lunedì 23 febbraio 2009

Caos calmo

L'attenzione del mondo economico USA la scorsa settimana è stata monopolizzata da due avvenimenti di natura differente.

Il primo è stato lo sfogo in diretta televisiva di Rick Santelli sulla CNBC, che molti hanno già ribattezzato come: "lo sfogo dell'anno". Santelli dalla borsa di Chicago, si è lanciato in una serie di vivaci analisi sul piano preannunciato dall'amministrazione Obama, volto ad aiutare i mutuatari in difficoltà, mettendo in risalto come esso si riduca in definitiva, ad un prelievo forzoso di denaro dalle tasche di persone responsabili, che non si sono lanciate in arditi investimenti duranti gli anni della bolla immobiliare, per consegnarli nelle mani di individui che non si sono dimostrati altrettanto prudenti e giudiziosi.

Alla fine del suo sfogo Santelli, ha annunciato l'intenzione di organizzare un "tea party" a Chicago durante l'estate. Un incitamento esplicito alla ribellione contro il governo.

Quando un americano parla di "tea party", non si riferisce a una qualche sagra paesana con degustazione di té inclusa, ma al Boston Tea Party del 1773, durante il quale, come atto estremo di ribellione nei confronti della corona Inglese, la popolazione esasperata dette l'assalto alle navi della compagnie delle Indie, scaricando in mare il carico di té che trasportavano.

L'esplosione in diretta di Santelli ha fatto il giro di blog e social network, entrando con prepotenza anche nel circuito mediatico tradizionale. Tanto è stato l'eco che essa ha prodotto, da costringere addirittura il portavoce della casa bianca Robert Gibbs a controbattere a riguardo. Gibbs lo ha fatto, screditando Santelli: consigliandogli di bersi un buon decaffeinato e affermando come risultasse evidente, dalle frasi da esso pronunciate la sua ignoranza riguardo alla legge in questione.

In realtà Santelli ha perfettamente ragione. Anche se qualcuno può ritenere una misura indispensabile aiutare con denaro pubblico quelli che hanno sottoscritto mutui che non riescono più a pagare, la natura dell'operazione non cambia. Si tratta di una gigantesca redistribuzione di denaro prelevato a gente giudiziosa - che andrebbe invece ricompensata per la sua accortezza - e regalato a quelle cicale che hanno preferito rischiare, spesso mentendo sulla propria condizione finanziaria, per comperare case al di là della loro portata.

L'altro evento di una certa rilevanza è stata la vicenda che ha coinvolto Allen Stanford, un miliardario Texano appassionato di cricket accusato dalla SEC di aver organizzato un gigantesco schema di Ponzi da 8 miliardi di dollari. Stanford la scorsa settimana è letteralmente scomparso, costringendo gli ufficiali giudiziari a girare su e giù per il territorio Statunitense per riuscire a notificargli le accuse. Alla fine è stato beccato in Virginia, ma tutto si è risolto senza alcun arresto, fatto che ha lasciato perplessa diversa gente. Ad infittire il mistero, si è aggiunta una voce che attribuirebbe a Stanford contatti diretti con i signori della droga messicani e la scoperta che le autorità finanziarie tenessero sott'occhio da diverso tempo il miliardario Texano, ma che al momento di intervenire siano state bloccate da un altra agenzia governativa USA.

Dennis Kuchinich, parlamentare USA e candidato alle scorse primarie per i democratici, ha deciso di andare a fondo sulla vicenda, chiedendo esplicitamente alla SEC di rivelare il nome dell'agenzia che si sarebbe frapposta tra lei e Stanford. Tutta la vicenda sembra assumere sfumature cinematografiche: un miliardario, un gigantesco schema di Ponzi, signori della droga messicani, agenzie governative (CIA? FBI?) che agiscono con degli evidenti secondi fini. Non sarei sorpreso di leggere una mattina sui quotidiani che Stanford è stato trovato a penzolare da una corda, sotto il ponte dei frati neri.

Questi due avvenimenti, mediaticamente molto gustosi, hanno fatto passare in secondo piano il conflitto in atto tra Stati Uniti e Svizzera, che vede come oggetto del contendere l'UBS. Quest'ultima mercoledì scorso, aveva scelto di assecondare le richieste dell'IRS (l'agenzia delle entrate USA), richieste che prevedono il pagamento, da parte dell'UBS, di 780 milioni di dollari di multa e la consegna alle autorità competenti dei nomi di 250 clienti di nazionalità americana, accusati di aver utilizzato la banca elvetica per evadere le tasse. A mettere i bastoni tra le ruote a quest'accordo sono intervenute le autorità Svizzere, preoccupate per le ripercussioni che la violazione del segreto bancario potrebbe avere sulla principale industria del paese. L'UBS si trova ora in una terribile situazione. Può decidere di infrangere la legge USA rifiutandosi di consegnare i nomi richiesti all'IRS e rischiando così, il ritiro della licenza per operare sul territorio americano o può decidere di violare le leggi Svizzere accentandone le inevitabili ripercussioni.

I rappresentanti del colosso bancario sono arrivati a minacciare/supplicare le autorità americane dicendo: se insistete su questa linea saremo costretti a chiudere i battenti.

Nel frattempo il partito di maggioranza Svizzero, l'SVP ha già minacciato una serie di ritorsioni nei confronti degli USA, in caso rifiutino di bloccare la loro crociata anti evasori. Alcune delle proposte prevedono: il ritiro delle riserve auree depositate in america, il blocco di ogni fondo proveniente dagli USA, il rifiuto di rappresentare gli Stati Uniti in quelle nazioni in cui essi non hanno una sede diplomatica al contrario della Svizzera (come accade a volte).

Personalmente spero che la spunti l'IRS ed i nomi vengano resi pubblici. Del resto, la pretesa Svizzera di proteggere gli evas... pardon, i propri clienti, non si inquadra particolarmente bene neppure con le dichiarazioni uscite a Berlino, dalla riunione preparatoria del G20 ed in particolar modo con quelle del ministro delle finanze inglese Allister Darling:

Il ministro delle Finanze britannico Alistair Darling, ha attaccato il segreto bancario degli istituti svizzeri, sottolineando che non si può più tollerare l'evasione fiscale, in un intervento pubblicato oggi dall'edizione domenicale di The Observer.

Darling ha sottolineato che le autorità elvetiche dovrebbero riformare le leggi fiscali e bancarie del paese per allinearsi a quelle in vigore in Europa. "Penso sia importante che ci sia la trasparenza. Nessuno sa cosa accade. Non va bene, infatti la metà dei problemi derivano dal fatto che non si sa cosa succede", ha dichiarato il ministro, citato dal quotidiano.

"E' una delle cose che la Svizzera deve regolamentare. Se intende fare parte della comunità internazionale, dovrà essere aperta", ha proseguito. "Il segreto che premette alle persone di proteggere la loro fortuna senza pagare tasse come dovrebbero, non si può più tollerare", ha insistito Darling.


I Leader del G20 se la sono anche presa con gli Hedge Funds ed i paradisi fiscali affermando di avere allo studio delle proposte per la loro regolamentazione.

Sarebbe anche ora.

Sono curioso di vedere come la prenderanno gli inglesi, che han fatto della city di Londra il veicolo preferenziale di certe entità (come gli Hedge Funds), anche grazie ad una serie di paradisi fiscali che ricadono sotto il controllo della corona (Cayman ed Isole Vergini ad esempio).

Un argomento che a Berlino non è stato affrontato neppure superficialmente - se si esclude un generico appello a raddoppiare i fondi a disposizione dell'FMI - rimane la situazione dell'est Europa. Il governo della Lettonia è appena crollato come diretta conseguenza della precaria situazione finanziaria del paese. La moneta polacca ha dato qualche segno di ripresa dopo che la banca centrale del paese ha comunicato di essere intenzionata ad intervenire sul tasso di interesse (mercoledì probabilmente). La Goldman Sachs ha dichiarato di aver chiuso le posizioni ribassiste sulla moneta polacca e ceca, in un annuncio che tradotto suona come: "Ci aspettiamo che la situazione dell'est Europa continuerà a peggiorare, ma gli interventi attuali e futuri, scombineranno le carte in gioco. Dato che scommettere al ribasso non è più come sparare ad un cadavere, ce ne chiamiamo fuori".

Grande volatilità quindi, ma pochi vedono all'orizzonte una vera stabilizzazione del blocco est.

In tutto questo casino, la BCE sembra letteralmente non sapere che pesci prendere. Trinchet ha fatto capire in diverse maniere di non essere intenzionato ad agire ulteriormente sui tassi. Serie misure di "quantitative easing" allo stesso tempo, non sono facili da adottare in ambito Europeo. Come ha detto Yves Mersch, membro del consiglio della BCE alla fine di Gennaio, la banca centrale Europea potrebbe anche pensare di comperare bond dei singoli stati: "ma di quali esattamente?". Un altro membro del consiglio, George Provopoulos, il 16 Febbraio ha rivelato come nessuno all'interno della BCE avesse, a quella data, discusso della possibilità di acquistare i bond sul mercato secondario (quindi non direttamente dagli stati), cosa che secondo molti sarebbe nelle piene facoltà della banca centrale Europea.

Juergen Micheles, capo economista alla Citigroup di Londra ha riassunto bene la situazione alla BCE dicendo: "Il problema è che essi stessi non sanno esattamente cosa dovranno fare in futuro".

A quanto pare, oltre alle autorità politiche anche quelle economiche della UE non sanno bene come comportarsi. Al momento, del resto, gran parte dell'attenzione dei singoli stati rischia di venir pienamente assorbita dai problemi interni. La Germania ha da poco approvato una legge che consente la nazionalizzazione delle banche, il tutto in vista di una probabile nazionalizzazione della Hypo. In Inghilterra Gordon Brown starebbe per tentare il tutto per tutto secondo il Telegraph. Martedì il primo ministro Inglese dovrebbe annunciare l'istituzione di una "bad bank" da 500 miliardi di sterline che si faccia carico della spazzatura in pancia alle banche. Il futuro di Brown e del suo partito sono già compromessi. L'eventuale fallimento di questa ennesima scommessa rischierebbe di essere il colpo di grazia, consacrando la fine di entrambi e lasciando un unica via percorribile all'Inghilterra: la completa nazionalizzazione degli istituti bancari.

Nazionalizzazione che si rivelerebbe estremamente costosa. Alcuni analisti governativi hanno da poco riclassificato la RBS e la Lloyd come corporation pubbliche, facendo di fatto aumentare il debito pubblico del paese di 1,5 trilioni di sterline, portandolo di colpo, al non trascurabile livello del 150% rispetto al PIL. Verrebbe quasi voglia di aspettare i politici inglesi fuori dal parlamento e gridargli battendo la stecca: "chi è il PIGS adesso?". Facili rivalse a parte, risulta chiara la ragione dietro la quasi unanime repulsione che i politici, specialmente quelli anglosassoni, nutrono nei confronti del termine nazionalizzazione mentre ogni economista degno di nota la invoca a gran voce (Krugman, Roubini, Stiglitz, Wolf, Rogoff ecc).

Chi mai, vorrebbe trovarsi costretto a spiegare un improvviso raddoppio del debito pubblico alla popolazione.

Un altro signore che parla esplicitamente di nazionalizzazione è Paul Volcker. Consigliere economico di Obama, Volcker a cui ha fatto eco Soros, ha ventilato la scorsa settimana la possibilità che la crisi attuale si riveli peggiore della Grande Depressione. Una delle misure che Volcker vorrebbe imporre, prevede la separazione delle banche a seconda delle funzioni. In altri termini secondo Volcker, le banche dovrebbero fare le banche: prestare denaro alle aziende, erogare muti, ecc, invece di lanciarsi in speculazioni con misteriosi strumenti finanziari. Se ne avessero nonostante tutto l'intenzione dovrebbero obbligatoriamente spezzarsi in due istituti distinti: uno che faccia la banca commerciale ed un altro in grado di speculare liberamente senza poter contare su un eventuale supporto governativo in caso di problemi. In sostanza Volker invocherebbe la re-istituzione del Glass Steagall act, una legge degli anni 30 che prevedeva misure simili e che fu abolita verso la fine degli anni 90 da un tale Larry Summers (capo del National Economic Council e padrino di Geithner l'attuale ministro del tesoro).

Purtroppo le idee di Volcker risultano essere in minoranza all'interno dell'amministrazione Obama. Geithner e Summers la fanno da padroni e per non smentire il loro passato di banchieri e lobbisti, stanno facendo di tutto per salvare i loro vecchi amichetti e marginalizzare Volcker. Chris Dodd, senatore USA e capo del comitato del senato su banche, edilizia e questioni urbane ha dichiarato qualche giorno fa che la nazionalizzazione di alcune banche potrebbe essere inevitabile per un breve periodo. Il governo USA è dovuto subito correre ai ripari smentendo indirettamente Dodd e affermando che: "mantenere le banche private sia la corretta via da seguire".

A questo proposito vi consiglio di leggere un interessante post di Yves Smith, la quale alla fine di un lungo ragionamento arriva a concludere: la nazionalizzazione delle banche è il minore dei mali. Operazioni come quella della "bad bank" di Gordon Brown sono molto costose, non fanno chiarezza sui bilanci degli istituti e garantisco poco controllo sull'utilizzo che il sistema bancario farà del denaro ricevuto. Anche se in seguito ad una nazionalizzazione, gli stati vedrebbero temporaneamente schizzare alle stelle il proprio debito, tramite essa, si potrebbero ripulire i bilanci velocemente, gettare luce sulla condizione delle varie banche ed avere la garanzia che il denaro pubblico non finisca completamente risucchiato dai quei giganteschi buchi neri che alcune di esse sono diventate .

Rapidità di azione e chiarezza è quello di cui il mercato avrebbe bisogno.

Invece continuiamo a mantenere in vita degli zombie senza intervenire con decisione sul problema. Un ottimo esempio è la Citi. A quanto pare il moribondo colosso, sta discutendo con i politici, riguardo la possibilità che il governo, in un disperato tentativo di ricapitalizzare l'istituto, arrivi a farsi carico del 40% delle sue quote azionarie. Il tutto dovrebbe avvenire attraverso la conversione delle azioni privilegiate in azioni normali, in concomitanza con un aumento di capitale da parte di Citi, attraverso un offerta pubblica di azioni, fermo restando una quota pari al 40% in mano del governo. Si tratterebbe quindi di una semi nazionalizzazione, un ennesima farsa che spero verrà rigettata da Obama.

Che le nazionalizzassero una volta per tutte e la facessero finita.

Mentre i politici tentennano incerti sul da farsi, l'economia non sta certo ferma ad aspettarli.

Mario Draghi ha lanciato un suo personale avvertimento:

Le ripercussioni sull'occupazione non si sono ancora pienamente manifestate; gli indicatori disponibili per i mesi più recenti prefigureranno un netto deterioramento". "La caduta della domanda può colpire con particolare intensità le fasce deboli e meno protette, i lavoratori precari, i giovani, le famiglie a basso reddito".

Sull'allarme del numero uno di Bankitalia arriva a distanza la replica di Tremonti. Che in una conferenza all'Aspen dice che "il governo ha da tempo gestito nei termini che poteva e doveva problema: pochi giorni fa abbiamo siglato con le Regioni un importante accordo sugli ammortizzatori sociali, siamo convinti di aver visto per tempo i fenomeni e di averli gestiti nel modo migliore".

Anche Draghi se ne è accorto finalmente. Come dicevo nelle previsioni di inizio anno, a settembre ed ottobre cominceremo a renderci conto veramente di quanto sia pesante la crisi. Tremonti dal canto suo ostenta sicurezza, forte anche dell'approvazione da parte della commissione Europea dei suoi "Tremonti bond". Si tratta di 10 miliardi di euro che lo stato è disposto a concedere alle banche italiane, ricevendone in cambio dei bond il cui rendimento varierebbe a secondo della durata di questi ultimi. Gli indiziati principali allo sfruttamento di questa opzione sono ovviamente Unicredit ed Intesa. Specialmente la prima, vista l'alta esposizione che vanta nei confronti dei paesi dell'est Europa. Interrogato a riguardo, Alessandro Profumo il capo dell'Unicredit, ha detto:

I 'Tremonti bond' "sono un'opportunità". Ad affermarlo, all'indomani del via libera della Commissione Europea, è l'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo. "Per il governo è un bell'investimento. Per noi - ha commentato Profumo, a margine del Forex - sono un'assicurazione. Non vanno però visti come un'attività 'salvabanche' ma servono a dare capitali per far crescere gli impieghi".

Alla domanda se Unicredit intenda utilizzare questi strumenti, Profumo ha replicato: "Dobbiamo guardare alla composizione del nostro gruppo. Abbiamo una parte significativa dei rischi di gruppo su Bank Austria. Dobbiamo valutare l'intervento dell'Austria e poi dove c'è un rischio percepito...".

Tanti giri di parole, ma salvo miracoli, l'Unicredit finirà col ricorrere a questi bond.

Tornando infine agli Stati Uniti, Hilary Clinton, nuovo ministro degli esteri ha effettuato la scorsa settimana la sua prima visita di stato, scegliendo come meta la Cina. Dopo una lunga chiacchierata con i politici del paese, interrogata da un giornalista riguardo all'acquisto da parte del paese asiatico dei buoni del tesoro americani, la Clinton è arrivata quasi a supplicare i Cinesi di continuare a farne incetta. I politici del paese avevano già detto pubblicamente di non aver intenzione di modificare la propria politica a riguardo, ma è proprio essa ad essere diventata un problema per gli USA. La Cina negli ultimi tempi sembra avere un solo obiettivo per quel che riguarda i suoi investimenti in pezzi di carta: la sicurezza. Il paese asiatico ha progressivamente snobbato tutti i prodotti percepiti come rischiosi, per concentrarsi sul debito a breve scadenza degli Stati Uniti. A farne le spese è stato il debito USA a lungo termine e le securities delle due GSEs: Fannie Mae e Freddie Mac. Queste ultime in particolare soffrirebbero per una fuga di massa degli investitori.

Come ha detto Hideo Shimomura, capo degli investimenti a Tokyo per la Mitsubishi UFJ Asset Management Co, il rischio che si correrebbe investendo nelle GSEs, sarebbe troppo grande senza un esplicita garanzia del governo americano. In sostanza il mercato, a partire dalla Cina, sta premendo per una nazionalizzazione chiara delle GSEs. Non si fiderebbe più delle mezze misure. Vedremo come reagiranno gli USA. Nel caso si verificasse formalmente (informalmente lo sono già) la nazionalizzazione di Fannie e Freddie, si tratterebbe del più grande evento di questo genere mai verificatosi dal dopoguerra in avanti (per quel che ne so almeno).

Per il momento quindi, la Cina resterebbe intenzionata a sostenere il debito pubblico USA e del resto come ebbe a dire un economista cinese ad un conferenza negli Stati Uniti: vi odiamo, ma non abbiamo altra scelta. Il cambio nella composizione degli acquisti però, evidenzia una netta mancanza di fiducia da parte cinese sul futuro dell'economia americana.

Oltre ad evitare prodotti rischiosi, la Cina sta anche cercando di garantirsi una fornitura costante di materie prime per il prossimo futuro. La Chinalco, il colosso dell'alluminio Cinese, ha acquistato l'australiana Rio Tinto, terza compagnia mineraria mondiale e sembra che la China Investment Corporation e la China Shenhua Energy vogliano fare la stesso con un altra azienda mineraria del paese, la Fortescue Metals. Questa aggressività nelle acquisizioni ha suscitato diverse proteste tra la popolazione australiana, ma di fronte al crollo della domanda mondiale di materie prime, le aziende in questione, sembrano avere poche opzioni a disposizione oltre quella di vendersi al maggiore offerente.

Il colpo grosso però, il paese orientale lo ha fatto sottoscrivendo con la Russia un accordo da 25 miliardi di dollari in cambio di una costante fornitura di petrolio. Un matrimonio quasi inevitabile per ragioni economiche e di vicinanza geografica. Come ha scritto il financial times: "La Cina ha quello che la Russia vuole: masse di dollari. La Russia ha quello che la Cina vuole: l'energia". Un accordo simile per 10 miliardi di dollari è stato sottoscritto anche con la brasiliana Petrobras.

In definitiva, i cinesi stanno facendo shopping a basso costo in giro per il pianeta, mentre gli Usa sono impegnati a regalare denaro a quegli zombie dei propri istituti, supplicando contemporaneamente - tramite un politico che porta lo stesso cognome di un tizio che con la Cina faceva la voce grossa - il paese orientale perché continui ad acquistare buoni del tesoro statunitensi.

"Karma is a bitch!" direbbero in inglese.

Non che la Cina stia bene, per carità. Tutt'altro, ma i cinesi almeno hanno a disposizione del denaro vero e lo stanno usando con un minimo di giudizio.

Intanto negli ultimi giorni, alcuni analisti sembrano aver tratto conforto dal fatto che l'est Europa non sia ancora collassato e dal dato positivo sull'inflazione americana - +0,4% nell'ultimo mese - che di positivo non ha nulla in realtà (i dati sulle materie prime e sui semilavorati indicano deflazione. In sostanza le aziende stanno aumentando il prezzo finale dei prodotti nel tentativo di incrementare i propri margini, l'esatto contrario di quel che succedeva la scorsa estate mentre l'inflazione galoppava), come se ritenessero che l'assenza di un significativo collasso sia la dimostrazione della resistenza del sistema economico e dell'efficacia di certi interventi governativi.

A me sembra invece, che le cose si stiano muovendo e molto più rapidamente di quanto non appaia a prima vista. Gli eventi delle ultime settimane assomigliano a tante "piccole" scosse telluriche e dubito siano di assestamento. L'impressione è di un grande caos. Calmo in superficie, perché privo di un evento traumatico in grado di catalizzarlo, ma che sotto sotto cova qualcosa di poco simpatico. In mezzo ad esso si muovono politici ed economisti che sembrano non comprendere, quanto questa apparente calma possa essere ingannevole e fuorviante.

Si danno appuntamento per decidere il da farsi con comodo, ad Aprile durante il G20, con il rischio che finisca come l'ultimo G20 che venne ribattezzato: "la riunione che stabilì un'altra riunione". Quando agiscono invece, adottano delle misure che non posso che definire insufficienti, come la "bad bank" di Gordon Brown.

Mi auguro seriamente che questo caos sia molto più calmo di quel che penso e che tutto il tempo che sembrano perdere i suddetti politici porti loro consiglio.

In caso contrario...beh, meglio non pensarci.

4 commenti:

mensa andrea ha detto...

cacchio !!
scritto stupendo nella forma, terribile nella sostanza.
diciamo che abbiamo organizzato un party nel cratere di un vulcano che sta cominciando a far uscire spifferi di fumo!!!
la cosa più incredibile, benchè perfettamente in linea con i criteri di questo sistema, è la dimostrazione che i governanti del pianeta facciano finta di non aver ancora capito la situazione.
e dico "facciano finta" perchè sono convinto che lo sanno benissimo, sia qual è l'origine che quale sarebbe la cura, ma che non vogliano ammetterlo per non dover anche ammettere di aver tenuto in piedi un "sistema" destinato al crollo.
preferiscono far la parte degli incapaci, dei cretini, degli incompetenti, piuttosto che dei mentitori spudorati.
grazie comunque per questa stupenda carrellata sui mali odierni.

Marcopie ha detto...

Stamattina mi sono letto i due post sul "Quantitative easing", mi è tornato in mente Douglas Adams.
Nel "Ristorante al termine dell'Universo" i naufraghi interstellari che daranno poi vita all'umanità sulla Terra sentono il bisogno di qualcosa da usare come denaro, e decidono di usare le foglie degli alberi... ne accatastano a mucchi nelle loro capanne, quindi decidono di bruciare le foreste per impedire l'inflazione.

Quando lo lessi, anni fa, mi fece molto ridere, pensavo fosse un esempio di comportamento paradossale. Adesso mi fa ridere meno, perché mi rendo conto che l'economia funziona esattamente così.
:-(

quarterback ha detto...

concordo pienamente con quanto osservato sullo sfogo di santelli.barak obama è il pubblicitario di una lobbie che dietro la faccia radical chic porta avanti politiche sostanzialmente fasciste.
quanto alla querelle usa svizzera e alla questione dei paradisi fiscali.questo è un blog dove leggo cose estremamente intelligenti .l' evasione fiscale si combatte dentro i paesi di origine dei redditi.curiosamente le stesse menti che si scandalizzano quando gli usa invadono gli altri paesi per esportarvi la democrazia sono accaniti fautori del diritto ad invadere le legislazioni altrui per esportarvi la propria compliancy fiscale.in altri termini: se la si sospetta che la propia consorte sia una libertina si cominci a controllare a che ora rientra a casa di notte prima di proporre la castrazione chimica dell' intera popolazione maschile.
per gli addetti ai lavori. chi pensa che i soldi arrivino nelle banche svizzere in sacchi della spazzatura o è un fesso o è in malafede. ormai si muove tutto per canale bancario. quindi sono le banche domestiche che in violazione di qualsiasi disposizione sul monitoraggio trasferiscono i denari in quelle svizzere. i controlli si fanno li. le filiali della calabria hanno fatto l' anno scorso in tutto 24 segnalazioni all' uic di operazioni sospette.in calabria.
la guerra alla svizzera è una guerra per i soldi. in pieno deleveraging vogliono riavere nelle loro banche fallite i soldi depositati presso la concorrenza.

pedro99 ha detto...

Complimenti, in un solo posto hai sintetizzato tutti i principali avvenimenti di questi ultimi giorni.
Sono sgomento! I politici si danno appuntamento ad aprile per decidere!?
E' pazzesco, un incendio divampa e loro rimandano lo spegnimento ad aprile, e se andrà bene dovremo spegnere un'area cinque volte più vasta e se andrà male.......