crisi del credito si sta esaurendo e l'economia male che vada ripartirà il prossimo anno .

Non dimenticate mai:

"Niente panico!"

Io, penso che nel frattempo andrò alla ricerca di una bottiglia di whiskey.


mercoledì 28 maggio 2008

Il costo del fallimento

Negli ultimi giorni si è scatenata la discussione su cosa produca i continui rincari del prezzo del petrolio. Negli ultimi 5 anni e mezzo esso è salito in Europa di 50 euro arrivando a toccare i 75 euro a barile, il che rappresenta un aumento di circa 3 volte. Nello stesso periodo in dollari è salito di circa 5 volte arrivando oltre i 130 dollari al barile. Ovviamente questa differenza tra le due valute è dovuta alla terribile svalutazione subita dal dollaro nei confronti della moneta Europea. La Goldman Sachs che si è rivelata profetica in passato paventa in un suo rapporto di un prezzo del petrolio destinato a toccare i 200 dollari nel breve periodo. Molti di quelli che hanno riportato la notizia si sono dimenticati però di aggiungere che lo stesso rapporto prevede che nel 2012 il prezzo si verrebbe a stabilizzare intorno ai 75 dollari al barile.

Se dovessi basarci sui dati economici disponibili essi indicano con forza un rallentamento dell'economia mondiale. L'FMI ha rivisto al ribasso le sue stime di crescita per quest'anno portandole dal 4,1% al 3,1%. L'economia rallenta, la gente sta smettendo di spendere e di guidare dato l'alto prezzo di benzina e gasolio, ma il petrolio continua ad aumentare.

Che cavolo succede quindi?

Quella vecchia volpe di Soros, uno dei maggiori gestori di fondi di investimento per chi non lo sapesse (quel simpatico economista che attaccò la lira e la sterlina negli anni 90 facendo saltare lo sme e riducendoci in mutande) in un articolo sul Telegraph individua i responsabili negli speculatori che giocano in borsa sul valore delle materie prime. Fa presente che l'indebolimento delle valute, la diminuzione della produzione in medio oriente e l'aumento dei consumi in cina hanno la loro parte di responsabilità, ma non giustificano l'aumento iperbolico degli ultimi mesi e dichiara candidamente che ci troviamo nel mezzo dell'ennesima fottuta bolla speculativa.

Niente di nuovo mi viene da dire. Sono solo 15 anni che passiamo da una bolla all'altra e ogni bolla che si è succeduta si è rivelata peggiore di quella che l'ha preceduta. Considerando che mostro è stata la bolla immobiliare scoppiata l'anno scorso devo ammettere che mi assale una certa inquietudine quando provo a contemplare il significato che potrebbe avere quella sulle materie prime.

Paul Krugman sul New York Times si dice scettico sull'esistenza di una bolla sul prezzo del petrolio. Questo perchè a suo dire la faccenda non è molto complicata. Le cose che possono succedere rispetto al petrolio è che esso venga consumato oppure stoccato da qualche parte. Se il suo prezzo sale troppo i consumi, anche considerata la bassa elasticità, dovrebbero diminuire. In quel caso per sostenere il valore del petrolio esso dovrebbe venire immagazzinato invece che venduto o consumato, ma i dati disponibili dell' OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) a riguardo non rilevano nessun aumento negli stoccaggi.

Che Diavolo sta succedendo ce lo fa sapere Michael W. Masters della Masters Capital Management, LLC in un resoconto fatto di fronte il Committee on Homeland Security and Governmental Affairs.

Quello che si sta verificando sul mercato è un fortissimo choc della domanda dovuto ad una nuova categoria di partecipanti nel mercato dei futures sulle materie prime: gli investitori istituzionali.

Per quelli che non lo sanno, un contratto future non è altro che un tipo di contratto derivato che un investitore può comprare sul mercato. Esso gli garantisce la facoltà di acquistare (o di vendere) un determinato bene, petrolio nel caso attuale per esempio, ad una determinata data per un prezzo prefissato. Per esempio io per un prezzo di 10 dollari mi garantisco il diritto di comprare tra due mesi una determinata quantità di petrolio al prezzo di 100 dollari al barile. Questo qualunque cosa faccia il prezzo del petrolio, anche se esso arriva a 130 dollari al barile. E' chiaro come questo tipo di contratto abbia una importante funzione assicurativa. Chiunque può usarli per assicurarsi contro improvvise fluttuazioni future del prezzo del petrolio.

Torniamo dunque agli investitori istituzionali. Il termine sta ad indicare un nutrito gruppo formato dai Fondi Pensione governativi e privati, i Fondi Sovrani d'investimento, Fondi di Investimento Universitari. Si tratta quindi di grandi soggetti. Insieme essi controllano attualmente, una quantità di contratti future superiore ad ogni altro soggetto sul mercato. Micheal Master li definisce collettivamente speculatori di indici. Essi agiscono in maniera differente dai tradizionali speculatori che sono sempre esistiti. Allocano una parte fissa del loro capitale e la distribuiscono su tutto lo spettro dei futute delle 25 principali materie prima secondo i maggiori indici (Standard & Poors - Goldman Sachs Commodity Index , Dow Jones - AIG Commodity Index).

Gli speculatori di indici stanno riversando miliardi di dollari nel mercato dei future scommettendo che il prezzo delle materie prime salirà. Il grafico sotto mostra come il denaro investito sugli indici delle materie prime è salito da 13 miliardi nel 2003 a 260 miliardi nel Marzo del 2008 e in quegli stessi anni il prezzo delle 25 materie prime fondamentali è salito del 183% in media.

La tabella successiva mostra le materie prime comprate dagli speculatori di indici attraverso il mercato dei future. Nella stampa generalmente la spiegazione che viene data più frequentemente riguardo all'aumento del prezzo del petrolio è l'aumento della domanda in Cina. Secondo il DOE la domanda di petrolio in Cina è aumentata negli ultimi 5 anni da 1,88 miliardi di barili a 2,8 miliardi un aumento di 920 milioni di barili. Negli stessi 5 anni la domandi di future sul petroli da parte degli speculatori sugli indici è aumentata di 848 milioni di barili. L'aumento di domanda degli speculatori sugli indici uguaglia quasi quella della Cina.


Gli speculatori sugli indici hanno ormai accumulato 1,1 miliardi di barili di petrolio attraverso i future aggiungendo alle loro riserve otto volte più petrolio di quanto gli Stati Uniti abbiano aggiunto alle loro riserve strategiche negli ultimi 5 anni.

La domanda di contratti future può avere solo due origini. Speculatori e i poveracci che vogliono materialmente comprare le materie prime in questione. Gli speculatori sono sempre esistiti e anche gli speculatori sugli indici, ma essi fino a 5 anni fa constituivano una piccola frazione della speculazione. Oggi sono la principale forza sul mercato e la loro crescita è passata quasi inosservata agli economisti tradizionali che non prestano grande attenzione alla domanda sul mercato dei future.

Gli speculatori sugli indici come già detto agiscono diversamente dagli speculatori tradizionali. Essi allocano una parte del loro portafogio diciamo il 2% d ainvestire in future sulle materie prime. A loro non interessa il prezzo unitario dei future, quando arrivano sul mercato comprano tutti i future che possono comprare con il 2% che avevano messo da parte in modo da mettere in movimento tutto il capitale. Questo genere di comportamento ha un effetto dirompente sul mercato.
Ovviamente quando questa massa monetaria si riversa sul mercato succedono contemporaneamente due cose: il mercato si espande ed i prezzi aumentano (come si vede bene dal grafico sopra). La cosa perversa è che la domanda di questi speculatori di indici aumenta ad aumentare del prezzo delle materie prime e questo spiega la progressiva accelerazione nel prezzo dei futures. I prezzi in aumento attirano altri speculatori che allocano parti sempre maggiori del loro portafoglio in future sulle materie prime.

Nel grafico sopra si può notare come l'aumento più drammatico nei prezzi è avvenuto nel primo quarto del 2008. Si calcola che gli speculatori sugli indici abbiano invaso il mercato con 55 milardi nei primi 52 giorni del 2008. Un aumento nel valore totale dei future di un miliardo al giorno. Una tale quantità di denaro è sufficiente a giustificare gran parte degli aumenti nel prezzo del petrolio (e di altre materie prime) negli ultimi mesi.

Un altra differenza tra speculatori tradizionali e quelli sugli indici sta nel fatto che i primi garantiscono liquidità al mercato dato che comprano e vendono future a secondo di come prevedono sarà l'andamento del mercato, mentre i secondi comprano future e rinnovano la loro posizione di volta in volta comprando dei calendar spreads (comprano e contemporaneamente vendono future per lo stesso prezzo della materia prima in questione, ma a differente scadenza e guadagnando sulla differenza di valore che i due future assumono nel tempo.... Chi non ci ha capito nulla dalla mia breve spiegazione e sa l'inglese può farsi del male qua) senza vendere mai veramente. Quindi consumano solo liquidità senza fornire nessun beneficio al mercato dei future.

Esisterebbe in teoria, anche un organismo di controllo sul mercato dei future il CFTC (Commodity Futures Trading Commission) e sarebbe nata nel 1936 per impedire che gli speculatori arrivassero a dominare l'intero mercato dei future. In realtà ha fatto esattamente il contrario. Essa ha concesso alle banche di Wall street di superare i limiti imposti agli speculatori quando esse investivano sui future per garantirsi dal rischio di swap OTC (cioè contratti scambiati tra 2 parti privatamente e non sul mercato) che riguardano materie prime.

In altri termini se un fondo speculativo volesse investire 500 milioni di dollari in grano, cifra che supera i limiti speculativi, non deve far altro che aprire una posizione in swap con una banca e poi essa comprerà per conto del fondo 500 milioni in future.

Geniale!

Tra l'altro chiunque compri future attraverso delle swap, viene classificato come commerciale invece che speculativo distorcendo i dati sulla quantità di speculazione realmente esistente nel mercato.

Dulcis in fundo la CTFC ha recentemente proposto di esonerare dai limiti tutti gli speculatori sugli indici spalancando loro le porte ed è arrivata ultimamente a pubblicizzare uno studio commissionato da essa stessa che dimostra quanto siano buoni come investimento i future sulle materie prime e consigliandone l'aggiunta al portafoglio di ogni investitore.

Chi fa benzina e deve mangiare ringrazia sentitamente.

Per chi crede che ci sia una scarsità attuale di petrolio sul Financial Times Eugen Weinberg uno specialista in materie prime fa presente che secondo l'OECD l'attuale scorta di petrolio ammonta a 3,5 miliardi di barili (la cina non viene contata) il che significa che se anche l'Arabia Saudita fermasse le sue esportazioni di petrolio il mondo potrebbe proseguire i consumi all'attuale tasso per un anno e mezzo senza che sia necessario un aumento di produzione da parte di altre nazioni.

Il congresso degli Stati Uniti dopo aver minacciato ridicole sanzioni ai produttori di petrolio accusati di tenere alti i prezzi sta inziando a capire come funzionano le cose nel mondo e sta valutando come fare a limitare la speculazione.
Micheal master da alcuni consigli. Intanto proibire ad alcuni investitori istituzionali come i fondi pensione di speculare. Bloccare il giochino di triangolazione con le swap usato per aggirare i limiti imposti agli speculatori e costringere il CFTC a riclassificare gli investitori commerciali per restringere i soggetti in grado di superare certi limiti.

Aggiungerò che se la FED non avesse inquinato il valore dei titoli di stato americano "regalandoli" alle banche in cambio di cartaccia in modo che queste tappassero i loro buchi costringendo in pratica il governo a farsi carico delle loro perdite gli investitori si sarebbero rifugiati li invece che nelle materie prime. Invece tutti sono scappati a gambe levate e da ogni pezzo di carta il cui valore si è azzerato in seguito allo scoppio della bolla immobiliare per andare a nascondersi nelle materie prime, roba vera di cui incidentalmente abbiamo tutti quanto bisogno per campare ed il cui prezzo è salito alle stelle.

In pratica quando facciamo il pieno alla pompa o usiamo l'elettricità in casa stiamo pagando le perdite dei banchieri internazionali.

mercoledì 14 maggio 2008

Le Banche sono fatte...

...Nel senso che riescono a stare in piedi solo grazie a continue dosi di cocaina. Il pusher lo conoscono tutti quanti e si chiama Federal Reserve. Prima di proseguire su questo argomento vorrei che deste un occhiata al grafico riportato qua sotto, solo assicuratevi di essere seduti prima di farlo.


Esso riporta il livello delle riserve del comparto bancario non prese in prestito. In altri termini riporta quello che viene chiamato “hard money”, denaro che rappresenti depositi e capitale vero delle banche. Tutto l'universo bancario può essere visto come un unica entità. Se una persona preleva dei soldi dal suo conto, diciamo 1000 euro, si presume che li spenderà per comprare qualcosa e che quei soldi finiranno in un altra banca. La prima banca ha “perso” 1000 euro ,la seconda ne ha “guadagnati” 1000.


La prima vedendosi diminuite le riserve di conseguenza, si rivolgerà alla banca centrale o al mercato interbancario notturno( nel quale le banche con degli attivi monetari prestano denaro alle banche con dei passivi) per farsi prestare i suddetti 1000 euro. Di fatto il sistema dovrebbe restare pressoché in equilibrio, anzi la quantità totale di riserve dovrebbe aumentare nel corso degli anni, come si evince dal grafico. Almeno così è stato fino ai primi anni 90 in cui iniziarono le varie innovazioni finanziarie.


E' interessante notare come da allora in poi le riserve non derivanti da prestiti siano andate a calare e siano risalite brevemente durante la recessione dei primi anni del 2000. Questo ci dimostra chiaramente che l'espansione è stata generata da un aumento di denaro preso in prestito dalle banche e creato dalla Fed.

Presumo che la prima cosa che tutti abbiano subito notato dando un occhiata al grafico, sia quella linea alla fine di esso, che precipita in verticale verso gli abissi infernali. Essa indica chiaramente che il comparto bancario preso nel complesso è in mutande. In altri termini in cassa ha pochissimo “hard money”. L'unica cosa che lo mantiene in vita è la continua iniezione di cocai... emmhh di denaro garantito dalla Fed attraverso le varie facility. Qualche settimana fa il TAF è stato aumentato del 50% portando la cifra dell'asta a 75 miliardi ogni 2 settimane. Le richieste delle banche hanno raggiunto i 96 miliardi lasciandone diverse a secco.


Gli economisti non si preoccupano dicendo che non esiste un problema di liquidità. Hanno perfettamente ragione, il problema è una cronica insolvenza delle banche. In altri termini i famosi 1000 euro che si spostano da una banca all'altra sono evaporati, spariti in speculazioni o svalutazioni immobiliari. Normalmente la prima banca del suddetto esempio dovrebbe vendere alcuni asset o emettere nuove azioni per ragranellare del capitale (cosa che stanno facendo diverse banche). Se anche questo non bastasse la banca finirebbe col dichiarare fallimento. Nel caso odierno invece le banche possono rivolgersi alla Fed tramite il TAF e le altre facility e recuperare denaro dando in garanzia derivati ormai invendibili.


Questi sono però dei prestiti. Prima o poi vanno restituiti. Come possono farlo le banche? Semplice chiedendo ancora più soldi in prestito alla Fed tramite il TAF. Qualcuno si è chiesto come mai la quantità dei prestiti del TAF non hanno fatto che aumentare e cosa esattamente indichi quella linea diretta verso il centro della terra?


In sostanza chi sta pagando e mantenendo in vita le banche?


Per saperlo e sufficiente che vi mettiate davanti ad uno specchio.


Le banche centrali creano denaro spingendo un bottoncino su un terminale. Con quel denaro comprano dei buoni del tesoro che usano come riserva per le varie operazioni. A garanzia dei buoni ci sono i soldi e il lavoro dei cittadini del relativo stato.

Di fatto il rischio derivato dalle speculazioni e dalle perdite delle banche grava sulle nostre spalle. Niente di nuovo si potrebbe dire. E' normale che in certi casi le banche falliscano e vengano nazionalizzate o incorporate in altre banche più grandi e solventi.


Quella attuale è purtroppo una nazionalizzazione finta. Manteniamo le banche, ma non le controlliamo e non possiamo imporre loro sacrosante regole che impediscano il ripetersi di certi avvenimenti. Anzi quando negli ultimi tempi qualcuno si è azzardato a parlare di regolamentazioni più rigide è stato un levarsi di scudi da parte dei banchieri.Il grafico sopra oltretutto non riporta le perdite nascoste, quelle parcheggiate fuori bilancio e negli asset di livello 3. Si stima che il totale possa arrivare a un trilione di dollari. Denaro che dovranno garantire i contribuenti americani emettendo nuovo debito o pagando in inflazione (svalutando ancora di più il dollaro).


Ovviamente ciò può durare solo finché gli investitori esteri continueranno a credere che i BOT americani valgano quel che si racconta. Come ebbe a dire un economista il bene maggiormente sopravvalutato al mondo sono i buoni del tesoro americano, affermazione sulla quale mi trovo perfettamente daccordo.


lunedì 17 marzo 2008

Fin qui tutto bene...

....Diceva l'omino che si gettò da un grattacielo arrivato a metà del suo tragitto dal suolo, in una famosa storiella raccontata per strappare un sorriso e far riflettere sul funzionamento di un certo tipo di ragionamento umano. Peccato che i nostri cari economisti siano anni che si comportano come il protagonista di quella storia. Continuano a dire: “tutto bene”, “nessun problema”, “l'economia si riprenderà nella seconda metà dell'anno”.

Gli asini voleranno, l'oceano si aprirà in 2, Atlantide risorgerà e al governo andranno dei politici capaci e intelligenti, aggiungo io.

L'orso è definitivamente defunto. Qualche giorno fa si parlava ancora di un salvataggio della Bear Stearns operato dalla Fed tramite la JP Morgan. Il salvataggio si è direttamente trasformato in un'acquisizione, alla ridicola cifra di 2 dollari ad azione, deciso durante un meeting di emergenza indetto dalla Fed durante il week end. Il primo in quasi trent'anni. Giovedì ogni azione della Bear valeva 57 dollari e venerdì alla chiusura dopo il tracollo 30. Gli azionisti ovviamente ringraziano.

Tutta l'operazione viene poi finanziata direttamente dalla Fed che ha garantito un prestito di 30 miliardi alla JP Morgan, per la gioia dei contribuenti americani che son quelli che si troveranno in definitiva ad accollarsi il rischio di tutte queste operazioni.
Alla fine dei giochi, si è scoperto che il valore reale del bilancio della Bear Stearns era un decimo del suo presunto valore di mercato.

Wow! Sopresa!

Come se ciò non fosse vero per la maggior parte degli altri istituti. Già si scommette sul prossimo cadavere. La Lemhan è data in pole position, ma sarei molto curioso di conoscere l'esatta situazione di bilancio di giganti come la Citigroup.
Altra decisione presa durante la riunione della Fed è stato il taglio del tasso di interesse di un quarto di punto. Il mercato già scommetteva su un ¾ di punto nel prossimo incontro programmato. Il che porterebbe i tassi al 2,50. Tasso di interesse reale sempre più negativo.

Indovinate che faranno il prezzo del petrolio e dell'oro?

Tra un po' arriveremo a 120 dollari al barile e le previsioni della Goldman Sachs, di un possibile prezzo di 200 dollari in caso di qualche grosso problema internazionale, iniziano a sembrare conservative. L'oro invece viene trattato stabilmente sopra i 1000 dollari l'oncia (intorno ai 1030 mentre sto scrivendo) cifra che qualche anno fa veniva ritenuta impossibile da raggiungere.

Il dollaro scenderà sempre più nell'abisso. Solo qualche giorno fa Paulson, il ministro del tesoro americano, assicurava come sempre sul suo impegno a mantenere una moneta forte nell'interesse dell'intera nazione (ma del resto sono anni che ci prendono per il culo in questa maniera).
Come se tutto ciò non bastasse la Fed ha, nel tempo libero, creato una nuova facility.

Un'altra!!!

Chi segue questo blog avrà già sentito parlare delle altre 2 facility messe in piedi dalla Fed per salvare il sedere alle banche: il TAF e il TSLF.

PDCF (Primary Dealer Credit Facility) è la sigla che indica quest'ultima creatura. Traducendo direttamente dall'annuncio della fed, il PDCF fornirà fondi notturni ai primary dealears (si tratta di banche e di alcuni brokers dealers che hanno la facoltà di commerciare direttamente con la Fed) in cambio di tutta una serie di garanzie che comprendo securities di varia natura: da quelle basate sui mutui a quelle delle municipalizzare a quelle basate sui debiti delle aziende.

In altri termini come sempre la Fed fornirà soldi in cambio tutta la cartaccia invendibile, perché priva di mercato, ai vari malmessi istituti e ai brokers lasciati fuori dalle altre facility. Le prime due facility non sono servite a ripristinare la fiducia nel mercato e dubito che questa terza possa sortire effetti migliori.

Per chiudere questo post, non posso evitare di parlare della ciliegina su quella torta andata a male che è l'attuale situazione economica. Alan Greenspan in questo articolo sul financial times incolpa l'attuale sistema di valutazione del rischio e la bolla immobiliare per la situazione odierna.

Se esistesse una giustizia divina il cielo si apirerebbe in due e un fulmine colpirebbe Greenspan mentre questo viene inghiottito da uno squarcio nel terreno per poi trascorrere l'eternità a bruciare tra le fiamme dell'inferno.

Sembrerò eccessivo, ma qui si parla dell'uomo che è rimasto a guardare tutto quello che si stava sviluppando nei mercati applaudendo e incitanto ogni loro deleteria trasformazione: le varie deregolamentazioni degli istituti bancari, la bolla immobiliare, il reimpacchettamento e la rivendita dei debiti di gente insolvente, la trasformazione del sistema di valutazione del rischio alla cui base si trovano le menzognere agenzie di rating.

Risultato del suo far dei danni?

Stiamo rimandendo tutti in mutande, anche e sopratutto quelli che non hanno partecipato all'orgia speculativa. Non contento ora che si è ritirato nella sua dorata pensione, salta su e dice: "Mmmmh, si forse c'é qualcosa che non va nel sistema di funzionamento dei mercati. Qualcuno dovrebbe fare qualcosa".
Ci sarebbe quasi da ridere, se non fosse che Greenspan è tenuto tutt'ora in grande considerazione.

Le borse stamattina, sono tutte in segno pesantemente negativo, ciò indica che non si fidano particolarmente delle ultime trovate della banca centrale americana ed anche a quelli che fino a una settimana fa ripetevano: "Fin qui tutto bene" ormai iniziano a mancare le parole.